Solidarietà dalla natura

Redazione

Solidarietà dalla natura

- giovedì 27 Novembre 2014 - 08:52

L’agricoltura sociale trova le sue radici più profonde nei valori della reciprocità, gratuità e mutuo aiuto che contraddistinguono le aree rurali. Questa attività è più diffusa nelle regioni del centro-nord, ad eccezione proprio della Sicilia, dove sono presenti, in numero sempre crescente, vere e proprie ‘fattorie sociali’. Radiografia di una realtà in espansione

 

di Walter Nania 

Con il termine ‘agricoltura sociale’ si cerca di definire un insieme vario di interventi che uniscono l’attività agricola a quella sociale, con l’obiettivo di produrre allo stesso tempo beni e servizi utili alla collettività. La crisi radicale del sistema economico e finanziario, che caratterizza questa fase a livello mondiale, ha accresciuto sempre più l’esigenza di ripensare l’attuale modello di sviluppo delle società occidentali, guardando così alla costruzione di un sistema economico sostenibile.

I prodotti dell’agricoltura sociale sono nella maggior parte dei casi prodotti biologici. Questa è la naturale conseguenza dell’approccio dei produttori che, con la scelta della produzione biologica, la tutela dell’ambiente e della biodiversità, realizzano una maggiore sensibilità e solidarietà e quindi un atteggiamento aperto all’accoglienza delle diversità. Tuttavia, il tratto caratteristico più importante dell’agricoltura sociale risiede nel modo in cui esse prendono forma e si realizzano nei contesti locali. Si tratta, infatti, di esperienze che nascono dalle competenze presenti nel territorio in risposta a esigenze specifiche, determinate in parte dal tessuto locale e in parte dalla forte motivazione che spinge imprenditori, cooperative, associazioni a includere persone che vivono situazioni difficili, attraverso percorsi di inserimento lavorativo. In queste esperienze, risalta la valorizzazione delle identità locali, di nuove culture e la partecipazione di giovani e donne impegnati nella realizzazione di interventi fortemente innovativi per quanto riguarda le produzioni di beni, l’erogazione di servizi, la creazione di spazi di confronto con i consumatori e la creazione di forme alternative di mercato (filiera corta, G.A.S.), per affermare un nuovo modello di agricoltura.

L’agricoltura sociale, in Italia, è più diffusa nelle regioni del centro-nord, ad eccezione proprio della Sicilia, dove sono presenti, in numero sempre crescente, vere e proprie “fattorie sociali”. Secondo quanto affermato nel Bioreport 2011 (documento ufficiale dell’agricoltura biologica in Italia), “il rapporto tra agricoltura sociale e agricoltura biologica è molto stretto, non solo per il contesto di maggiore sicurezza e livelli di benessere che l’agricoltura biologica offre agli operatori, ma anche e soprattutto per la condivisione di motivazioni etiche ed ambientali. Entrambi perseguono la difesa dei beni comuni e l’affermazione del valore sociale dell’agricoltura eco-sostenibile. Tutte e due, peraltro, rappresentano i segmenti più dinamici e innovativi del settore primario a fronte della crisi che lo investe da anni sul piano del reddito, del numero delle imprese e degli addetti”. C’è quindi alla base della crescita del fenomeno in Sicilia l’incontro tra chi intende percorrere strade nuove per riaffermare i diritti alla cura e all’inclusione sociale, a partire dal lavoro in un contesto agricolo, e chi da tempo pratica un’agricoltura centrata sul rispetto dell’ambiente e della persona.

Le fattorie sociali in Sicilia, nell’arco di un triennio sono quasi triplicate: nel 2007 erano solo 9, nel 2010 ne sono state rilevate ben 25. I dati del 2012 degli iscritti alla “Rete delle fattorie sociali in Sicilia” confermano un trend positivo rilevando 43 fattorie. Le fattorie sociali siciliane si impegnano a promuovere 1) Le Biofattorie Didattiche, che rappresentano un’occasione di interazione con il mondo della scuola, di rapporto continuativo con gli insegnanti, di coinvolgimento attivo dei ragazzi attraverso laboratori ed esperienze pratiche; 2) Il Weekend del Respiro e dell’Autonomia, per le persone con disabilità, che favoriscono il contatto diretto con la natura e il coinvolgimento attivo nei lavori tipici di un’azienda agricola; 3) I Percorsi Formativi, promuovendo percorsi di riflessione critica sui temi dell’agricoltura sociale quali la promozione della salute e l’educazione alimentare, il ruolo dell’agricoltura sociale nel sistema di welfare locale, i sistemi organizzativi e le modalità gestionali per la conduzione di una fattoria sociale; 4) I Percorsi di inclusione sociale e inserimento lavorativo, a partire dalla considerazione che l‘agricoltura sociale non si limita alla sola produzione di beni alimentari, ma svolge anche altre funzioni, quali ad esempio lo sviluppo di attività produttive ad essa connesse, ovvero l’agriturismo, la fattoria didattica, il turismo rurale, la tutela dell’ambiente, la conservazione del paesaggio, la valorizzazione delle tradizioni, promozione socio-culturale, la riabilitazione psico-sociale; 5) Il consumo critico e i gruppi di acquisto solidale, in considerazione di un approccio critico al consumo e dell’applicazione del principio di equità e solidarietà agli acquisti.

Dall’educazione alla socialità, dal lavoro alle arti-terapie, dall’orto-terapia alle terapie assistite con la presenza di animali, le fattorie sociali sono imprese agricole che offrono servizi culturali, educativi, assistenziali, formativi, inclusione sociale e lavorativa per soggetti deboli o aree svantaggiate. L’agricoltura sociale trova le sue radici più profonde nelle forme di solidarietà e nei valori della reciprocità, gratuità e mutuo aiuto che contraddistinguono le aree rurali. In modo particolare, l’intreccio che si determina tra dimensione produttiva, dimensione relazionale con piante, animali, natura, e quella familiare e comunitaria, ha permesso all’agricoltura di assolvere sempre più ad una funzione sociale.

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