Rumeni in Italia

rumeni al lavoro

Sono 3 milioni e mezzo i Rumeni in Italia. 350 mila soltanto in Sicilia. Come vivono nel nostra Penisola da quando la Romania è diventata Paese membro dell’Unione Europea? Ne parliamo con Carmen Andrei Luminita, Presidente Fondatore della Confederazione C.A.P.I.M.E.D. Romania e con Carmelo Falsone, primo vicepresidente della Confederazione

 

di  Patrizia Romano 

3 milioni e mezzo. E’ il numero dei rumeni che vive in Italia, distribuito tra le zone industriali delle grandi aree metropolitane e tra le province di Roma, Milano, Torino e Verona. Inoltre, una delle aree in cui si condensa un’alta percentuale di immigrati rumeni è la Sicilia, in cui si registrano, circa 350 mila unità, concentrati prevalentemente nell’agrigentino, in particolare, a Canicatti, territorio ad alta vocazione agricola, in cui la popolazione rumena trova, come nel settore edilizio, maggiore possibilità di impiego. Una considerevole fetta della comunità rumena in Italia svolge, invece, il ruolo di badante; si tratta prevalentemente di una fetta di popolazione femminile di mezza età. In questi tre settori, gli stranieri trovano impiego con una ‘certa’ facilità, perché non occorrono documenti. In poche parole, sono i settori del ‘lavoro nero’ per eccellenza.
Proprio il lavoro nero rappresenta una delle piaghe più profonde dei rumeni in Italia. In Sicilia, come abbiamo detto,  si contano circa 350 mila rumeni, con una percentuale di lavoro in nero che al Sud supera il 60 per cento, ma del resto, anche il Nord non è immune da questa piaga, con percentuali che superano il 20 per cento. Questi numeri  ufficiali sono sicuramente sottostimati, per l’impossibilità che hanno gli organi ufficiali di seguire il flusso migratorio. “Anche  noi – dice Carmelo Falsone, primo vicepresidente della Confederazione C.A.P.I.M.E.D. Romania  – abbiamo difficoltà a conoscere l’esatta quantità di presenze in Italia, ma conosciamo i loro problemi che vanno dalla difesa dei propri diritti di cittadini Europei e di lavoratori alla difesa dei diritti della persona (violenze, soprusi, sfruttamento), ai problemi sanitari, che a volte sono di difficile soluzione anche per gli stessi italiani”.rumene al lavoro
Dal primo gennaio 2007, la Romania è diventata Paese membro dell’Unione Europea e, così come previsto dal Trattato istitutivo della Comunità Europea, i loro cittadini, godono del diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e in Italia. Da questa data, su di loro non si applicano più le disposizioni sull’ingresso e il soggiorno contenute nel Testo Unico sull’immigrazione. Questo, teoricamente, avrebbe dovuto cambiare lo stile di vita dei cittadini rumeni in Italia. Ma praticamente? Cosa è successo dal punto di vista pratico? “Nella realtà – dice Carmen Andrei Luminita, Presidente Fondatore della Confederazione C.A.P.I.M.E.D. Romania e  rappresentante alla Camera Dei Deputati – è cambiato soltanto il numero di rumeni che lavorano a nero, che vivono in massa, e che non sono regolari, aumentando casi di sfruttamento, di pedofilia, di violenza, furti, criminalità, casi di caporalato, sequestri, rapine, ricatti, prostituzione. Insomma, tutto ciò che consente di sopravvivere fuori dalla  legge. Abbiamo, persino, casi di madri che vendono i propri figli a pedofili, a parte la prostituzione”. 
Un quadro decisamente deleterio per tutti i rumeni che vivono in Italia. Problemi diversi, vissuti in maniera soggettiva, ma con un comune denominatore: la nostalgia del proprio Paese. “I rumeni – riprende Carmen – vivono con nostalgia la lontananza dalla propria terra e dai propri familiari. Vivono in uno stato di frustrazione continua. Spesso, ritornano in Romania con gravi turbe psicologiche. Sono pieni di paure, di timori. La nostalgia colpisce pure le persone che vivono in Italia da molti anni, che si trovano bene e che si sono integrati perfettamente”.

In realtà, c’è una grossa fetta di rumeni in Italia che vive bene: ha un lavoro regolare, residenza, fissa dimora, nucleo familiare stabile.

“Molti rumeni si sono integrati da anni in Italia – precisa il presidente della Confederazione –. Su di loro non grava nessuna forma di pregiudizio o discriminazione. Siamo paesi latini e, perciò, alla fine, ci somigliamo, direi. Proprio per questo è facile l’integrazione per entrambi i Paesi. Io, per esempio, vivo in Italia da 28 anni e sono cittadina italiana da 18. Mi sento cittadina italiana a tutti gli effetti”.
Nelle linee generali, l’Italia è considerata dai Rumeni in Italia un Paese ospitale e accogliente. “Voi siete in genere molto ospitali – sottolinea Carmen Luminida – Ma in particolare, maggiore senso di ospitalità si avverte al Sud. Da Roma in giù, i rumeni si sentono quasi in casa propria. Sono bene accolti e conducono una vita serena”.

Ma al di là del senso di ospitalità che, dove più dove meno, caratterizza la popolazione locale, sembra che le istituzioni di entrambi i Paesi facciano molto poco. “Lavorare in un paese che non è il tuo, lontano dai propri affetti e dalle proprie consuetudini – interviene di nuovo Carmelo Falsone, –  è solo un aspetto soggettivo e rappresenta la punta di un iceberg. La migrazione del popolo rumeno è caratterizzata da un solo elemento. Nei  momenti di bisogno sono soli  e abbandonati  a se stessi. Ogni soggetto comunica soltanto con i propri cari. Non ha un punto di riferimento o una guida, capace di aiutarlo nel risolvere sia i piccoli sia i grossi problemi che un immigrato può avere. Sia l’ambasciata rumena – continua – sia il nostro governo non  si sono mai prodigati a conformarsi all’articolo 17 della Constituzione rumena  per venire incontro ai bisogni dei rumeni in Italia. Intervengono solo, organizzando  qualche festa  o spettacolo, nient’altro.
La Confederazione C.A.P.I.M.E.D. Romania – conclude Falsone  –   si augura, non di poter risolvere tutti i problemi, ma di aver i mezzi per poter essere la guida e il supporto per tutti i rumeni in Italia”.

 

 

 

 

 

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