Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

Devianza di genere tra i minori: prevalenza maschile

Nell’ambito della criminalità minorile emerge una prevalenza maschile. Infatti, la percentuale di maschi autori di reato supera il 96 per cento. Purtuttavia, il fenomeno della devianza minorile coinvolge in modo leggermente crescente pure le fasce femminili. Devianza di genere tra i minori

di CNDDU

In collaborazione con L’Inchiesta Sicilia

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime viva preoccupazione per il susseguirsi di episodi di violenza che vedono protagonisti adolescenti e giovani in numerose realtà del Paese.
Aggressioni, accoltellamenti, risse, atti di bullismo, sfide estreme diffuse attraverso i social e comportamenti sempre più caratterizzati dall’esibizione pubblica della sopraffazione costituiscono segnali che non possono essere sottovalutati né interpretati esclusivamente come episodi di cronaca.

La questione investe direttamente il tessuto culturale, educativo e democratico della nostra società.

I dati del rapporto “(Dis)armati” di Save the Children

Di fronte a fenomeni che generano comprensibile allarme, appare necessario evitare sia le semplificazioni sia le letture esclusivamente emergenziali.
I dati più recenti disponibili, pubblicati nel 2026 nel rapporto “(Dis)armati” di Save the Children sulla base delle elaborazioni del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, confermano che il fenomeno presenta caratteristiche nuove e particolarmente preoccupanti.

I reati

Pur mantenendo livelli di criminalità minorile inferiori rispetto a quelli di molti Paesi europei, l’Italia registra un incremento significativo dei reati connotati da maggiore aggressività.
Nell’ultimo decennio le rapine commesse da minori sono più che raddoppiate, raggiungendo 3.968 casi. Le lesioni personali hanno raggiunto quota 4.653. Mentre, le risse sono passate da 433 a 1.021 casi. Infine, le minacce da 1.217 a 1.880.

Il possesso di armi

Ancora più allarmante appare la diffusione di armi e oggetti atti a offendere tra gli adolescenti. I minori segnalati per porto abusivo di armi sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con un incremento superiore al 150 per cento.


L’utilizzo di armi

Particolarmente significativo risulta inoltre il dato emerso nel 2026 dagli studi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, secondo cui nel 2025 circa 90.000 studenti italiani tra i 15 e i 19 anni avrebbero utilizzato coltelli o altre armi per intimidire, minacciare o ottenere qualcosa da altri giovani. La percentuale corrisponde al 3,5% della popolazione studentesca, contro l’1,4% rilevato nel 2018. Si tratta di un dato che non segnala soltanto una maggiore disponibilità di strumenti offensivi, ma evidenzia una preoccupante trasformazione delle modalità attraverso cui alcuni adolescenti interpretano i rapporti interpersonali e la gestione dei conflitti.

I reati di impulso

Parallelamente, il rapporto Save the Children evidenzia un elemento che merita un’attenta riflessione: mentre i minori e i giovani adulti seguiti dai Servizi Sociali della Giustizia Minorile sono diminuiti di oltre un terzo negli ultimi vent’anni, passando da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024, aumentano le manifestazioni di violenza grave e i comportamenti caratterizzati da forte impulsività. Ciò suggerisce che il problema non sia soltanto quantitativo, ma profondamente culturale, relazionale e identitario.

Il contesto socio-culturale

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che tali fenomeni non possano essere compresi senza considerare il contesto nel quale le nuove generazioni stanno crescendo. La progressiva rarefazione degli spazi di socializzazione autentica, la fragilità di molti contesti educativi, la crescente esposizione a contenuti digitali che premiano l’estremo e la spettacolarizzazione della violenza contribuiscono a creare modelli comportamentali che rischiano di banalizzare il valore della vita umana e il rispetto della dignità della persona.

Il ruolo del digitale

Particolarmente preoccupante appare il fenomeno dell’emulazione digitale. La ricerca spasmodica di visibilità, l’approvazione immediata garantita dai meccanismi algoritmici delle piattaforme e la diffusione virale di contenuti violenti o degradanti possono favorire processi di desensibilizzazione emotiva e di progressiva normalizzazione dell’aggressività. In questo scenario, la violenza non viene più percepita soltanto come trasgressione, ma rischia di trasformarsi in strumento di affermazione identitaria e di riconoscimento sociale.

Devianza di genere tra i minori

Secondo i dati, nell’ambito della criminalità minorile emerge una prevalenza maschile. Infatti, la percentuale di maschi autori di reato supera il 96 per cento, confermando, quindi, il genere maschile come prevalente nella devianza di genere tra i minori.

Lievissima presenza femminile


Pur tuttavia, comincia a emergere una, seppur leggera, presenza femminile nella delinquenza minorile organizzata. Le minorenni coinvolte in procedimenti penali o carcerari si attestano intorno al 3-4 per cento. Si tratta, perlopiù, di reati non violenti contro il patrimonio o forme di partecipazione marginale a contesti devianti.
Ben altre, le tipologie di reato perpetrate dai maschi, che si concentrano maggiormente su lesioni, rapine, risse e porto abusivo di armi.
Ribadiamo che la devianza femminile emerge spesso attraverso dinamiche relazionali, di cyberbullismo o disagio psicologico profondo.

La presenza femminile in Sicilia

Anche in Sicilia, il fenomeno devianza di genere tra i minori coinvolge in modo leggermente crescente le fasce femminili. Sebbene i dati giudiziari e i rapporti continuino a evidenziare un quadro in cui il genere maschile resta prevalente, la partecipazione delle ragazze cresce, anche se in maniera non significativa. Solitamente, si inserisce in dinamiche di gruppo, baby gang e contesti di forte povertà educativa.

Pertanto, possiamo concludere dicendo, che nelle aree a rischio, l’affiliazione a gruppi devianti o baby gang privilegia aggregazioni maschili, relegando eventuali ruoli femminili a funzioni di supporto o copertura. Quindi, una devianza di genere tra i minori a prevalenza maschile.

L’educazione ai diritti umani

La risposta a tale deriva non può essere affidata esclusivamente alla repressione, pur necessaria quando vengono violati i principi della convivenza civile. È indispensabile un investimento strutturale nell’educazione ai diritti umani, nella cittadinanza digitale consapevole, nell’educazione affettiva, nella prevenzione del disagio giovanile e nel rafforzamento delle alleanze educative tra scuola, famiglia, istituzioni e territorio.

Il ruolo della scuola

La scuola, in particolare, rappresenta uno dei pochi luoghi nei quali è ancora possibile costruire quotidianamente percorsi di responsabilità, partecipazione e rispetto reciproco. Per tale ragione è necessario valorizzare ulteriormente il ruolo dell’educazione civica e delle progettualità orientate alla promozione dei diritti umani, della legalità democratica e della cultura della pace.

Responsabilità condivisa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita pertanto il mondo politico, le istituzioni scolastiche, gli enti locali, le famiglie, il terzo settore e gli operatori dell’informazione ad avviare una riflessione condivisa che metta al centro il diritto dei giovani a crescere in ambienti educativi capaci di generare senso di appartenenza, fiducia e speranza nel futuro.

Ogni ragazzo recuperato alla partecipazione civile rappresenta una vittoria per l’intera comunità. Ogni giovane lasciato solo di fronte al disagio costituisce invece una sconfitta collettiva.

La tutela dei diritti umani passa oggi anche dalla capacità di ascoltare, comprendere e accompagnare le nuove generazioni, offrendo loro non soltanto regole, ma esempi credibili, opportunità concrete e orizzonti di cittadinanza responsabile.

Romano Pesavento*

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