Captain Fantastic e La stoffa dei sogni…questa settimana al cinema

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Voglia di Cinema! – I consigli di Massimo Arciresi

 

Captain Fantastic (id., USA, 2016) di Matt Ross con Viggo Mortensen, George MacKay, Annalise Basso, Frank Langella
Seguire la natura, procacciandosi da soli cibo e cultura, è possibile? Se lo chiedeva già Sean Penn inscenando l’esistenza di Christopher McCandless in Into the Wild; ora Matt Ross (suo l’inedito 28 Hotel Rooms) torna proficuamente sull’argomento. Padre di sei figli con moglie di simili vedute attualmente ricoverata, Ben (il calzante Mortensen) educa la prole alla sopravvivenza nei boschi (per spostarsi c’è il vecchio pullman/camper Steve) e al sapere. Finché non diventa necessario interagire con il mondo esterno… Si chiude un po’ in fretta, ma parecchie scene – il quartogenito (Nicholas Hamilton) che impone un “profetico” cambio di ritmo, la riunione con i non abbastanza emancipati zii (ottimi Kathryn Hahn e Steve Zahn) – sono condotte con intelligenza, così come le argomentazioni dell’ostile nonno Langella.

 

Oppure…la_stoffa_dei_sogni

La stoffa dei sogni (Italia, 2016) di Gianfranco Cabiddu con Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri
Ritorna il parsimonioso Cabiddu nella sua Sardegna, segnatamente sull’isola dell’Asinara. Qui negli anni ’40 naufragano, magicamente asciutti, una mini-compagnia teatrale (guidata da Rubini, non sempre a suo agio con il napoletano) e una famiglia camorrista destinata al carcere (capeggiata dall’inarrivabile Carpentieri). Come distinguerà gli attesi delinquenti dai guitti il sornione direttore del carcere (Fantastichini)? Imponendo un allestimento della shakespeariana Tempesta (non a caso). Altra fonte di quest’opera volutamente sospesa è L’arte della commedia di De Filippo; ultimo cameo per suo figlio Luca.

 

Voglia di cinena! – La frase della settimana

«Non sono il suo addetto stampa.» Il compassato e stregonesco Christopher Walken, proprietario di un particolare negozio di animali, si rifiuta di tradurre in linguaggio umano le proteste e le spiegazioni che l’arido milionario Kevin Spacey, da lui tramutato per “punizione” nel felino da regalare alla figlia, vorrebbe indirizzare ai familiari nel non proprio innovativo e tecnicamente traballante Una vita da gatto (Nine Lives, USA, 2016) di Barry Sonnenfeld.

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