Il Jazz e le sue origini siciliane

Summer_jazz_festival_2013

Si svolgerà a Trabia la 7° edizione del ‘Summer Jazz Festival 2013′, un evento che si è sempre più affermato nel panorama regionale siciliano, diventando nel corso degli anni un’iniziativa di riferimento nell’ambito jazzistico e musicale nazionale.

di Giusi Serravalle

Il jazz nasce e prende forma con l’affermarsi della minoranza nera nella società americana, ma, paradossalmente, alle origini della sua storia, sono i musicisti bianchi che, appropriandosi di questo rivoluzionario genere musicale, riescono a diffonderlo e a proiettarlo verso un pubblico più ampio e, soprattutto, multirazziale. Se ciò non fosse accaduto, il jazz sarebbe rimasto ghettizzato.

L’asserzione diventa ancora più curiosa, se aggiungiamo che, a dare il maggiore contributo al jazz, insieme ai nero-americani, siano stati  musicisti siciliani. Proprio quei siculi che, più di un secolo fa, sbarcarono in America in cerca di fortuna e che furono, immediatamente, emarginati dalla popolazione indigena non meno degli afro-americani che approdarono nel Nuovo Continente in circostanze ben diverse. Qualcosa di molto forte che accomunava i siciliani ai fratelli nero-americani, senza dubbio,  c’era, se uno dei più grandi nomi del primo jazz è stato un tale Nick La Rocca, oriundo di Trapani, o Louis Prima, palermitano, così come anche uno dei grandi pianisti di ‘bebop’, Giacinto Figlia (in arte George Wallington) anche lui di origine palermitana. E la lista scorre, negli anni, con altri nomi famosi come  Frank Sinatra, Chick Corea e tanti altri ancora.

Insomma, un jazz made in Sicilia? No di certo, ma che i siciliani sentano, ancora oggi, molto forte le pulsazioni del jazz nel sangue, è un dato di fatto.

Nato nel 2007 nell’ambito del programma Nuovamente Jazz, il Summer Jazz Festival, si arricchisce di anno in anno di novità. Ad opitare la 7° edizione della rassegna dal 26 luglio al 2 agosto sarà la straordinaria location del golfo di Trabia, che, tra le eccellenze musicali e le bellezze del posto, darà vita ad un connubio unico al  mondo. La kermesse musicale sarà, quindi, per il Comune di Trabia, una vera e propria  attrattiva culturale, durante la quale verrà arricchita l’offerta di servizi di ospitalità per turisti, curiosi e appassionati della musica jazz.

Quattro doppi concerti, che avranno come protagonisti, oltre ad alcune tra le migliori band locali, musicisti del calibro di Bill Carrothers, Bill Stewart, Gilad Hekselman, Kurt Rosenwinkel, Jason Lindner, Seamus Blake, Salvatore Bonafede, Francesco Cafiso, Ivan Segreto, Lewis Nash, George Mraz.

Ma il Summer Jazz Festival 2013 è anche workshops. Durante il giorno per strumenti musicali e canto, con prestigiosi insegnanti che ne dirigeranno i corsi, il pomeriggio e la notte, saranno dedicati alle jam sessions di tutti i  partecipanti, che potranno così esibirsi liberamente.

In questa varia e raffinata kermesse jazzistica, cerchiamo di conoscere più da vicino alcuni degli artisti che si avvicenderanno nel corso della manifestazione:

Kurt Rosenwinkel, nato a Philadelphia nel 1970, è da molti considerato il chitarrista più importante della sua generazione, e la sua figura musicale è stata spesso accostata a quella di storici innovatori dello strumento quali Pat Metheny, John Scofield, John Abercrombie e Bill Frisell. Nella sua produzione discografica Rosenwinkel ha sicuramente dato prova, accanto alle sue formidabili qualità esecutive e strumentali, di una visione compositiva e musicale decisamente innovativa e talvolta visionaria, che lo ha confermato al centro dell’attenzione della critica e gli ha procurato un vasto seguito di appassionati.

Chitarrista israeliano, classe 1983, residente negli USA dal 2004, Gilad Hekselman è un brillantissimo giovane nuovo talento della chitarra jazz che, sin dal suo arrivo a New York ha iniziato a costruirsi una solida reputazione, collaborando con alcuni tra i migliori musicisti della scena jazz internazionale tra cui Chris Potter, John Scofield, Jeff Ballard, Sam Yahel, Gretchen Parlato, Avishai Cohen, Jeff ‘Tain’ Watts, Ari Hoenig. Strumentista dotato di eccezionali mezzi tecnici e di uno spiccato talento di brillante improvvisatore, Hekselman è un musicista con una maturità e una consistenza di livello assoluto, evidenti in una perfetta padronanza dei linguaggi improvvisativi più attuali, manifestate in esecuzioni scintillanti caratterizzate da audacia, consapevolezza e incisività rare. Con lui in questo tour due eccellenti musicisti quali il solido contrabbassista Joe Martin, con il quale Hekselman ha realizzato il suo secondo cd in veste di leader, già al fianco di Kurt Rosenwinkel, Art Farmer e Bill Charlap, e il valente batterista ungherese Ferenc Nemeth, che ha collaborato tra gli altri con Joshua Redman, Kenny Werner. Lionel Loueke.

Un’ accoppiata vincente è quella formata da due giovani siciliani Francesco Cafiso di Vittoria in provincia di Ragusa e Mauro Schiavone palermitano. Il loro incontro è avvenuto recentemente, ma forse anche tardivamente dal momento che i due rappresentano nei rispettivamente strumenti Sax Alto il primo e Pianoforte il secondo, quanto di meglio la Sicilia jazzistica è riuscita a produrre da una decina d’anni a questa parte. Cafiso infatti, reduce dai fasti di una carriera superprecoce, che lo ha visto calcare tutti i palcoscenici più prestigiosi, sembra proprio essere nella determinazione di trovare quella profondità di linguaggio che sublimi il sua innato genio improvvisativo, e trova, in questa fase di maturazione e di crescita artistica un compagno ideale in Schiavone, pianista colto, e ambivalente sia nel repertorio classico, quanto in ambito jazzistico, stili che miscela con gusto sopraffino in ambito sia improvvisativo che compositivo, cose che ne fanno un pianista brillante e artisticamente maturo.

Ferenc Nemeth  e Ivan Segreto sono due  musicisti con due diverse esperienze musicali. Ferenc Nemeth, versatile batterista ampiamente apprezzato sulla scena jazzistica internazionale, che incontra l’originale impronta di Ivan Segreto, cantautore di origine siciliana che fonde con entusiasmo jazz e canzone d’autore, matrici etniche e ispirazioni elettroniche ed elettroacustiche. Sud e nord del mondo si incontrano, ma anche est e ovest, laddove il ritmo diventa l’ingrediente fondante, il terreno su cui nascono sperimentazioni sempre nuove, il filo rosso che conduce in un viaggio sonoro consapevole delle proprie origini, ma costantemente incuriosito da panorami ancora da esplorare. E’ un albero che mantiene salde al suolo le proprie radici, ma si rende libero nella tensione dei suoi rami, è la fluidità dell’approccio jazzistico al fare musica che accomuna questi due talenti, seppur nell’alveo di una linea compositiva ben definita, di una forma che non esita a farsi anche canzone, gesto e voce di un colore interiore. 

Bill Carrothers è da diversi anni uno dei pianisti più originali ed eclettici della scena jazzistica USA. Solitario, colto, studioso di storia, il pianista di Minneapolis vive sulle fredde rive del lago Superiore e si contraddistingue per la sensibilità del tocco e per un pianismo romantico, peraltro estremamente comunicativo, così come per la varietà delle sue fonti d’ispirazione, capace di spaziare dalla tradizione del jazz ai repertori più disparati della tradizione americana, suscitando un suggestivo trasporto nell’ascoltatore. Carrothers presenta in questo tour italiano un trio che vede la presenza di due eccellenti musicisti coi quali in passato ha spesso collaborato, ossia il solido ed esperto contrabbassista Drew Gress, che ha suonato tra gli altri con Tim Berne, Uri Caine, Marc Copland e Tony Malaby, e il batterista Bill Stewart, giovane caposcuola e autentico mito della batteria jazz che da molti anni porta avanti la propria ricerca con originalità e rigore, già accanto tra gli altri a John Scofield, Pat Metheny, Larry Goldings e Michael Brecker.

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