Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Autonomia Differenziata in Sicilia: crea o dissolve

Approvata dal Parlamento italiano nel giugno del 2024, l’Autonomia Differenziata ha segnato una svolta decisiva nella gestione delle competenze tra lo Stato centrale e le Regioni. L’autonomia differenziata in Sicilia, regione densa di criticità, crea o acutizza una serie di problemi pregressi. Vediamo quali con Gabriella Messina, Segretaria regionale CGIL Sicilia

di Patrizia Romano


Si tratta di un meccanismo, previsto dalla Costituzione italiana, che consente alle regioni a statuto ordinario di richiedere allo Stato competenze legislative e amministrative in maniera esclusiva su alcune materie.
Un meccanismo, insomma, che mira a potenziare il decentramento.
L’Autonomia Differenziata in Sicilia crea o acutizza una serie di problemi pregressi.
In primo luogo, aggrava le disuguaglianze di genere, penalizzando le donne sia in termini occupazionali sia in termini di servizi essenziali come sanità e istruzione.
Non solo, la riforma sull’Autonomia Differenziata, ribadiamo, tende ad ampliare il divario non solo tra le donne e gli uomini, quindi, un divario di genere, ma anche tra le donne siciliane e le donne del Nord.
In realtà, la condizione femminile in Sicilia è sempre stata particolarmente grave.
Con l’Autonomia Differenziata si acutizza ulteriormente.
Perché?
Cerchiamo di capire meglio con l’aiuto di Gabriella Messina, Segretaria regionale CGIL Sicilia

Impatto

Qual è stato l’impatto che l’Autonomia Differenziata in Sicilia ha avuto sulle donne siciliane?
In una regione che risulta da sempre inadempiente rispetto ai Lea, (livelli essenziali di assistenza) ma anche distante dai Lep (livelli essenziali delle prestazioni), l’Autonomia Differenziata rappresenta l’ennesima minaccia per tutta la popolazione siciliana, ma in modo particolare per le donne maggiormente vulnerabili in tutte le fasce d’età.

Diseguaglianze di genere

L’Autonomia Differenziata in Sicilia potrebbe aumentare le disuguaglianze sociali, territoriali e di genere?
L’Equiparazione funzionale ad accelerare l’autonomia Differenziata determinerà ulteriori diseguaglianze.

Donne siciliane penalizzate

L’autonomia Differenziata potrebbe, quindi, penalizzare le donne siciliane, già fasce deboli e vulnerabili?
Le donne scontano infatti di più le carenze del welfare, in una regione dove il lavoro di cura di bambini e anziani è perlopiù a loro delegato. Scontano i limiti del mercato del lavoro, con un’offerta limitata, che, intrecciandosi con le insufficienze dello stato sociale, determina rinunce, abbandoni. Scontano anche i limiti culturali di una società ancora a impronta patriarcale, nella quale gli stereotipi di genere sono duri a morire, determinando discriminazioni nel mercato del lavoro e violenza economica, quando non fisica.
Le donne sono più “povere” per salari e pensioni come dimostrano le statistiche.

Superare il gap

Come colmare il gap che le separano dalle donne dell’Europa e del resto del Paese?
Le disuguaglianze, anche rispetto alle altre regioni e all’Europa, in tutti i segmenti economici e sociali rischiano peraltro di aumentare con l’Autonomia Differenziata. Un’offerta formativa più limitata, una sanità più debole, infrastrutture economiche e sociali che inevitabilmente peggiorerebbero, insieme alla mancanza di politiche di sviluppo e del lavoro, farebbero arretrare le prospettive per i siciliani e ancor di più per donne e giovani. Avremmo un Mezzogiorno abbandonato a sé stesso, privo di politiche di sviluppo, con la conseguenza di un indebolimento dei diritti fondamentale e di un ulteriore distacco col resto del Paese.
La cancellazione dell’Autonomia differenziata sarebbe dunque un passo fondamentale insieme alla predisposizione di adeguate politiche di sviluppo dell’economia e dell’infrastrutturazione sociale e materiale.

Ribellione delle donne siciliane

Perché le donne siciliane non si ribellano a questa situazione?
In realtà non è vero che le donne siciliane non si ribellano alla situazione attuale, più in basso di conto delle iniziative messe in campo come Cgil. Ma è pur vero che in questo, come nel caso di tutte le battaglie importanti (vedi l’ultima sulla giustizia) è necessario
che si crei un movimento di massa. E’ questo l’obiettivo della Cgil: fornire alle donne strumenti di conoscenza e percorsi di azione, affinché possano fare valere la propria voce, dotarsi di adeguata rappresentanza politica e portare avanti le istanze sull’uguaglianza dei diritti e le pari opportunità. Il contributo delle donne alla
costruzione di una società migliore può essere grande.

Sanità e istruzione

Le donne verrebbero penalizzate anche in termini di servizi essenziali come sanità e istruzione?
Per quanto riguarda la sanità, ci sono carenze che penalizzano soprattutto le fasce della popolazione a reddito più basso, a partire, dunque dalle donne e dalle pensionate. Un importante criticità evidenziata è ad esempio quella dei punti nascita.
Così come rispetto al servizio Sten (servizio di trasporto neonatale d’emergenza) e Stam (servizio di trasporto assistito materno). Servizi quest’ultimi fondamentali per le isole e le aree interne.

Carenze legislative

Per non parlare di una carenza ormai cronica sulla garanzia prevista dalla L. 194/78 per l’IVG.
Inoltre, i Consultori, presidi fondamentali socio-sanitari, risultano sempre in numero inferiore al parametro previsto dalla legge (uno ogni 26mila anziché uno ogni 20mila) complessivamente, 179 pubblici e 9 privati, con un’operatività prevalentemente (quasi l’80%) senza l’equipe completa prevista dalla legge
In questo contesto, gli investimenti del Pnrr stentano a decollare. Basti pensare al numero ancora ridotto delle case di comunità realizzate in Sicilia, con la conseguenza che continuano a mancare i presidi sanitari territoriali di prossimità che possono consentire alle donne un accesso più agevole alla sanità per la propria cura e per coloro che le donne assistono considerato, come detto, che il peso della cura dei familiari ricade prevalentemente su di loro.
Il piano della medicina di genere nella nostra regione è senza nessun aggiornamento e monitoraggio.
Gravissima risulta il persistere della carenza dei NIDI rispetto agli obiettivi europei che a fronte di Lep del 45% al 2030, in Sicilia per asili e servizi integrativi siamo al 12% (Emilia Romagna al 41%).

Il Governo nazionale abbandona la Sicilia

Peraltro, a conferma dell’abbandono da parte del Governo nazionale per la Sicilia, così come per le regioni del mezzogiorno il Lep è stato fissato al 15%.
Per quanto riguarda l’istruzione, riteniamo che ci voglia un salto sotto il profilo culturale, applicando concretamente il valore costituzionale dell’uguaglianza di genere come antidoto anche contro le violenze.

Autonomia Differenziata in Sicilia e occupazione delle donne

Quanto influirebbe l’Autonomia differenziata sul piano occupazionale sulle donne?
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione femminile è pari al 15%, quasi il triplo rispetto a quello europeo (6,4%) e quasi il doppio di quello nazionale (8,9%). Nella fascia d’età tra 15 e 24 anni si sale addirittura al 48,7% (fonte Def 2023/2027). Il 58,5% dei contratti delle donne è a termine, una percentuale anche superiore a quella dei giovani, tra i quali il lavoro, quando c’è, è in larga misura precario. Il part time rappresenta il 53,4%.
Pesante il gap salariale con la conseguenza che le donne vivono in povertà al presente e di conseguenza avranno pensioni da fame in futuro.

Divario di genere

Come colmare il gap che separano le donne dagli uomini, sempre nell’ambito della Sicilia, alla luce dell’Autonomia Differenziata?
Nella nostra regione è mancato un monitoraggio, in particolare a causa della miopia regionale, sulle azioni promosse dal PNRR per la parità di genere. In tal senso abbiamo proposto insieme a CISL e UIL un’Agenda di Genere al fine d’intervenire in modo compiuto su ambiti ben precisi a partire da un piano occupazionale anche per contrastare la denatalità, sui temi dell’istruzione, welfare, sanità, ma senza nessun esito e con il risultato di perdere nella nostra regione anche questa occasione.

L’impatto dell’Autonomia Differenziata in Sicilia

La Sicilia è una Regione a Statuto Speciale.
Come vivrebbe la nostra Regione l’impatto di un’Autonomia Differenziata?

In Sicilia, l’Autonomia Speciale, soprattutto per le donne, più che una garanzia si è sostanziata in doppi ritardi sia se consideriamo i tempi per il recepimento di alcune leggi nazionali sia rispetto alla mancata attenzione della politica siciliana.

Rappresentanza istituzionale femminile in Sicilia

Un esempio per tutti, in tema di democrazia paritaria. Alcuni mesi fa, è stata approvata la norma che introduce per le prossime amministrative l’obbligo di rappresentanza di almeno il 40% (già vigente nel resto del paese da oltre 12 anni) per ciascun sesso all’interno delle Giunte dei comuni dell’Isola.
Tutto tace vergognosamente rispetto all’aggiornamento del sistema elettorale regionale che dovrebbe prevedere come già operativa nel resto del paese, la doppia preferenza di genere

Le donne siciliane in difesa

Come si difendono le donne da questo stato di cose che la penalizza di continuo?
Le donne della CGIL con il manifesto della Controffensiva hanno promosso presidi, manifestazioni per contrastare l’Autonomia Differenziata e rivendicare i diritti di cittadinanza delle donne. A partire dal diritto al lavoro, allo stato sociale per ridurre i divari e le differenze territoriali.
Siamo inoltre impegnate con la contrattazione, in modo da portare avanti le istanze di genere a partire dalla parità nei trattamenti economici e promuovere iniziative di welfare che consentano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Lep

Cosa sono i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni)?
Per quanto riguarda i livelli essenziali delle prestazioni, alcuni definiti nei programmi nazionali delle politiche sociali/povertà non autosufficienza, sono molto distanti dalla loro piena attuazione. In atto si registra il tentativo del governo di considerarli coincidenti con i livelli essenziali, senza che siano definiti sul piano normativo.

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