Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Disturbi alimentari tra gli adolescenti: più colpite, le ragazze

I disturbi alimentari tra gli adolescenti sono spesso il frutto di un’educazione che trae origine dalla famiglia e ha il suo seguito nella scuola e in tutti i luoghi di aggregazione giovanile. Il dato più scottante è che a esserne più colpite sono le adolescenti, rispetto ai coetanei maschi. Perché?

di CNDDU

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione della comunità scolastica, delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione ai disturbi alimentari tra gli adolescenti.
Questa riflessione rappresenta un’occasione significativa per promuovere una consapevolezza più profonda su una realtà che coinvolge sempre più frequentemente adolescenti e giovani adulti. Una realtà, che interpella non soltanto il sistema sanitario, ma l’intera società civile e, in modo particolare, il mondo dell’educazione.

Non soltanto una lettura clinica


I disturbi del comportamento alimentare non possono essere letti esclusivamente attraverso una prospettiva clinica. Essi riflettono dinamiche culturali, sociali e simboliche che attraversano la contemporaneità e che incidono profondamente sui processi di costruzione dell’identità individuale.

Che ruolo assume il corpo nell’immaginario adolescenziale

Il corpo, nella società iperconnessa, è diventato un luogo di rappresentazione pubblica costantemente esposto allo sguardo altrui.
L’ecosistema digitale amplifica modelli estetici uniformanti e spesso irrealistici, generando nei giovani un confronto continuo con standard difficilmente raggiungibili. In questo scenario, l’immagine del corpo rischia di trasformarsi in un indicatore di valore sociale, alimentando sentimenti di inadeguatezza, fragilità emotiva e conflitto identitario.

Disturbi alimentari adolescenziali tra le ragazze sono più diffusi


Un particolare che non possiamo sottovalutare è che i disturbi alimentari adolescenziali sono più diffusi tra le ragazze. Perché più fragili rispetto ai coetanei maschi? Oppure, perché più legate a modelli stereotipati che assimilano la bellezza del corpo alle donne?
In realtà, forse, un tempo era così. Oggi è da escludere qualsiasi motivazione di questo genere.
L’elemento più agghiacciante è che il fenomeno spinge di più verso dati femminili. I disturbi alimentari (DCA) sono in forte aumento tra le adolescenti.
Il fatto che siano colpite dipiù le ragazze è diventato  un’emergenza sanitaria
Ciò è il primo dato di fatto, rappresentando un’emergenza sanitaria. Colpiscono l’8-10% delle ragazze tra i 15 e i 25 anni, con una prevalenza fino a 10 volte superiore rispetto ai ragazzi. L’esordio è sempre più precoce, con molti casi segnalati tra gli 11 e i 15 anni.
Insomma, anoressia e bulimia sono più frequenti tra le giovani donne, coinvolgendo in particolare la fascia 12-17 anni.

Tra le cause, maggiore riduzione di serotonina nelle donne


Senz’altro, incidono fattori culturali e sociali, ma anche quelli biologici. Fattori, che possono spiegare la prevalenza di questo disturbo nelle donne. Infatti, la riduzione di serotonina (che regola l’umore, l’ansia, il senso di fame, ecc.) a seguito di una restrizione calorica è molto più comune nei soggetti di sesso femminile.

Quanto interviene la scuola

La scuola, in quanto presidio culturale e spazio di formazione della coscienza civile, è chiamata oggi a svolgere una funzione educativa ancora più ampia e responsabile. Promuovere una riflessione sui disturbi alimentari significa educare al rispetto della dignità della persona, al riconoscimento della pluralità dei corpi e alla costruzione di una relazione equilibrata con sé stessi.

L’educazione ai diritti umani nell’ambito dei disturbi alimentari tra gli adolescenti

In questa prospettiva, l’educazione ai diritti umani assume un ruolo fondamentale, poiché restituisce centralità alla persona nella sua integrità fisica, psicologica e relazionale.
Il diritto alla salute, al benessere e alla libera costruzione della propria identità rappresenta, infatti, uno dei pilastri su cui si fonda una società realmente inclusiva.

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