Lo sport come integrazione sociale delle persone disabili

Luca Licata

Lo sport come integrazione sociale delle persone disabili

- mercoledì 10 Febbraio 2016 - 08:57

Lo sport riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo fisico e sociale della persona. Praticare un’attività fisica consente di acquisire, attraverso le regole dello sport, le regole sociali, favorendo l’integrazione. In modo particolare, lo sport assume questi valori nell’integrazione sociale delle persone disabili.

 

di Luca Licata

Lo sport riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo fisico e sociale della persona. Permette di approfondire la conoscenza di se stessi e del proprio corpo. Praticare un’attività fisica, infatti, consente di acquisire – attraverso le regole dello sport – le regole sociali, favorendo l’integrazione. Proprio per questo, lo sport è sempre stato utilizzato come  mezzo educativo. In modo particolare, lo sport assume tutti questi valori per i disabili. L’inserimento di individui diversamente abili in un contesto sportivo è un fatto relativamente recente.

Lo sport per disabili nasce dopo la fine della seconda guerra mondiale, in Inghilterra, grazie alle intuizioni di un medico Ludwig Guttmann, che si trova a far fronte a un considerevole numero di persone che avevano subito handicap di varia natura, proprio a causa della guerra.

Scopo fondamentale era quello di riuscire, attraverso la pratica dello sport, a stimolare le capacità residue del disabile, recuperandone pure lo stato psicologico. Una grave disabilità fisica, infatti, produce una depressione psichica, che rende il soggetto totalmente astenico, demotivato e abulico.

Pertanto, occorre un contesto adattato, un ambiente favorevole, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione fisica del disabile. Solo così si possono proporre dei nuovi interessi, ricreando i presupposti per un’adeguata motivazione alla collaborazione del soggetto, per ricostruire attivamente la propria esistenza. Inventando delle discipline e delle tecniche sportive adattate all’handicap, si ottiene infatti un contesto sociale e ambientale rispondente a queste esigenze. Le discipline sportive praticate, inoltre, devono tenere conto di alcuni fattori, quali l’accessibilità agli impianti, la disponibilità di ausili, la possibilità di integrazione tra gli utenti.

Inizialmente, lo sport poteva essere praticato dai disabili solamente nei centri di riabilitazione che disponevano almeno di una palestra, di una piscina e di uno spazio per le discipline all’aperto. Tennis da tavolo, scherma, basket, lanci del disco, peso e giavellotto, nuoto, tiro con l’arco, erano tra le principali discipline sportive che potevano essere praticate cinquant’anni fa.

Ormai, però, quasi tutte le palestre in Italia sono attrezzate e rese accessibili a tutti. Basket, tennis e rugby in carrozzina, equitazione, vela, nuoto, sci di fondo, sono solo alcuni degli sport che possono essere praticati dalle persone con disabilità, da soli o in squadra. Ormai da anni, infatti, le Paralimpiadi affiancano le più popolari Olimpiadi e sempre più atleti vi partecipano.

Le carenze in Sicilia

La Sicilia, invece, rimane la regione con la maggiore carenza di strutture sportive per diversamente abili. Certo, questo non dovrebbe sorprendere più di tanto se consideriamo che dopo il boom degli anni ’90, che hanno rappresentato per la terra sicula un periodo di grande sviluppo di impianti sportivi (basti pensare alle inaugurazioni degli stadi di Licata, Caltanissetta, Acireale, del Velodromo di Palermo dei palazzetti dello sport di Priolo, Marsala, Trapani), molte di queste opere ancora oggi non sono state ultimate e alcune rappresentano già strutture di vecchia generazione, in alcuni casi con gravi difetti strutturali.

E dire che l’Italia può essere considerata tra i paesi antesignani dello sport per disabili. Grazie al direttore del centro paraplegici Inail di Ostia, infatti, i metodi introdotti a Londra vennero trasferiti in Italia già dagli anni Cinquanta. Ma, anche in questo caso, la Sicilia rappresenta il fanalino di coda dell’intera Penisola.

Nel 2007 l’Unione Europea ha stanziato 250 milioni di euro fino al 2013, da destinare alla costruzione di nuovi impianti e alla ristrutturazione di quelli già esistenti. Una parte di questi fondi erano destinati alle strutture sportive per disabili.

Ancora oggi, é stata spesa solo una piccolissima parte di questi fondi e, addirittura, nessuna per le attività destinate ai disabili.
Lo sport fa bene a tutti, si sa, ma per le persone con disabilità è considerato ancora più importante. Durante gli allenamenti, inoltre, viene svolta una riabilitazione che aiuta la persona con disabilità ad acquisire una maggiore sicurezza e autonomia nei movimenti e in tutte le attività della vita quotidiana. Infine, l’attività sportiva facilita il contatto e il confronto sia con le persone che presentano la medesima disabilità, sia con persone normodotate, agevolando – come abbiamo detto – i processi di socializzazione e integrazione.

 

 

 

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