Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Normativa sulla Parità di genere: siamo realmente alla pari?

Con il primo rinnovo dei consigli comunali dello scorso Maggio, si è andati alle urne con l’ultima normativa sulla Parità di genere, approvata all’Ars. Cosa è cambiato con la recente normativa? Ne parliamo con Roberta Schillaci, capogruppo del Movimento 5 Stelle all'Ars, segretario della commissione Antimafia e componente della commissione Cultura, Formazione e Lavoro

di Patrizia Romano

Dopo un iter travagliato, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la riforma degli enti locali. 
Tra le norme più rilevanti, l’approvazione all’Ars della riforma degli Enti Locali che impone l’obbligo ai Comuni con più di tremila abitanti, la presenza in Giunta di almeno il 40% di assessori donna. Obbligo, che scatterà dal primo rinnovo dei consigli comunali.

Comuni minori

La giurisprudenza conferma che la parità di genere è obbligatoria anche per i comuni con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti.
L’inosservanza può portare all’esclusione degli eletti.
Le linee guida per la parità di genere sono state aggiornate

Situazione attuale in Sicilia

In poche parole, la tendenza recente è quella di rendere la norma del 40% obbligatoria e applicabile anche alle realtà locali più piccole.
Una particolare accelerazione normativa per adeguare le giunte locali è stata data in Sicilia. 

Ultima normativa sulla Parità di genere tra passato e presente

Sino a ora si è registrato solo il 20 per cento di presenze femminili in Giunta.
Per non parlare delle profonde spaccature tra chi pretendeva l’abbassamento al 20, chi, invece, al 10. E, magari, chi, addirittura, volesse che le donne sparissero dalla faccia della terra.
Oggi, finalmente, la norma che vuole almeno il 40 per cento delle presenze femminili presso le Giunte comunali è approdata all’Ars.
Questo risultato, dopo anni di lotte partitiche estenuanti.
Come intendono procedere le donne siciliane per rendere concreta la norma?

Roberta Schillaci

Ne parliamo con Roberta Schillaci, capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, segretario della commissione Antimafia, componente della commissione Cultura, Formazione e Lavoro e presidente della commissione Biblioteca.

Tempistica prevista

Il debutto della norma è avvenuto con le amministrative di Primavera, previste per Maggio, in cui la norma sarà obbligo effettivo.
Vi sentite pronte?

Certamente, siamo pronte. Per quanto mi riguarda e per la forza politica che rappresento, il Movimento 5 Stelle, non si tratta di una novità “organizzativa” ma di un qualcosa di perfettamente normale. I nostri regolamenti interni prevedono da sempre l’alternanza di genere. Non abbiamo mai avuto bisogno di “quote rosa” per valorizzare le competenze femminili. Quello che “bolle in pentola” è un lavoro costante sui territori per garantire che questa norma diventi l’occasione per portare finalmente nelle giunte quella visione e sensibilità politica che solo le donne sanno offrire. Siamo già al lavoro per supportare tutte le nostre candidate.

Progetti

Cosa farete prima di tutto e quali sono i progetti più imminenti che intendete realizzare?
La priorità assoluta adesso è la vigilanza sull’applicazione della norma da parte dei consigli comunali. Monitoreremo che ogni Comune interessato recepisca correttamente la soglia del 40%.

Attesa  

Perché, dopo anni di attesa, aspettare ancora? Perché non applicarla subito?
Per quanto riguarda l’attesa, condivido il rammarico, è un paradosso tipicamente siciliano. Abbiamo approvato una norma definita “epocale” ma che è la normalità nel resto d’Italia. Il fatto che con le amministrative di primavera diventi un obbligo effettivo ci impone di guardare avanti e di trasformare questa “attesa” nell’ultima stagione di una politica siciliana dove le donne sono protagoniste.

Il 40 per cento non è parità assoluta

Sembrerà una domanda azzardata, dopo anni di lotta per ottenere questo risultato. Ma il 40 per cento non è esattamente la metà. Perché il 40 per cento deve rappresentare il massimo e, per giunta, dobbiamo dire grazie?
Onestamente, prevedere nel 2026 una soglia del 40% è anacronistico. Riceviamo questo risultato come il “minimo sindacale” per adeguarci al resto d’Italia, ma non credo si debba dire “grazie” per ciò che dovrebbe essere la normalità democratica. La vera parità si realizzerà solo quando le donne che sono in percentuale maggiore rispetto agli uomini decideranno di farsi guidare e governare dalle donne. Mando un messaggio dicendo:”Abbiate fiducia delle donne, votandole”!

La vera parità di genere è il 50 per cento

A proposito di parità veramente equa, c’è chi vuole presentare un emendamento per ottenere il 50 per cento.
Pensa sia un azzardo troppo grosso?
Ce ne parla meglio?

Non è affatto un azzardo. Anzi, è la direzione che ho intrapreso personalmente, presentando un emendamento, a mia prima firma, che puntava proprio al 50%. Come Movimento 5 Stelle abbiamo dimostrato con i fatti che la parità perfetta è possibile. Ricordo con orgoglio che già nel 2013 portammo in Parlamento 62 donne (37 alla Camera e 25 al Senato) e che nella mia prima legislatura all’ARS, la metà delle donne elette proveniva proprio dal nostro Movimento. Puntare al 50% significa avere il coraggio di essere davvero pionieri di buone pratiche, superando la logica delle “riserve” per abbracciare quella della piena ed equa rappresentanza.

Cosa pensano le donne del Nord sulla normativa siciliana

Quello che per noi (in Sicilia) rappresenta un traguardo eccezionale, per il resto d’Italia è sempre stata la norma. Cosa pensano di questa ridicola e retrograda situazione siciliana le donne (politiche e non) del Nord?
C’è sicuramente un senso di incredulità. Mentre altrove si discute di come rendere le istituzioni ancora più inclusive, noi abbiamo impiegato anni e un iter travagliatissimo lungo 2 anni solo per allinearci allo standard nazionale.

Parità di genere solo per i Comuni superiori ai 3 mila abitanti

Perché la norma deve riguardare soltanto i Comuni superiori ai 3 mila abitanti?
Sicuramente escludere l’obbligo della parità sotto i 3 mila abitanti è un’occasione persa per modernizzare capillarmente tutto il nostro tessuto sociale ma è pur vero che in comuni così piccoli non è sempre facile trovare le competenze. Ciò non esclude comunque che possano esserci giunte composte, idealmente, anche da sole donne.

Bipartisan


In politica, bipartisan indica un accordo raggiunto congiuntamente dai partiti di maggioranza e da quelli di opposizione. Ma l’accordo ha riguardato soltanto le donne o ha superato il limite di genere?

È stato un accordo nato in primis dalla spinta trasversale delle parlamentari di ogni schieramento, ma il risultato ottenuto è un successo che va oltre il genere. Ci sono stati anche tanti colleghi, non tutti, che ci hanno supportate trasversalmente nella battaglia. Parliamo di una sfida di democrazia che riguarda l’intera società e se la politica non capisce questo, rimarrà sempre un passo indietro rispetto alla realtà.

Stipendi più bassi per le donne

La norma introduce pure l’aumento dello stipendio alle donne. Significa che le donne in politica, sino a ora, hanno sempre guadagnato meno? 
La norma non prevede quanto sopra citato

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