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In scena il disperato grido di Archimede e quel soldato che non doveva ucciderlo

di Redazione

Riproposto a Palermo il 6 gennaio dall’associazione ‘a Strùmmula , nell’ambito degli eventi culturali finanziati dal Comune, il testo teatrale di Maria Grazia Maltese “Eureka. Processo al soldato che uccise un genio”.

di Pippo La Barba

Siamo nel 212 a.C. e Archimede di Siracusa muore nella sua città per mano di un soldato romano, al termine di un assedio protrattosi a lungo, grazie alle micidiali armi messe a punto dal celebre inventore. Il soldato che lo uccide disobbedisce, con il suo gesto, all’ordine di consegnare vivo Archimede. È questo il canovaccio su cui si sviluppa “Eureka. Processo al soldato che uccise un genio”.

Lo spettacolo, prodotto dall’associazione ‘a Strùmmula, con la regia dell’autrice Maria Grazia Maltese, è stato rappresentato presso il teatro della parrocchia di Santa Chiara d’Assisi.

Sulla scena Archimede (interpretato da Marco Feo), archetipo di quella costante storica che è l’uso del genio e dell’intelligenza a scopi bellici. Archimede viene messo a confronto con il soldato suo assassino (Alberto Lanzafame), e quest’ultimo rivendica di fronte al giudice (interpretato da Arianna D’Arpa) la paradossale umanità del suo gesto: un atto che afferma (per la prima volta, secondo lui), la libera volontà dell’essere umano di disobbedire a un ordine ingiusto.

Siamo di fronte a un testo impegnativo, ben articolato, con reminiscenze classiche, interpretato mirabilmente dal veterano Marco Feo, che spazia con perizia scenica dai toni sarcastici e ironici a quelli intimistici, riuscendo a mettere in crisi il soldato che lo ha ucciso (Alberto Lanzafame) per obbedire a un irrefrenabile impeto di giustizia. Il giovane Lanzafame interpreta con grande introspezione il ruolo forse più difficile e problematico di chi è combattuto tra l’ossequio alla legge e i diktat della propria coscienza.

La scenografia della stessa Maltese è molto semplice e riproduce in maniera convincente l’ambientazione storica.

 

 

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