Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Abitare due isole: articolo autobiografico di Tamara Barbarossa

“…per un motivo o per l’altro, sono un triste esiliato. In un modo o nell’altro, viaggio con la nostra terra e continuano a vivere con me, laggiù, lontano, le essenze longitudinali della mia patria”. Pablo Neruda 1972 (In copertina Tamara Barbarossa di spalle)

di Tamara Barbarossa

E’ attraverso questi versi di Pablo Neruda che la scrittrice sarda, Tamara Barbarossa racconta in questo articolo autobiografico la propria esperienza di emigrata dalla Sardegna e di immigrata in Sicilia

La storia di Tamara Barbarossa

La storia che mi ha condotta dalla Sardegna a Palermo è, almeno all’apparenza, una storia come tante. Un matrimonio e un’opportunità lavorativa che ci hanno portata a scegliere tra due isole. Eppure, con il tempo, ho capito che quel viaggio era molto più di un semplice trasferimento.
Chi nasce su un’isola cresce con un rapporto particolare con il mare. Per alcuni è protezione, per altri è un confine. Io appartengo a quella categoria di persone che, fin da bambina, ha sentito un forte richiamo verso il viaggio e la scoperta. Eppure, quando arriva il momento di attraversare davvero quel tratto d’acqua, ci si accorge che non si sta lasciando soltanto una terra, ma un modo di abitare il mondo.

La Sardegna sempre nel cuore

Sono Tamara Barbarossa: una donna che, oggi, vive tra due terre.
Forse è per questo che mi sono sempre sentita vicina a quegli scrittori sardi che, prima di me, hanno compiuto lo stesso gesto. Penso a Grazia Deledda che, una volta trasferitasi a Roma, continuò a scrivere quasi esclusivamente della Sardegna, come se la distanza avesse reso ancora più nitido il legame con la sua terra. Penso a Maria Giacobbe, che ha raccontato con profondità l’emigrazione femminile, il distacco e la ricerca di un’identità capace di sopravvivere alla lontananza. In modi diversi, entrambe mi hanno insegnato che si può partire senza smettere di appartenere.

La mia sardignità

Noi sardi abbiamo una parola che descrive bene questo sentimento: sarditudine. È un senso di appartenenza profondo, difficile da spiegare a chi non è nato su un’isola. Non riguarda soltanto il luogo in cui si vive, ma il modo in cui si guarda il paesaggio, il tempo, le relazioni e la memoria. Chi attraversa quel mare porta inevitabilmente l’isola con sé.
Ho sempre pensato che nessuno meglio di un siciliano potesse comprendere questo sentimento. Mi torna spesso in mente una celebre battuta di Teresa Mannino, quando racconta di aver avuto bisogno di anni di analisi per guarire dal “mal d’isola”. Dietro l’ironia c’è qualcosa di profondamente vero. Chi cresce circondato dal mare sviluppa un legame viscerale con la propria terra.

Il mio incontro con Palermo

Nel mio caso, però, l’incontro con Palermo non è stato immediato. Mi ero laureata in Infermieristica nel 2013 e immaginavo che una città così grande, alle prese come la Sardegna con la carenza di personale sanitario, mi avrebbe offerto facilmente un’opportunità. Non fu così. Per diversi anni non arrivò il lavoro che avevo immaginato e, quasi nello stesso periodo, la mia discopatia si aggravò fino a costringermi a rallentare drasticamente la mia vita. Durante la pandemia, quando finalmente si aprirono alcune possibilità lavorative, ero ormai più spesso negli ospedali come paziente che come infermiera. In quei mesi mi sono ritrovata a pensare spesso a Frida Kahlo e alla capacità che ebbe di trasformare il dolore in un linguaggio creativo.

La scrittura e la fotografia la mia vera casa

Tamara Barbarossa

È stato allora che la scrittura è diventata la mia casa. Insieme alla fotografia, che mi accompagna da molti anni, è sempre stata il luogo in cui riuscivo a dare forma a ciò che vivevo. Attraverso i social sono nate collaborazioni con tante donne accomunate dall’amore per la letteratura, la natura e la ricerca culturale. Quella rete di incontri avrebbe cambiato profondamente il mio percorso di autrice.

Il silenzio è la mia pace

Quando le condizioni fisiche me lo permettevano, c’era poi un altro luogo che sentivo mio: la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco, con Nubia. Lì ritrovavo un silenzio che mi ricordava la Sardegna, ma con una luce diversa. Passeggiando tra le saline, osservando il volo degli uccelli migratori e il ritmo lento del paesaggio, ho iniziato a comprendere che non stavo sostituendo una terra con un’altra. Stavo imparando ad amarle entrambe. Ancora oggi sogno una piccola casa immersa nella campagna di Nubia, un luogo dove poter scrivere circondata dalla natura.

L’integrazione

L’integrazione, però, è arrivata lentamente. Non è stata una conquista improvvisa, ma una somma di piccoli gesti. I libri pubblicati, le presentazioni, le persone incontrate lungo il cammino, le collaborazioni che stanno prendendo forma tra workshop, percorsi di scrittura e iniziative culturali, fino all’invito del vostro periodico, hanno fatto sì che Palermo smettesse di essere soltanto la città in cui vivevo e diventasse una comunità a cui sento di appartenere.

Oggi ci sono luoghi che considero parte della mia quotidianità: Villa Trabia, con i suoi alberi e i tanti merli che vi abitano, la biblioteca e i suoi giardini, il cinema sotto casa, i grandi balconi del mio appartamento che negli anni ho trasformato in un piccolo giardino mediterraneo, e perfino il mio fioraio di fiducia. Sono dettagli apparentemente semplici, ma sono quelli che, senza accorgersene, trasformano una città in casa.

Il sogno ricorrente di Tamara Barbarossa

Tra l’adolescenza e i trent’anni ho fatto spesso un sogno ricorrente. Alla fine del sogno salivo su un traghetto e raggiungevo un’isola inondata di luce, dominata da un grande tempio greco. Allora non potevo immaginare che un giorno la mia vita mi avrebbe condotta in Sicilia. Oggi mi piace pensare che quel sogno non stesse indicando un luogo preciso, ma un passaggio della mia esistenza.

Per molto tempo ho desiderato tornare definitivamente in Sardegna, convinta che soltanto lì avrei ritrovato me stessa. Oggi guardo al futuro con uno sguardo diverso. Continuo ad amare profondamente la mia Isola, ma sento che anche questa terra mi ha cambiata. E mentre immagino una piccola casa a Nubia, non escludo che il mare possa condurmi ancora altrove. Perché alcune partenze non servono a lasciare la propria casa. Servono a capire che, quando le radici sono profonde, possiamo portarla con noi ovunque andiamo.
Oggi, Tamara Barbarossa porta sempre con sè la propria Sardegna.

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