Il fotogiornalista perfetto

Redazione

Il fotogiornalista perfetto

- giovedì 10 Ottobre 2013 - 09:00

Per rendere omaggio alla memoria del grande fotoreporter Mario De Biasi, numerose tra le sue opere più significative resteranno esposte nella galleria dello studio del professor Paolo Morello fino al 3 novembre. Una visita ci rivelerà che ando le fotografie coniugano l’informazione e la storia con la tecnica e l’arte la comunicazione risulta completa e avvincente

di Andrea di Napoli

All’interno del proprio studio il professor Paolo Morello, studioso e storico della fotografia, oltre che fotografo egli stesso, ha voluto esporre le opere di un grande fotoreporter scomparso a novant’anni nello scorso mese di maggio.

La mostra si intitola appunto Omaggio a Mario De Biasi”.

In un primo tempo fotoreporter del settimanale “Epoca”ed in seguito capo dei servizi fotografici della stessa gloriosa testata, Mario De Biasi era padrone di una eccellente tecnica ed indubbiamente  dotato della versatile capacità di ottenere straordinari risultati sia nelle situazioni drammatiche, come le cruente immagini scattate durante il violento intervento sovietico a Budapest, che in occasioni certamente più serene come gli intensi ritratti di artisti all’interno del loro atelier o di famose e bellissime attrici in primo piano. Celebri le sue copertine e le sue mostre. Anche l’editoria ha dedicato a De Biasi la pubblicazione di diversi libri fotografici.

Lo sguardo di decine di uomini, girati per osservare l’elegante “andatura” di Moira Orfei, è stato catturato nella più nota fotografia di Mario De Biasi “Gli italiani si voltano”, una puntuale dimostrazione che quanto si diceva sull’immaginario erotico del “maschio italico” rispondeva perfettamente al vero (ed è forse ancora valido a distanza di oltre cinquant’anni).

Nel corso della sua lunga carriera De Biasi realizzò anche una serie di formidabili reportage in tutto il mondo. Tra questi venne particolarmente ammirato il servizio fotografico eseguito durante una festa religiosa guatemalteca attraverso il quale riuscì a cogliere gli aspetti sociali e tradizionali espressi dal popolo centroamericano nei tipici rituali locali.

Ovviamente in bianco e nero, le quarantacinque stampe che la mostra propone sono tutte rigorosamente vintage, un termine ormai entrato nel linguaggio comune.

Sono chiamate vintage quelle stampe fotografiche ottenute dal negativo originale. Generalmente eseguite dallo stesso autore, talvolta possono essere anche firmate, datate e numerate. Gli esemplari vintage vanno distinti dalle cosiddette later print o modern print, stampate, invece, dopo qualche tempo.

La Galleria Studio ha sede al primo piano dello storico Palazzo Moncada, in via Bandiera n.11 a Palermo e per visitare la mostra è necessario richiedere un appuntamento tramite una e-mail all’indirizzo galleria@issf.it.

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