Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – Testata di approfondimento fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalist* indipendenti

Enzo Caputo: un artista a tutto tondo

Dopo anni e anni di formazione, ricerca e sperimentazione nel mondo dello spettacolo, Enzo Caputo è, oggi, uno degli artisti più poliedrici della Sicilia. Conosciamolo meglio attraverso la nostra intervista

di Patrizia Romano

di Patrizia Romano

Regista, attore, autore. Enzo Caputo si occupa da anni di teatro di ricerca. Ha partecipato, infatti, a numerosi corsi formativi tenuti da maestri di grosso spessore nell’ambito della recitazione.
Negli ultimi vent’anni, ha raggiunto livelli di perfezionamento nell’ambito delle tecniche attoriali e di regia. Perfezionamento, che gli ha consentito di costituire e formare delle proprie compagnie, alle quali ha trasfuso le proprie competenze. Una preparazione ad ampio raggio, quindi, quella di Enzo Caputo. Tant’è che ha prodotto diversi lavori di successo. Si è cimentato inoltre nella narrazione e produzione di poesie, racconti ed opere per il teatro.
L’ultimo gruppo che ha formato e con il quale calca i palcoscenici più prestigiosi dell’Isola è Officina Teatro LMC.
Nel mese di agosto, con questa compagnia porterà in scena, presso il teatro di Segesta, il mito della giovane regina Penelope, rivisitato e riscritto.
Conosciamo meglio questo artista poliedrico attraverso la nostra intervista.

Il ruolo che più le si addice

L’Inchiesta Sicilia – Regista, attore, autore. In quale di questi ruoli si identifica di più?
Enzo Caputo –
Non ho una predisposizione verso un ruolo specifico o meglio, penso che ogni ruolo sia correlato all’altro nel mio teatro quindi rispondo che mi identifico in tutti e tre.

L’Inchiesta Sicilia – Quando scopre la sua vena artistica e questa vocazione per il mondo dello spettacolo?Enzo Caputo – Il mio primo vero incontro con il teatro avvenne in prima media.Ci portarono a vedere una commedia, “Miseria e nobiltà” al Teatro degli Scarpetta. Entravo per la prima volta in un teatro vero.  L’atmosfera era particolare, il sipario era rosso. Ricordo perfettamente l’inizio. Buio in sala. Il sipario si aprì, le luci si accesero, non si vedeva ancora nessuno in scena. Le luci si alzarono lentamente tutte insieme. Quella scena illuminata mi folgorò. La sensazione fu quella di entrare con tutto me stesso in un’altra dimensione.
Davanti a me si apri un varco per un mondo diverso da quello quotidiano. Le luci alla fine si fissarono e ci fu un attimo di silenzio. Ecco, in quel momento, in quell’attimo di silenzio, ho saputo esattamente quello che volevo e soprattutto dovevo fare. Mi piace pensare che quello che mi accadde fu una cosa simile a quella che i preti chiamano vocazione. E la cosa mi emozionò. L’ho scoperto così, e da allora credo di non avere mai smesso.

Ricerca e sperimentazione

L’Inchiesta Sicilia – Lei si occupa di teatro di ricerca e sperimentazione. Ma in cosa consistono esattamente?
Enzo Caputo –
La ricerca viene condotta tramite la sperimentazione per cercare quello che non esiste ancora. Esattamente come si fa nella ricerca scientifica. Serve uno scopo. Un laboratorio degli strumenti, che sono appunto gli esercizi di sperimentazione, e un gruppo di cavie che sono le Attrici e gli Attori. La differenza con la ricerca scientifica è che a noi interessa ogni piccola scoperta intermedia e quindi quando accade la approfondiamo prima di andare oltre. Insomma, lo scopo c’è ma non è poi così essenziale arrivarci. È un modo diverso di concepire il Teatro. Un lavoro alla ricerca della purezza dell’arte comunicativa. Così come fanno i santi quando si perdono nell’estasi della preghiera. Praticamente è il puntare a trovare, nel solo corpo nudo nella voce e nelle capacità fisiche, la dimensione “sacra” del teatro. L’essenza creativa del teatro stesso ossia il manifestare con necessario rigore crudele la totalità dei sensi.

Formazione made in Sicilia

L’Inchiesta Sicilia – Ha partecipato a corsi formativi e laboratori tenuti da maestri di grosso spessore, ottenendo un’ottima formazione in vari settori dello spettacolo.
La sua è una formazione tutta made in Sicilia?

Enzo Caputo – Bisogna premettere che la mia è una formazione totalmente acquisita sul campo. Figlia quindi di un’infinita mole di esercizio ininterrotto che continua ancora oggi. La territorialità quindi non credo sia un elemento basilare se non per la questione dei generi forse. Sono napoletano e quindi la mia prima formazione è stata naturalmente la commedia di Eduardo.

Amando molto sia la comicità di buon livello che la musica per qualche anno, mi sono cimentato in una sorta di teatro musica nello stile di Giorgio Gaber per intenderci lavorando con musicisti di tutti i generi dal jazz al rock-blues. Pratica che ogni tanto e per brevi periodi mi concedo il lusso di riattraversare. Non mi sentirei quindi di etichettare in un luogo preciso il discorso formazione.  Direi che ho semplicemente studiato quello che ritenevo interessante senza preoccuparmi mai della provenienza geografica e di conseguenza culturale

Consigli per i giovani

L’Inchiesta Sicilia – Quale percorso consiglia ai giovani che vogliono intraprendere un lavoro nel mondo dello spettacolo?
Enzo Caputo – Non penso esista un percorso ideale da seguire. Ciò che conta è la determinazione con cui lo si affronta. La totale dedizione all’arte che decidiamo di seguire. Determinazione, che è basilare per acquisire la disciplina interiore che è la cosa più importante per un artista. Oltre a questo consiglio, credo non ci sia altra strada che l’esercizio continuo e costante. Una vera e propria e sana ossessione. È da questi presupposti fondamentali che poi nasce la volontà di sperimentazione che servendosi di queste solide piattaforme ci permette di ricercare, volta dopo volta, frammento dopo frammento, ciò che è dentro di noi, sepolto da mille inutili concetti quotidiani ossia la potenza dell’Essere artista e dell’essere spettatore della propria arte insieme avviluppati nella forza delle nostre personali e sensazionali memorie arcane.

La Sicilia come terra di formazione

L’Inchiesta Sicilia – Pensa che la Sicilia sia una buona base di partenza dove fare formazione teatrale o i giovani siciliani che aspirano a questo lavoro sono costretti a varcare i confini dell’Isola?
Enzo Caputo – Purtroppo, non posso non rilevare che nella mentalità siciliana c’è il mito del forestiero. Tutto quello che “da fuori” viene in Sicilia è meglio di quello che abbiamo.
Noi, per esempio, abbiamo un ottimo percorso di formazione ma la maggior parte dei ragazzi vengono a prepararsi per poi poter accedere a scuole di teatro appunto fuori dall’isola.
Questo credo sia emblematico come esempio.Invece la Sicilia è una terra ricchissima di energia artistica a cominciare proprio dal territorio.

Sentirsi inferiori

È proprio questa mentalità del sentirsi in qualche modo inferiori che dissoda il terreno fertile esistente. Quello che voglio dire è che questa terra possiede il gene primordiale dell’essenza artistica che non è facile trovare in altri territori ma nonostante questo non si riesce a sviluppare dei progetti concreti che possano sostenere i nostri ragazzi che spesso sono costretti ad andare via per una sorta di sfinimento. Penso che la principale responsabilità sia del malcostume pubblico che tende ad assegnare ogni iniziativa ancora con l’antico metodo del baronaggio. 

L’Inchiesta Sicilia – Da anni lavora con gruppi di teatro da lei creati, di cui l’ultimo Officina Teatro LMC. Vogliamo calarci di più in questa struttura e spiegare meglio cosa fa?
Enzo Caputo – Officina Teatro LMC è, come dicevo, un gruppo di formazione, ricerca e sperimentazione teatrale nato nel 2008 con un gruppo di attori con cui stavo lavorando in quel periodo e che manifestarono la volontà di volere qualcosa di più della normale preparazione di uno spettacolo.
Grazie all’esperienza maturata negli anni con La Zattera di Babele di Carlo Quartucci e Carla Tatò decisi, dunque, di fondare questo gruppo che nel 2011 diventò appunto una realtà. Prima di cominciare l’attività formativa aperta all’esterno abbiamo svolto una sorta di preparazione lavorando instancabilmente per quasi tre anni con una media di cinque ore al giorno, concedendoci pochissime pause. Nessuno di noi aveva un’idea chiara dei traguardi da raggiungere, nessun obbiettivo era mai stato prefissato. Abbiamo lasciato al caso e al teatro stesso le indicazioni dei percorsi da seguire.
Dopo questi anni, dedicati esclusivamente allo studio mi sono sentito dunque pronto ad affrontare un nuovo percorso che comprendeva, oltre all’essere attore e regista, anche la possibilità di essere a mia volta una guida per chi volesse intraprendere la strada del teatro. E così è stato.
Negli anni si sono avvicinati al mio gruppo diverse decine di aspiranti attori che hanno contribuito a sviluppare ulteriormente la mia esperienza.

Ultimi laboratori

Negli anni, oltre ai laboratori di Teatro per adulti e per ragazzi, si sono aggiunti quelli di Danza e Teatro-Danza, quello di Libera Scrittura Artistica, quello di Lettura Scenica e per ultimo quello di Pittura. Una costante e continua contaminazione che ci permette di sviluppare in maniera esponenziale l’umana percezione artistica.  Officina teatro LMC, in fondo, è quello che volevo dal Teatro, quello che mi ha regalato chiarezza sulla strada da seguire e mi sento orgoglioso di aver dato qualcosa in più al Teatro, intendo nuove idee, nuovi percorsi tecnici ed artistici che hanno facilitato sempre di più l’apprendimento da parte degli allievi di questa disciplina fantastica e di questo percorso unico e irripetibile.

Il mito della giovane Penelope

L’Inchiesta Sicilia – Dal racconto dell’Odissea di Omero, nel mese di agosto, la scuola di LMC porterà in scena, presso il teatro di Segesta, il cui direttore artistico è Claudio Collovà, il mito della giovane Penelope, rivisitato e riscritto.
Perché nasce l’esigenza di rivisitare un testo classico, che ha mantenuto la propria storicità e popolarità nella sua versione originale?

Enzo Caputo – In verità la parola rivisitazione non è un termine corretto per la nostra Penelope. Noi abbiamo creato un personaggio nuovo. Una sorta di fenice che rinasce appunto dalle sue stesse ceneri. E non uso a caso la parola “ceneri” perché la Penelope di Omero è stata prima incendiata e quindi distrutta e poi fatta rinascere appunto come un nuovo essere mutato nella sua essenza naturale.
Non più la donna che aspetta il suo uomo per risolvere la sua vita e nel frattempo, vittima, si dimena in stratagemmi direi alquanto discutibili, bensì una donna forte nella sua potente delicatezza. Una donna che accetta la sua vita per quello che è e la affronta a viso aperto senza tentennamenti. Il filo conduttore è appunto la mancanza ma non quella del suo sposo che la rende appunto vittima della sorte. Quella che vive la nostra Penelope è la sottrazione della sua natura di donna. Dall’origine in cui il padre decise di affogarla perché nata femmina alla costrizione di mantenere un regno insidiato da forti poteri per più di un ventennio. Penelope è dunque una grande visione di coscienza. Una rivalutazione dell’essere. È una donna libera perché ha deciso di essere quello che doveva essere. La Libertà non è fare tutto quello che si vuole ma volere tutto quello che si fa. (F. Nietzsche)

Il teatro, terapia contro la dislessia

L’Inchiesta Sicilia – Lei ha applicato le sue competenze formative anche su ragazzi con problemi di dislessia.
Quanto è terapeutico il teatro per questo disturbo?

Enzo Caputo – In realtà quel laboratorio fu un vero e proprio scambio di esperienze. Il mio interesse non era rivolto ad un fine terapeutico nei confronti di quei ragazzi. Gli proposi una serie di esercizi specifici da svolgere e alla fine del percorso volli sapere esattamente quali meccanismi mentali avessero usato in pratica per superare gli ostacoli che evidentemente gli si erano presentati durante quei giorni perché avevo la percezione chiara che avrei imparato da loro qualcosa di importante e in effetti fu proprio così. Il discorso è un po’ lungo cercherò quindi di essere quanto più sintetico possibile: tutta quell’esperienza mi è servita a creare una nuova serie di lezioni e di esercizi che sono serviti ai miei allievi per comprendere, in maniera più chiara e veloce, alcuni concetti base del mio teatro che prima di allora mostravano grandi difficoltà a essere metabolizzati. È stata un’esperienza meravigliosa. La bellezza di questi ragazzi dislessici mi ha emozionato come poche cose nella mia vita. Ho imparato tantissimo da loro più che loro da me. In poche parole, posso rispondere che ho compreso quanto è terapeutico per il Teatro quel disturbo.

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2 risposte

  1. La densa e preziosa essenza del teatro Caputiano, frutto di autentica e profonda ricerca, è stupore e bellezza nei contrasti. Uno stato di pura grazia. Grande Enzo!

  2. La dedizione e la passione di un artista outsider, che chi ha sguardo divergente riconosce per prima, oggi trova posto nel patrimonio comune della cultura mediterranea.

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