Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalisti indipendenti

I dati diffusi dal Servizio Analisi Criminale e dalla Fondazione Terre des Hommes sono allarmanti. Ce ne parla il Cnddu

di Redazione

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per i dati diffusi dal Servizio Analisi Criminale e dalla Fondazione Terre des Hommes: nel 2024 i reati contro i minori hanno superato la soglia dei 7.000 casi.
Un dato che riflette non solo l’aumento delle condotte criminali, ma una frattura profonda nel tessuto educativo e sociale del Paese.

Reati ambientali in crescita

Allarmante è la crescita dei reati legati all’ambiente digitale: pornografia minorile, adescamento e detenzione di materiale pedopornografico mostrano incrementi drammatici.
La rete, anziché essere uno spazio di conoscenza e inclusione, diventa per molti minori una trappola di isolamento e sfruttamento, dove la violenza assume forme invisibili e pervasive.

Patto educativo

Il CNDDU ritiene che l’unica risposta possibile debba fondarsi su un patto educativo rinnovato, in cui la scuola assuma un ruolo centrale nella costruzione di una cultura della legalità e della responsabilità digitale.
L’educazione civica, se vissuta come esperienza concreta di diritti e doveri, può trasformarsi in uno strumento di prevenzione attiva, capace di contrastare l’indifferenza e l’assuefazione alla violenza.
Ogni docente deve essere messo nelle condizioni di riconoscere i segnali di disagio e di intervenire con competenza, attraverso programmi di formazione permanente, sportelli di ascolto e sinergie con i servizi sociali.

La scuola non può essere abbandonata

La scuola non può essere lasciata sola: va sostenuta con risorse, formazione e una rete stabile di collaborazione con famiglie e istituzioni. Preoccupa inoltre la disparità di genere tra le vittime: l’88% delle violenze sessuali riguarda bambine e ragazze.
Questo dato conferma che la lotta alla violenza contro i minori è anche una battaglia culturale contro stereotipi e modelli patriarcali che ancora influenzano le relazioni tra i giovani.

I ragazzi devono imparare tanto altro

Il CNDDU chiede che la cultura dei diritti umani diventi parte integrante di ogni curricolo scolastico, affinché i ragazzi apprendano non solo le regole, ma il valore profondo del rispetto, dell’empatia e della giustizia.a
Occorre valorizzare le buone pratiche già presenti negli istituti, promuovendo reti scolastiche che condividano progetti educativi, momenti di riflessione e percorsi di peer education.

Trasformarela rabbia in dialogo

La scuola deve tornare a essere il primo spazio di cittadinanza, in cui i giovani imparino a trasformare la rabbia in dialogo, la paura in fiducia e la diversità in opportunità di crescita.
L’educazione alla legalità non è un argomento tra gli altri: è la base stessa della convivenza democratica e della pace sociale.

Il Coordinamento sollecita inoltre il Governo e il Parlamento a inserire nei piani di contrasto alla violenza sui minori misure strutturali di prevenzione educativa, con un osservatorio nazionale dedicato al monitoraggio del disagio giovanile.

Occorre un investimento strategico

È necessario un investimento strategico su orientamento psicologico, media education e formazione civica, con l’obiettivo di costruire una generazione più consapevole e resiliente.
Solo un’educazione fondata sulla legalità e sulla dignità della persona potrà invertire la rotta di una società che rischia di smarrire il senso stesso dell’infanzia.
Ogni aula può essere il luogo in cui la violenza si disinnesca e la libertà inizia a essere compresa, praticata e difesa.

Il CNDDU rinnova il proprio impegno al Servizio Analisi Criminale promuovere in ogni scuola italiana la cultura dei diritti umani come bussola etica e civile per le nuove generazioni, convinto che solo la conoscenza e la partecipazione possano costruire una società più giusta e solidale.

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