Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Olistico: oltre il sintomo

Considerare la persona come un insieme di dimensioni interconnesse, anziché osservare esclusivamente un organo, una malattia o un sintomo. In ciò consiste la visione olistica. Da questo articolo, L'Inchiesta Sicilia Donna vi condurrà in un meraviglioso e affascinante viaggio nel mondo olistico

di Tamara Barbarossa

Mappe del Benessere

Addentrarsi nel mondo olistico è un po’ come camminare sulle uova: basta romperne una per rischiare di sporcare tutte le altre. Intorno alla parola olistico esistono infatti ancora molti pregiudizi e una certa confusione, tanto che pratiche molto diverse fra loro vengono spesso raccolte nello stesso contenitore e associate indistintamente ai rimedi popolari, all’esoterismo o, nei casi peggiori, alla stregoneria.

Eppure, il significato del termine è molto più semplice: avere una visione olistica significa considerare la persona come un insieme di dimensioni interconnesse, anziché osservare esclusivamente un organo, una malattia o un sintomo.

Whole Person Health

Il National Center for Complementary and Integrative Health statunitense parla oggi di Whole Person Health, una concezione della salute che tiene conto dell’interazione tra fattori biologici, comportamentali, sociali e ambientali. Non si tratta di negare la biologia, ma di allargare l’inquadratura.

Il dolore


Pensiamo, per esempio, al dolore cronico. Il dolore possiede certamente una componente biologica, ma può essere influenzato anche dal sonno, dal movimento, dallo stress, dall’alimentazione, dalle relazioni, dall’ambiente e persino dalla paura del dolore stesso. La patologia esiste, ma esiste anche la persona che quella patologia la attraversa.

Dalla malattia alla persona


La prima volta che mi sono realmente confrontata con il significato del termine olistico è stato durante il mio percorso di laurea in Scienze Infermieristiche. Proprio all’interno delle teorie del nursing ho incontrato una concezione della cura che progressivamente spostava lo sguardo dalla malattia alla persona nella sua globalità.

Il pensiero di varie oliste


Virginia Henderson, attraverso i suoi quattordici bisogni fondamentali, non prendeva in considerazione soltanto le necessità fisiologiche, ma anche comunicazione, spiritualità, lavoro, ricreazione e apprendimento. Dorothea Orem, con la teoria del self-care, poneva l’accento sulla capacità della persona di partecipare attivamente alla propria salute e alla propria autonomia. Martha E. Rogers arrivò a concepire l’essere umano non come una somma di parti separate, ma come un’unità indivisibile in continua relazione con l’ambiente.

Antichi sistemi


L’olismo, dunque, non nasce con la recente diffusione delle discipline del benessere e non appartiene esclusivamente a esse. Se allarghiamo ancora di più lo sguardo, incontriamo sistemi antichissimi, come la medicina tradizionale cinese, l’Ayurveda e la medicina tibetana, nei quali una concezione globale dell’individuo appartiene da secoli alla cultura della cura.

Le mappe del benessere


Alternativo, complementare o integrativo?
Una delle prime confusioni da sciogliere riguarda proprio queste tre parole. Non tutto ciò che è olistico è necessariamente “alternativo”: alternativo, complementare e integrativo descrivono soprattutto il rapporto che una pratica intrattiene con la medicina convenzionale.

Alternativo, complementare e integrativo


Una pratica è alternativa quando viene utilizzata al posto di una terapia convenzionale. È complementare quando viene affiancata alle cure mediche e integrativa quando approcci convenzionali e complementari selezionati entrano all’interno di un percorso coordinato che considera la persona nel suo complesso.
La stessa agopuntura, quindi, potrebbe essere utilizzata in ciascuno di questi modi. A cambiare non è necessariamente la pratica, ma il contesto nel quale viene inserita.
Mappe del Benessere si muoverà prevalentemente nel territorio degli approcci complementari e integrativi, senza proporre la sostituzione delle cure mediche.

Le numerose pratiche che rientrano nel mondo olistico


E’ altrettanto importante ricordare che sotto la parola olistico convivono realtà molto differenti: yoga, meditazione, agopuntura, fitoterapia, massaggio, Tai Chi, Qi Gong, tecniche di respirazione, bagni di foresta, aromaterapia, Ayurveda, riflessologia, Reiki, floriterapia, cristalloterapia, pratiche sonore e discipline energetiche.

L’olismo in contesto sanitario

Non possiedono tutte le stesse evidenze. Alcune sono studiate da decenni e vengono utilizzate anche in contesti sanitari. Altre mostrano risultati interessanti soltanto per determinate applicazioni. Altre ancora dispongono di evidenze limitate o controverse e alcune appartengono prevalentemente alla dimensione tradizionale, simbolica o spirituale.

L’orientamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità


È interessante, in questo senso, l’orientamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: una pratica tradizionale non viene considerata efficace semplicemente perché antica, ma neppure respinta in quanto tale. L’obiettivo è incrementare ricerca, sicurezza, regolamentazione e conoscenza.

E in Italia?


Il panorama italiano assomiglia a un mosaico. Non esiste una professione sanitaria genericamente definita “operatore olistico”, né un riconoscimento unico che comprenda tutte le discipline raccolte sotto questa definizione. Alcune appartengono all’ambito sanitario, altre alle professioni non organizzate in ordini o collegi, altre ancora al più vasto territorio del benessere.

La formazione


Nel 2013 la Conferenza Stato-Regioni ha stabilito criteri condivisi per la formazione in agopuntura, fitoterapia e omeopatia dei professionisti sanitari interessati. Ciò non equivale al riconoscimento indistinto delle pratiche olistiche, ma testimonia l’esistenza di differenti livelli di regolamentazione e integrazione.

Particolarmente interessante è il caso della Toscana, che già dagli anni Novanta ha avviato un percorso di integrazione di alcune medicine complementari nel proprio sistema sanitario regionale. Oggi sono presenti strutture pubbliche dedicate, tra cui il CERFIT dell’AOU Careggi per la fitoterapia e il Centro di Medicina Integrata dell’Ospedale di Pitigliano.

L’esperienza toscana mostra bene che integrare non significa attribuire lo stesso valore terapeutico a qualsiasi pratica, ma creare contesti regolamentati nei quali alcune di esse possano affiancare la medicina convenzionale quando considerate appropriate.

La parola olistico, quindi, non identifica di per sé uno status sanitario o scientifico: l’olismo è prima di tutto un paradigma, non una terapia.

Uno sguardo oltre i nostri confini

Anche fuori dall’Italia non esiste un modello unico. In Europa la regolamentazione è estremamente frammentata. Una disciplina può essere riconosciuta o regolamentata in un Paese, riservata a determinate categorie professionali in un altro, rimborsata dalle assicurazioni oppure rimanere completamente nel settore privato.
La Svizzera rappresenta uno dei casi di maggiore integrazione, mentre nel Regno Unito l’NHS mantiene un’impostazione più prudente, valutando le singole pratiche in relazione alle evidenze disponibili e alle specifiche condizioni per le quali vengono proposte.
Negli Stati Uniti esiste addirittura un centro dei National Institutes of Health dedicato alla ricerca in questo campo, il National Center for Complementary and Integrative Health. La Veterans Health Administration ha inoltre sviluppato il programma Whole Health, nel quale pratiche come agopuntura, meditazione, yoga, Tai Chi, Qi Gong e massaggio possono affiancare le cure convenzionali.

L’olismo nel mondo orientale


Spostandoci verso Oriente, però, cambia persino il nostro vocabolario. In India, Ayurveda, Yoga, Unani, Siddha e altri sistemi appartengono alla storia sanitaria e culturale del Paese, che possiede dal 2014 un vero e proprio Ministry of Ayush. In India ha sede anche il WHO Global Traditional Medicine Centre dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Cina, allo stesso modo, la medicina tradizionale cinese convive con quella moderna all’interno del sistema sanitario.

Cos’è l’alternativo


Ciò che noi chiamiamo “alternativo”, dunque, può essere altrove medicina tradizionale istituzionalizzata. Forse la domanda da porci diventa allora un’altra: alternativo rispetto a quale medicina, in quale cultura e in quale momento storico?

Perché ci avviciniamo alle pratiche olistiche?

Secondo l’OMS, le persone ricorrono alle medicine tradizionali e complementari per ragioni diverse: prevenzione, promozione del benessere, gestione delle patologie croniche, riabilitazione e cure palliative. Dietro questi dati, però, credo esista una domanda ancora più profonda.
Forse cerchiamo anche di essere considerati persone nella nostra interezza e non soltanto portatori di un sintomo.

Ascoltare il nostro corpo in tutta la sua integrità


Molte pratiche olistiche concedono spazio all’ascolto, al corpo, al respiro, al contatto, alla relazione con l’ambiente e, talvolta, alla dimensione rituale o spirituale. Questo non dimostra automaticamente la loro efficacia terapeutica, ma racconta qualcosa del bisogno al quale cercano di rispondere.

Non è casuale che anche la medicina contemporanea stia sviluppando modelli di patient-centered care e Whole Person Health, nei quali l’attenzione si sposta dalla sola malattia alla persona che la vive.

L’olismo cerca di ricomporre ciò che abbiamo frammentato


Forse il crescente interesse verso il mondo olistico non racconta semplicemente un ritorno all’esoterismo o una fuga dalla medicina convenzionale. Potrebbe raccontare anche il desiderio di ricomporre ciò che abbiamo progressivamente separato: corpo, esperienza, ambiente, relazioni e significato.

Esplorare senza perdere la bussola

Avvicinarsi a questi mondi non significa accogliere qualsiasi proposta senza interrogarla, ma neppure respingerla soltanto perché proviene da una tradizione differente dalla nostra. Preferisco pensare a una curiosità informata: conoscere le origini di una pratica, comprendere chi la propone, distinguere ciò che possiede evidenze scientifiche da ciò che appartiene soprattutto alla tradizione o alla dimensione simbolica, conoscere eventuali controindicazioni e interazioni.

Persino naturale non significa necessariamente innocuo: le piante utilizzate in fitoterapia contengono sostanze biologicamente attive e possono interagire con alcuni farmaci.

Il significato del percorso che L’Inchiesta Sicilia intende seguire


Esiste quindi un confine che questa rubrica manterrà sempre ben visibile: una pratica complementare non dovrebbe ritardare una diagnosi necessaria né sostituire arbitrariamente una terapia medica efficace.
La prudenza, però, non ci impedisce di esplorare, semmai ci consegna una bussola migliore.
Ed è con questa bussola che, nei prossimi articoli di Mappe del Benessere, entreremo nel mondo delle diverse pratiche olistiche, comprese quelle più discusse e meno conosciute. Quando sarà possibile andremo anche a cercarle vicino a noi, incontrando professionisti e realtà del territorio per comprenderne direttamente pratiche, esperienze e percorsi.

Un viaggio esplorativo

Non sarà un viaggio alla ricerca di qualcosa in cui credere a tutti i costi, né un tribunale nel quale stabilire frettolosamente ciò che merita di essere salvato o scartato. Sarà piuttosto un’esplorazione.
Perché una mappa, in fondo, non decide dove dobbiamo andare. Ci permette di conoscere il territorio e scegliere con maggiore consapevolezza quale strada percorrere.

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