Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Pepita Misuraca: una genovese in Sicilia

Da madrina di guerra a figura di spicco della Sicilia artistico-letteraria tra gli anni Sessanta e Settanta. Pepita Misuraca: una donna che ha saputo guardare alle cose e alle persone, scoprendone la natura più preziosa (In copertina Pepita Misuraca 1962)

di Adelaide J. Pellitteri

La figura di madrina di guerra fu creata come supporto ai soldati durante il primo conflitto mondiale. L’idea nacque in Francia, ma ben presto si diffuse in tutta Europa, Italia compresa. Ragazze scelte tra la nobiltà, l’alta e media borghesia venivano messe in contatto con i soldati al fronte. Il loro compito era quello di tenere alto il morale dei militari, farli sentire ancora vivi, non abbandonati. Di contro, i soldati potevano confessare con tutta sincerità le privazioni, le difficoltà della guerra, le angosce per la perdita dei commilitoni e il reale stato della loro salute: tutto ciò che non potevano far conoscere ai propri familiari.

Pepita Misuraca

Ed è proprio negli anni di questo primo conflitto che Pepita Misuraca (all’anagrafe Giuseppina Barbarossa, classe 1901) inizia una corrispondenza epistolare con il nobile siciliano Salvatore Misuraca e, come accadde ad altre madrine, la corrispondenza sfocia nel matrimonio.
Donna poliedrica, si inserisce brillantemente nel panorama culturale siciliano. Vissuta tra Palermo e Cefalù (ma per alcuni anni anche in Africa, dove il marito, durante il secondo conflitto, vive anche anni di prigionia), è proprio nella città marinara che ha modo di mettere in pratica il suo spirito di iniziativa.

Le sue capacità artistiche e imprenditoriali trovano mille strade per esprimersi

Nei primi anni Sessanta, apre La Lanterna, una boutique d’alta moda con dettagli di antiquariato (tessuti preziosi, stampe antiche…), che diventa presto punto di riferimento per il turismo d’élite. Frequentando la libreria Flaccovio entra in contatto con intellettuali e scrittori dell’epoca, tra cui Sciascia, uomo che trova «timido, introverso».

Il nipote di Pepita Misuraca, Giorgio Belli

Gli occhiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia (1960-1977)

Il nipote Giorgio Belli dell’Isca, autore di opere quali Deriva, Soccorso, Abbandono. Essere naufraghi nella Grecia antica (Palermo University Press, 2025) e Quando l’anima sa leggere. Storie e personaggi di Sicilia (il Palindromo 2023) – curatela nella quale ha raccolto alcuni scritti della Misuraca – ha recentemente pubblicato, sempre con il Palindromo, Gli occhiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia (1960-1977), l’ultimo libro interamente inedito della scrittrice.
Con un lavoro certosino, durato quattro anni, Belli dell’Isca ha recuperato diari, documenti storici e materiali dell’archivio familiare, facendo emergere in tutte le sue sfaccettature la fervida personalità di Pepita, chiamata allora la «pasionaria di Cefalù».
Il libro di Pepita Misuraca Gli pcchiali rosa. Diari di una genovese in Sicilia, Il Palindromo 2025, verrà presentato a Roma, a Palazzo Serristori, via dei Cavalieri del Santo Sepolcro 1 (angolo via della Conciliazione) il Sabato 7 novembre ore 17.30. Saranno presenti il curatore prof. Giorgio Belli dell’Isca insieme alla giornalista Flavia Fratello, giornalista de La7.

Iniziative culturali

La Misuraca proponendo iniziative culturali ancora oggi attive, come l’Associazione Amici della Musica di Cefalù, dimostra il suo amore per ogni forma d’arte. Promotrice di manifestazioni quale Moda Mare Cefalù, riproposta per sette anni consecutivi, si impone come autorevole figura di riferimento capace di mettere in comunicazione la comunità con le istituzioni.

Gli occhiali rosa non racconta soltanto la storia di una donna eclettica, intelligente e raffinata, ma lascia emergere anche un periodo storico ricco di fermenti artistici che vede nascere figure diventate importanti grazie alla sollecitudine di Pepita Misuraca. Da vera talent scout incoraggia l’estro di giovani musicisti, archeologi e artigiani, ne valorizza le caratteristiche culturali e creative, li sostiene, li spalleggia. Uno tra i tanti il ciabattino Ciccio Liberto, destinato a diventare il calzolaio dei campioni del mondo di Formula 1.

L’amore per la sua Genova

Senza mai perdere l’amore per la sua Genova, alla quale dedica versi nostalgici, è per Cefalù che si batte in prima persona, per il recupero della sua parte storico-monumentale; ne riconosce sia il valore autentico che le potenzialità turistiche. Fa pressione presso le sedi regionali per ottenere finanziamenti, mentre continua a scrivere racconti e memorie. Dalla sua permanenza in Africa nascerà la raccolta I miei racconti africani, con prefazione di Folco Quilici.
Ci sarebbe davvero tanto da dire. Instancabile ottantenne, non rallenta mai il suo impegno a favore della bellezza intellettuale, del recupero di siti e del riconoscimento delle qualità individuali.

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