Oltre a racconti apparsi su diverse antologie, ha pubblicato L’oro di Antheia (2024), un’opera scritta a più mani con Alice Gatti e Tiziana Gillino, e Acqua e Racconti oltre il velo (2025), una raccolta di racconti realizzata in collaborazione con l’illustratrice Barbara Aimi.
Incontriamo Tamara Barbarossa, autrice sarda che intreccia narrativa, mito, natura e spiritualità in un universo letterario ricco di simboli e suggestioni.
Scrivere a più mani
Molti dei suoi libri sono nati da collaborazioni con altre autrici e artiste.
Cosa significa per lei scrivere a più mani?
È un dialogo creativo o una sfida?
Posso dire che tutto ha avuto inizio sui social, poco prima della pandemia. Sentivo il bisogno di abitare quello spazio in modo diverso, meno superficiale e meno centrato sull’esposizione personale. Mi interessava utilizzarlo come un luogo di incontro e di scambio, capace di generare opportunità culturali e relazioni autentiche.
Nuove conoscenze
Così ho iniziato a conoscere donne che condividevano la mia stessa visione. Pur avendo percorsi e competenze differenti, eravamo accomunate dall’interesse per la natura, il simbolismo e la ricerca interiore. È nata spontaneamente una rete fatta di confronto, ispirazione reciproca e fiducia.
@unfioreladomenica
Da quell’esperienza è nata anche la pagina Instagram @unfioreladomenica, uno spazio in cui queste collaborazioni potevano intrecciarsi e trovare voce. Con alcune di loro il dialogo è diventato sempre più profondo, fino a trasformarsi in progetti concreti come L’oro di Antheia, Acqua – Racconti oltre il velo e La Ruota di Madre Terra. Sono esperienze che ci hanno permesso di aprire strade nuove, sia dal punto di vista creativo sia umano, aiutandoci a riconoscere talenti che, probabilmente, da sole avremmo scoperto molto più lentamente. Per questo non considero la scrittura a più mani una sfida, ma un dialogo. Certo, richiede ascolto, disponibilità a rimettere in discussione le proprie idee e il coraggio di lasciare spazio anche allo sguardo dell’altra. Ma quando esiste una visione condivisa, la collaborazione non limita la voce di ciascuno. Al contrario, la amplia. E credo che, in fondo, ogni storia nasca proprio da questo: dall’incontro tra sensibilità diverse che, per un tratto di strada, scelgono di camminare nella stessa direzione.
Nei suoi libri convivono favola, mito, spiritualità e rispetto per la natura.
Qual è il filo invisibile che lega tutte le sue opere?
Credo che questo filo invisibile sia il legame con la terra dove sono nata e cresciuta. La Sardegna è stata la culla che mi ha permesso di esplorare e nutrirmi di questi temi in modo del tutto naturale. Mito, natura, spiritualità e memoria non erano mondi separati, ma una lingua comune che attraversava le tradizioni, i racconti e il modo stesso di abitare l’Isola e di custodire ciò che le persone considerano prezioso.
Favola, mito, spiritualità
Sardegna: terra di cultura
Quando si cresce immersi in una cultura così ricca, spesso non ci si rende conto fino in fondo di quanto abbia plasmato il proprio sguardo. È stato solo trasferendomi a Palermo, per motivi personali, che ho compreso quanto quella terra fosse diventata parte del mio modo di osservare il mondo. La scrittura è stata il mezzo più naturale per mantenere viva la mia identità sarda, portarla con me e, in qualche modo, condividerla con gli altri.
Il filo comune che lega i lavori di Tamara Barbarossa
Favole, miti e natura sono i linguaggi attraverso cui scelgo di raccontare l’essere umano. Mi affascina ciò che accade dentro di noi quando attraversiamo una perdita, un cambiamento o una rinascita. Il mito e la fiaba continuano a parlarci perché custodiscono esperienze universali, mentre la natura ci ricorda che ogni trasformazione ha i suoi tempi e che ogni fine contiene già un nuovo inizio.
La natura, protagonista
Per questo, nei miei libri, il mondo naturale non è mai soltanto uno sfondo e il simbolo non è un semplice elemento narrativo. Sono strumenti che mi permettono di osservare la realtà da una prospettiva diversa e di ricucire legami che spesso dimentichiamo di avere. In fondo, tutte le mie opere parlano dello stesso desiderio: ricordare che non siamo separati dalla terra che abitiamo, dalla memoria di chi ci ha preceduti e dalle storie che, da secoli, continuano a raccontarci chi siamo.
Immaginazione e ricerca
Quanto spazio hanno l’immaginazione e quanto lo studio delle tradizioni, dei simboli e della mitologia nei lavori di Tamara Barbarossa?
L’immaginazione è la mia compagna da sempre. Mi piace dire che vivo su più livelli, su più mondi. C’è quello materiale, fatto della quotidianità, del lavoro e delle relazioni. E poi ce n’è un altro, invisibile, dove prendono forma idee, personaggi, paesi e storie che, a volte, mi accompagnano per anni prima di trovare il loro posto tra le pagine di un libro.
La Sardegna e la natura
Ma questo mondo non nasce dal nulla. Per me l’immaginazione e lo studio non sono mai stati in contrapposizione. Crescere in Sardegna mi ha permesso di entrare molto presto in contatto con le tradizioni popolari, mentre negli anni ho approfondito il simbolismo, la mitologia e il folklore attraverso lo studio e la ricerca. Tutto questo ha dato una struttura a ciò che immaginavo, aiutandomi a riconoscere connessioni che prima percepivo soltanto in modo intuitivo.
La natura, materia narrativa
Quando scrivo, però, non mi interessa riportare fedelmente un mito o una leggenda. Mi interessa capire cosa possano ancora raccontare all’essere umano di oggi. A quel punto la ricerca smette di essere un insieme di informazioni e diventa materia narrativa.
Due mondi che comunicano
Credo che i due mondi si parlino continuamente. L’immaginazione dà vita allo studio, lo studio restituisce profondità all’immaginazione. È da questo dialogo costante che nascono le mie storie.
La spiritualità in Tamara Barbarossa
Nelle risposte precedenti ha accennato al forte legame con la Sardegna.
Crede che proprio da quella terra antica e ricca di leggende nasca la sua sensibilità verso la spiritualità?
Ne sono convinta, e credo che si intuisca anche dalle risposte precedenti. La Sardegna ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione, non perché mi abbia insegnato la spiritualità, ma perché mi ha trasmesso un modo di guardare il mondo. È un’eredità culturale che si respira fin da piccoli e che passa attraverso i racconti, le tradizioni, il rapporto con la natura e il rispetto per la memoria.
Il trasferimento in Sicilia
Me ne sono resa conto soprattutto dopo il trasferimento a Palermo. Lontana dall’isola, ho iniziato a incontrare molti altri sardi, anche di seconda generazione, sparsi in diverse parti d’Italia. Ogni volta mi sorprende la facilità con cui ci comprendiamo. Non parlo del dialetto, ma di una lingua più profonda, fatta di sensibilità e di uno sguardo comune sulla realtà.
Protagonista del territorio
Credo che molti di noi condividano il desiderio di andare oltre la superficie delle cose, di conoscere la storia dei luoghi che abitano, di sentirsi parte del paesaggio anziché semplici spettatori. È una forma di appartenenza che non nasce dal possesso, ma dalla relazione.
Legame con la terra
Per questo, quando parlo di spiritualità, non mi riferisco a un insieme di credenze. Penso piuttosto alla capacità di riconoscere il legame che ci unisce alla terra, alla memoria e alle persone che ci hanno preceduti. La Sardegna mi ha donato questo sguardo e, ancora oggi, continua a essere il luogo da cui parto ogni volta che provo a raccontare il mondo.
Progetti in cantiere
Ha altri progetti in cantiere?
Ho sempre qualche collaborazione o qualche progetto in cantiere. Fatico a immaginare la mia vita senza una storia da scrivere, una ricerca da approfondire o un nuovo percorso da costruire insieme ad altre persone.
Posso anticipare con piacere di aver firmato due contratti editoriali con la casa editrice L’Albero. Si tratta di due progetti molto diversi tra loro, che vedranno la luce tra la primavera del 2027 e l’inverno del 2028 e che rappresentano un’ulteriore tappa del mio percorso di ricerca e di scrittura.
La scrittura introspettiva di Tamara Barbarossa
Accanto ai libri, porto avanti corsi di scrittura introspettiva, gruppi di lettura e percorsi dedicati al folklore, al mito e alla natura all’interno della mia community Sos Ammentos. Mi piace che la scrittura possa uscire dalle pagine e trasformarsi in un’esperienza condivisa, capace di creare incontri, domande e nuove prospettive.
La narrativa
Nel frattempo continuo a scrivere narrativa. Ci sono storie che mi accompagnano da molti anni e che attendono il momento giusto per essere raccontate. Ho imparato che ogni libro ha il suo tempo, proprio come accade in natura: ci sono semi che germogliano in una stagione e altri che rimangono nel terreno più a lungo, finché arriva il momento in cui sono pronti a vedere la luce.
Chi desidera seguire questi progetti o entrare a far parte della community può contattarmi attraverso la mia pagina Instagram @tamara_barbarossa.
In Sicilia per amore
Di Tamara Barbarossa, sappiamo che per amore si è trasferita a Palermo, mentre per motivi di salute ha dovuto lasciare il suo lavoro di infermiera: due profondi cambiamenti nella sua vita.
Tra l’autrice e la nostra redazione sta nascendo un rapporto di collaborazione; ci racconterà la sua esperienza in prima persona.









