C’è stato un tempo nel quale gli immigrati eravamo noi siciliani costretti a lasciare le famiglie per raggiungere su un treno della speranza il produttivo Nord.
Una lenta deportazione di giovani diplomati e laureati, come la definisce il giornalista Enzo D’Antona fra le pagine del suo romanzo Gli spaesati.
La famiglia di Doriana è migrata al nord nel 1974, quando lei aveva sei anni, per ragioni legate al lavoro del padre ferroviere costretto a trasferirsi a Milano.
Una siciliana emigrata al Nord
Doriana è una donna di 56 anni che non è ancora una persona risolta. E’ come se in questa fase della vita stesse cercando riparo nei luoghi del passato per trovare lo slancio necessario a una ripartenza. Un nuovo inizio nella città e nel quartiere in cui ha mosso i suoi primi passi di bambina amata e protetta. La sua città d’origine, Palermo, ricca di sapori, odori e di una moltitudine di persone, le appare ora diversa e uguale al contempo. Doriana è una siciliana emigrata al Nord.
La sua lontananza è durata 50 lunghi anni trascorsi a Milano, sua città adottiva, che l’ha vista crescere e diventare donna, moglie e mamma e ora rappresenta soltanto una fermata – una sosta durata 50 lunghi anni – dalla quale prendere le distanze per il viaggio di ritorno a casa.
Ma Doriana è, soprattutto una siciliana emigrata al Nord.
Le spine di ogni emigrato
Per Lei, questa intervista è l’opportunità che aspettava da tempo per tirare fuori le spine adulte che le hanno impedito di vivere un’esistenza piena, quella che ha sempre immaginato in seno alla sua terra, la Sicilia.
La Sicilia per una siciliana emigrata al Nord
La Sicilia è sempre stata per lei come un diadema volto a proclamare la sua appartenenza a un tessuto sociale complesso e variegato. A una terra di frutti e orpelli insieme come se questa fosse un tutt’uno di sapori forti e dolci e al contempo terra di lance e di scudi.
Questa terra, seppur nelle sue note contraddizioni, l’ha prima allontanata e poi richiamata a sé con forza e desiderio, rievocando in lei quella connessione emotiva avvertita da adolescente quando, al termine delle vacanze estive, l’attirava a sé, ma acconsentiva poi alla sua ripartenza.
Che cosa ricordi della tua città di 50 anni fa?
Ho lasciato la Sicilia a 6 anni, ma fino ai 17 anni, d’estate – per 3 mesi – tornavo giù a Palermo dai miei nonni. Quello che più ricordo è mio nonno che ogni mattina mi portava al collegio Giusino, ero imbronciata, avevo il panierino in vimini con le merende e il grembiule blu con un grande fiocco bianco. Il nonno mi prendeva per mano e mi accompagnava raccontandomi delle storielle
Palermo, città natìa
Cosa ricordi della tua casa di Palermo?
Io abitavo dietro la Cattedrale, quindi in zona centrale. Al pianterreno abitavano i miei nonni materni; gli unici nonni che ho conosciuto e con loro ho avuto un rapporto bellissimo.
La cosa che non avrei mai immaginato, dopo tanti anni, è che vivere a Palermo fosse così naturale. Ѐ come se Palermo fosse rimasta ad aspettarmi, ho ritrovato lo stesso quartiere, lo stesso amore, la stessa spensieratezza, la stessa luce e gli stessi odori. La sensazione è quella di aver fatto un lunghissimo viaggio e di essere finalmente ritornata nella mia terra.
Sensazioni
Quali odori, sapori e colori ricordi della tua quotidianità di adolescente siciliana?
Della mia casa di Palermo ricordo la cucina e il profumo del cibo. Ricordo che mi piacevano molto gli involtini di melanzane che preparava mia madre.
Cause dell’emigrazione
Cosa ti ha spinta a lasciare i luoghi dove hai vissuto la tua prima infanzia da siciliana?
Quando sono andata via, essendo una bambina, non capivo cosa stesse accadendo nella mia vita. Trasferirsi per un problema legato al lavoro di mio padre per me era normale. Era normale stare con mamma e papà. Solo quando sono arrivata, in quella che è diventata la mia città, ho capito quanto fosse cambiata la mia vita.

Catapultata in un una realtà diversa
Come hai vissuto l’impatto con una nuova realtà?
La rabbia è stata una compagna di vita per molto tempo. Al nord ho visto quanto fosse faticoso essere una bambina del sud e una donna del sud. Ricordo che ogni anno per le vacanze estive non vedevo l’ora di tornare nella mia città e nella Palermo ricca di valori, calore e accoglienza. Tutte cose che Milano non rappresenta ancora oggi e non rappresentava neanche allora. Lo vedo anche adesso, ma in particolar modo ricordo che quando ero piccola per me Milano rappresentava razzismo, freddo, solitudine e silenzio … mi viene da usare questa parola, silenzio.
Cosa hai portato con Te?
Con me ho portato via sicuramente la solarità, l’empatia della sicula, la semplicità. Di Palermo ricordo sia le persone che ho vissuto che i luoghi.
Quando sono andata via ero solo una bambina, non è che avessi così tanti ricordi dei luoghi, ma i ricordi che mi affiorano sono sia di luoghi che di persone: di bambini – la mia amichetta del cuore – il mio quartiere, il mio primo amore che ho reincontrato e con il quale sto vivendo una storia d’amore più matura.
Figura materna
Come descrivi il tuo rapporto con la figura materna?
Mia mamma quando mi ha partorita aveva 28 anni. A 29 anni aveva già quattro figli. Dopo 10 anni, ha avuto mia sorella. Mia madre rappresentava per me la Sicilia. Tramite lei so da dove vengo … questa è la risposta più certa che ho da dare. Attraverso i suoi racconti mi parlava di questa terra stupenda che abbiamo dovuto lasciare. Io ricordavo poco. Però avevo il ricordo di una città dove si era sereni, dove con semplicità si riusciva a vivere in armonia e allegria. Anche con quel poco che si aveva si stava bene.
Figura paterna
Come descriveresti il tuo rapporto con la figura paterna?
Mio padre frequentava Ingegneria, ma si è fermato non arrivando alla laurea pur essendo portato per lo studio e anche molto determinato. Aveva già due figli e si era messo a lavorare presso le ferrovie dello Stato a Palermo. Tanti anni fa, lo studio passava in secondo piano rispetto ai bisogni della famiglia, ma questo non lo ha fermato ed è riuscito, dopo tanti sacrifici, ad arrivare al livello più alto che potesse raggiungere nella sua carriera. Ѐ morto dopo 8 anni dalla morte di mia madre. Con mio padre, fin da piccola, ho avuto un rapporto strano. Era assente, pensava alla sua carriera e spesso era via. Non ho bei ricordi. Era molto severo. Era, comunque, una persona in gamba, scriveva libri e creava cruciverba, come padre, però, era assente. Quando avevo 17 anni ha impedito che la storia con Salvo, iniziata durante un’estate trascorsa in Sicilia, continuasse. Aveva altri progetti per me, ma in realtà gli importava soltanto della sua carriera. Mia madre lo amava moltissimo e lo avrebbe seguito fino in capo al mondo.
La figura dei nonni
Che tipo di donna era tua nonna materna?
Mia nonna era molto forte. Noi la definivamo ‘il caporale’. Nella coppia era quella che comandava. Mio nonno era più buono, lei invece era proprio un caporale che impartiva ordini a tutti. Non l’ho vissuta tantissimo perché a 6 anni sono andata via, però i ricordi che ho sono belli e, a sensazione, quello che ricordo è che mio nonno era il classico uomo buono e mia nonna la classica donna dal carattere forte e determinato. Loro avevano un chiosco dell’acqua in Piazzetta San Cosimo, quindi vicino al mercato del Capo. Non ho tantissimi ricordi, però so che mia nonna mi voleva bene e che in quegli anni che sono stata a Palermo lei c’era. Quando sono nata, essendo la prima femmina dopo tre maschi, lei era talmente orgogliosa che mi ha avvolta nelle coperte e mi ha portato subito in strada per farmi vedere in giro Mio padre si è arrabbiato tantissimo perché non voleva, ma lei era orgogliosissima di questa nipotina femmina nata dopo tre maschi. Ho anche un ricordo dell’estate, quando venivamo in vacanza in Sicilia con la mia mamma, mia zia e mia cugina. Lei, quando andavamo al mare, inscenava un finto malessere per farci stare a casa. Io e mia cugina ridevamo tanto. Ho un ricordo positivo di lei.
Tutti emigrati
Dove vivono in tuoi fratelli?
Mia sorella vive in Toscana, un fratello in Grecia, un fratello a Milano e un fratello a Palermo.
Cosa diresti alla “te” di 50 anni fa?
A quella bambina, oggi, direi di non farsi distruggere dai pregiudizi, di essere forte e di non pensare di essere sbagliata. Le persone del nord, i bambini in quel caso che a volte sono più cattivi degli adulti, mi hanno fatta sentire una bambina sbagliata.
Le direi di fare delle scelte più ponderate e di non buttarsi tra le braccia del primo che passa per fuggire da una realtà che non le piace. Ma, soprattutto, le direi di studiare e imparare a contare solo su te stessa.
Le certezze
Racconta, in breve, alla ragazza che eri 40 anni fa i tuoi passi più sicuri
I miei punti fermi sono stati sicuramente mia madre e mio figlio.
Che direi a quella ragazza? Direi che nonostante vivrà per quarant’anni a Milano e diventerà milanese, sarà sempre orgogliosa di essere siciliana, perché la bontà d’animo, l’ospitalità, la generosità e la solarità, che la contraddistingueranno rispetto ai milanesi, sono pregi che le faranno capire quanto quella sofferenza che quei bambini del nord le creavano da piccola, ‘terroncella’, doveva essere una cosa bellissima e che da donna adulta sarà orgogliosa delle sue origini siciliane. Rimango, comunque, una siciliana emigrata al Nord.
Figure protettive a Milano
Nella tua città di adozione chi per primo/a ti ha presa per mano e ti ha protetta quando ne avevi bisogno?
A Milano mia cugina – più grande di 4 anni – è stata la mia migliore amica. Mi proteggeva e mi portava con sé. La sua famiglia viveva già a Milano, quando siamo arrivati noi ed era il nostro unico punto di riferimento.
Qual è la cosa più importante della tua vita da milanese?
La passione per la foto è nata per i tantissimi viaggi fatti, ho un profilo IG in cui pubblico sempre le foto dei miei viaggi.
Rapporti con i milanesi
Il tuo ex marito è milanese?
Sì, milanese da varie generazioni. Mi sono trovata benissimo con lui. Quello che apprezzava in me, erano i valori e il fatto che per questi miei princìpi sembravo una donna di altri tempi. Abbiamo avuto un bellissimo matrimonio. E’ finito perché è finito l’amore, ma siamo rimasti in ottimi rapporti.
Che tipo di rapporto hai con tuo figlio?
Con mio figlio ho un rapporto meraviglioso. Lui è un bravissimo ragazzo.
La sicilianità
C’è stata qualche volta in cui la tua sicilianità ti ha tolto qualcosa della tua città adottiva?
L’essere siciliana mi ha creato tanti problemi. A Milano il razzismo verso i meridionali c’è sempre stato. L’essere siciliana mi ha tolto la possibilità di avere amiche. Mi ha tolto la possibilità di tante cose. Mi è stata d’ostacolo anche in alcuni rapporti amorosi per via delle dei ragazzi che conoscevo.
La mia siciliana traspare sempre nella mia vita di siciliana emigrata al Nord.
Vita sociale a Milano
Qual è l’ultima scuola che hai frequentato?
Alle superiori ho fatto Ragioneria. Poi, ho lavorato come contabile per più di 20 anni.
Senti ancora qualche compagno di scuola?
Non sento nessun compagno di scuola, sempre perché ho avuto grossi problemi di inserimento per essere una siciliana emigrata al Nord. Non ho stretto legami con nessuno dei compagni di scuola.
Sogni infranti
Che lavoro sognavi di fare da bambina?
Io sognavo di fare la maestra, ma a mio padre – che era una persona molto severa – non piaceva questo tipo di scuola e, quindi, mi ha fatto iscrivere a Ragioneria, dove c’era già mio fratello ed era avanti di due anni. Io avrei voluto fare la maestra ma non ho potuto farla.
Inserimento nel mondo del lavoro
Qual è stato il tuo primo lavoro?
Come primo lavoro ho fatto la commessa in un negozio d’abbigliamento. Non riuscivo ad accettare di avere un guadagno irrisorio, perché eravamo in tanti in famiglia. Pertanto, lavoravo pure il sabato pomeriggio e la domenica. Per qualche tempo ho lavorato come fotografa ma è stato per un breve periodo.
Lavoro di emigrata realizzata
Quale lavoro riterresti buono per la donna che sei adesso?
Il lavoro che riterrei giusto per la donna che sono oggi è assolutamente la commerciante. Sono molto empatica e mi piace molto il contatto con le persone.









