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L’operina buffa di Gigi Borruso rende omaggio alla Santuzza

Brancaccio si riconferma quartiere attivo, dove la comunità si compatta attorno a un progetto teatrale come quello che il regista e attore teatrale Gigi Borruso dedica alla Santuzza. Un'Operina Buffa che animerà il territorio attraverso uno spettacolo parata, pensato e costruito insieme ai cittadini, per rivivere lo spirito dei festinelli, anima popolare e non solo dei quartieri palermitani

di Gilda Sciortino

Una città che accoglie e si fa comunità attraverso uno strumento come il teatro che arriva a Brancaccio, periferia Nord di Palermo, dove la Santuzza diventa metafora della devozione di un immaginario collettivo post-moderno che porta dentro tutti i ricordi della tradizione. E dove tutti collaborano alla costruzione di un percorso che, attraverso la devozione, crea e propone cultura.

Torna in onore del 400° Festino di Santa Rosalia il Museo Sociale Danisinni. Torna sotto forma di spettacolo di strada che parla delle piccole umanità nascoste, dimenticate, dei loro sogni di riscatto.

La tradizione dei Festinelli e dei Triunfi incontra la contemporaneità del teatro, proprio come i giovani e gli anziani di Brancaccio si sono incontrati per creare scene e costumi che si ispirano alla devozione per l’amata Santuzza.

Un progetto teatrale che riporta il teatro di comunità grazie alla collaborazione con il Centro di Accoglienza Padre Nostro, con cui si solidifica un rapporto avviato nel 2022 grazie al progetto “Itaca” realizzato con il Teatro Biondo di Palermo.

Doppio appuntamento sabato 15 e domenica 16 giugno nel cuore di Brancaccio dove si potrà partecipare a un particolare spettacolo-parata, scritto e diretto da Gigi Borruso, regista e direttore di DanisinniLab, costola teatrale del Museo Sociale Danisinni.

Un testo pensato appositamente per l’ensemble di attrici e attori di DanisinniLab, con la partecipazione di Stefania Blandeburgo e le musiche originali eseguite dal vivo da Giacco Pojero.

Con la sua Operina buffa Gigi Borruso porta a Brancaccio una miscela di tradizione e sensibilità contemporanea, provando a far rivivere lo spirito di quei festinelli che animavano gli angoli d’ogni quartiere, dove intorno a piccole edicole votive, si ascoltavano i racconti degli “Orbi”, si mangiava e si ballava insieme.

Uno spettacolo di strada con una compagnia un po’ freak e musica dal vivo che attraverserà alcuni luoghi del quartiere, mettendo a fuoco il tema dell’inclusione, le storie di integrazione e rinascita, le memorie e le attese del quartiere e della Città.

Intorno a Rosalia e al suo Festino da sempre si riconoscono culture, classi e generazioni diverse, divenendo simbolo, fin dalle sue origini, di una città in grado di accogliere le differenze, di riconoscersi in una comunità. La sua storia diventa, inoltre, emblema di chi va controcorrente, promessa di rinascita di ogni individuo dinanzi alle difficili prove della vita.

Per rispondere a come attraversare con il teatro un quartiere, a come rendere la sua comunità parte della compagnia che andrà in scena, nasce “La Luna e La Rosa” a cura del Museo Sociale Danisinni.

«A maggio, con i due laboratori abbiamo avviato la costruzione della nostra operina buffa che racconta di Rosalia – spiega Gigi Borruso -, di chi percorre la sua strada con ostinazione, di chi la smarrisce, di chi si dispera e di chi torna a sognare, dei sogni dei bambini. Delle fantasie dei “piccoli” e degli “ingenui” che non hanno ascolto».

Sarà un tripudio di suoni, colori e creatività che animerà il quartiere attraversando le sue arterie principali dove, a partecipare alla parata, ci saranno i cittadini che sventoleranno le bandierine tradizionali con la Santa Rosalia che giovani e anziani del quartiere hanno realizzato nei laboratori avviati a maggio, parte integrante del progetto teatrale.  Tutto in onore della Santuzza.

Gigi Borruso declina nella sua scrittura l’incontro con lo spirito devozionale della gente di Brancaccio, quartiere che fu casa spirituale e testamentaria del beato Pino Puglisi, tra contraddizioni, lotte e battaglie di riscatto.

E saranno proprio questi luoghi ad accogliere l’atto finale dello spettacolo in piazza: il corteo partirà alle 17 di sabato 15 giugno dal Centro Polivalente Sportivo ‘Padre Pino Puglisi e Massimiliano Kolbe’ (via San Ciro, 23A) per poi terminare con la rappresentazione davanti l’Istituto comprensivo statale ‘Padre Pino Puglisi’; alle 18 di domenica 16, invece, ci si muoverà in direzione della Casa del Beato oggi Casa Museo, in piazzale Anita Garibaldi, 5.

Lo Spettacolo 

Su di un carro – zattera, trascinato per le vie di Brancaccio dagli stessi attori, in scena la vicenda di una compagnia di commedianti per diletto, i “Cilestrini”, composta da una sarta, un’infermiera, un pescatore pensionato, una barista, una postina, un ferrivecchi ambulante e una ragazza considerata un po’ tonta, guidati da una eccentrica capocomica un po’ filosofa, interpretata da  Stefania Blandeburgo.

I commedianti ci condurranno dentro una bizzarra storia fra sogno e realtà, quando, avventuratisi con la loro zattera per mare, si perderanno e andranno alla deriva. Spersi ‘nto desertu du mari, confesseranno paure e speranze, piccoli o grandi nodi che stringono la vita di ciascuno. Nel lieto epilogo, sarà Rosa ‘a luocca, la ragazza considerata tonta, a restituirci, inaspettatamente, il senso di una città che ha cura delle sue memorie e sa coltivare i suoi sogni. E alla memoria della città di Palermo, inutile dirlo, appartiene Santa Rosalia, per tutti la Santuzza.

Le foto del servizio sono di Rossella Puccio

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