Giuseppe La Barba nell’Antologia M’illumino d’immenso

Patrizia Romano

Giuseppe La Barba nell’Antologia M’illumino d’immenso

- sabato 03 Febbraio 2024 - 20:41

Dopo 50 anni di attività giornalistica e di critico teatrale, Giuseppe La Barba si cimenta nella scrittura di racconti brevi. Ne ha scritti tanti, ma, per la prima volta, decide di pubblicarli. Componimenti brevi, ma profondi, che vengono accolti in una raccolta di poesie e racconti brevi dal titolo M'illumino d'immenso

Un secolo ci distacca da quello che divenne il componimento breve più celebre della letteratura italiana. Il componimento breve per eccellenza, che apre le porte all’ermetismo.
“M’illumino d’immenso”, di Giuseppe Ungaretti, precursore di questa corrente letteraria, caratterizzata da un linguaggio ermetico e misterioso, ci viene restituita, un secolo dopo, da una suggestiva antologia di poesie e racconti brevi, riunite sotto il celebre titolo di Ungaretti.

L’Antologia M’illumino d’immenso

M’illumino d’immenso, infatti, viene preso in prestito dalla prestigiosa casa editrice “PAGINE” per intitolare la propria raccolta di versi essenziali raccontati da autori contemporanei che hanno scelto la poesia e il racconto breve per raccontare il mondo. 
Componimenti brevi, che, in tutta la loro essenzialità, descrivono il contatto dell’uomo con l’assoluto, del finito con l’infinito.
L’editrice PAGINE ha al suo attivo la pubblicazione di riviste specializzate di letteratura, cinema e teatro.
Il volume in edizione eBook si può acquistare presso Amazon al prezzo di 9,90 Euro.

Bisogno di autenticità

L’Antologia M’illumino d’immenso rivela la sensibilità e la grande immaginazione di questi autori contemporanei che, attraverso i propri versi, si sono esposti a nudo, senza schermi, andando dritti al cuore del lettore. In un mondo contorniato da tanta ipocrisia e falsità, si avverte il bisogno di autenticità. Autenticità, che i versi di queste pagine ci restituiscono senza filtri e senza finzioni.
Il componimento breve non ha confini, né barriere, né filtri. Ci offre ricordi ed emozioni, che l’autore trasferisce in tutta la loro essenzialità al lettore e che il lettore coglie e fa propri, elaborandoli come se li avesse vissuti in prima persona. Ed è proprio in questo che consiste l’autenticità dei componimenti proposti dall’Antologia M’illumino d’immenso.

L’autenticità: comune denominatore di tutte le composizioni dell’Antologia

I versi splendidi, che emergono dalle pagine dell’Antologia M’illumino d’immenso, vibrano di autenticità. Restituire al lettore questa autenticità perduta è proprio lo scopo dell’Antologia M’illumino d’immenso.
In età moderna, le antologie offrono, in uno spazio ristretto, una scelta significativa di opere letterarie, accuratamente selezionate, molto varie, che rappresentano generi diversi. Tutte, comunque, con un comune denominatore: nel nostro caso, l’autenticità delle emozioni.
Dopo la lettura di queste brevi composizioni, proposte dagli autori della nostra Antologia M’illumino d’immenso, ci si sente arricchiti e migliorati. I testi sono tutti belli. Sembrano una sorta di manifesto. Gli autori, all’interno di ogni singola composizione poetica, passano indifferentemente dall’astrazione alla concretezza di ogni particolare.Proprio questa tendenza a mescolare il tutto, dona alle parole dei versi questa inconfondibile e immensa autenticità che ci illumina.

I racconti di Giuseppe La Barba

Tra i contenuti di questa notevole produzione antologica,  vogliamo segnalarvi quelli redatti da uno tra i più preziosi collaboratori de L’Inchiesta Sicilia, Giuseppe La Barba. Il contributo dato all’Antologia da La Barba consiste in tre racconti brevi; di cui uno, brevissimo. Tre racconti che, in tutta la loro essenzialità, sono, però, ben definiti.
La narrazione di Pippo La Barba, anche se infarcita da ricche ed eleganti descrizioni, rimane una narrazione essenziale; con un inizio e una fine, più o meno, immediati.

Giuseppe La Barba nell’Antologia M’illumino d’immenso

E’ la prima volta che Giuseppe, dopo 50 anni di attività giornalistica, iniziata alla fine degli anni Sessanta, espone le proprie composizioni. Ha scritto tanti altri racconti, ma questi sono i primi che decide di fare pubblicare. Ogni racconto è stata una scommessa con sé stesso, come ci racconta l’autore. E muove dalla voglia di narrare qualcosa che nasce dal suo animo e non dalla cronaca, come ha sempre fatto in tanti anni di attività giornalistica.
La scelta di comporre racconti brevi è legata al bisogno di autenticità e di definizione.

In questi versi, attraverso i suoi personaggi, Giuseppe La Barba ci fa toccare con mano la dimensione di ogni sentimento. Come, per esempio, la sofferenza. Una sofferenza provocata da solitudine, disperazione, visioni sconvolgenti, e che diventa la forza per maturare scelte di vita molto importanti.

Il racconto “Quell’eremo sopra la rocca”

E’ quello che succede ai protagonisti di Quell’eremo sopra la rocca; il primo dei tre racconti di Giuseppe La Barba nell’Antologia M’illumino d’immenso.
Due personaggi estremamente contrapposti sono i protagonisti. Uno l’antitesi dell’altro. Entrambi, però, hanno un comune denominatore: lo scopo finale delle proprie attività lavorative. 

Due vite a confronto

Angelo Intravaia è il nuovo commissario di Polizia di Murania, l’antico borgo in cui è ambientato il racconto. Un omone grande, appariscente, deciso e autorevole. Fra Terenzio è un ometto piccolo, insignificante, umile e smilzo, che nell’inferno a cui assiste in ogni frangente della propria vita, trova la forza di abbracciare la sua vocazione.
Entrambi lottano per garantire i più deboli. Il commissario attraverso la giustizia, il frate attraverso la carità. Tutti e due, comunque, alla ricerca di giustizia ed equilibrio sociale.
Attraverso una serie di passaggi, costruiti ad arte dal nostro narratore, la filosofia che affiora nel racconto è che il bene e il male sono due interfacce della condizione umana e non possono sussistere separatamente.

Il racconto “Mal d’amore”

Se la vita non può essere un sogno, non può neppure diventare routine. E’ quello che ha imparato, a proprie spese, Linda, la protagonista di Mal d’amore, il più breve dei tre romanzi di Giuseppe La Barba, pubblicati sull’Antologia.
Attraverso una narrazione ermetica ed essenziale, Linda, una splendida e conturbante cinquantenne, reprime, per una vita intera, gli unici desideri che, nonostante la consapevolezza del fascino che esercita sugli uomini, abbia provato. I pensieri e i desideri più reconditi sono rivolti soltanto a Donato; un giovane del Borgo in cui Linda vive con il marito e i due figli, un’esistenza all’insegna della repressione dei sentimenti più audaci. Una repressione, comunque, colmata dalla dolcezza e dalla gentilezza che il marito le rivolge come riconoscenza alla sua fedeltà.

Un attimo di fragilità

Basta un attimo di fragilità, però, in cui Linda rivela al marito i propri sentimenti e quella pace interiore, da lei costruita in tanti anni di autocontrollo, crolla. Il marito trasforma gli atteggiamenti rispettosi e delicati, nei confronti della moglie, in atteggiamenti aggressivi e brutali. Comportamenti impensabili, che fanno riflettere a fondo la nostra protagonista, ribaltando in lei quei principi che l’avevano tenuta salda ad una corretta condotta di vita.

Il racconto “Una storia strana”

Una storia strana, ma parecchio strana, fatta di legami intrecciati, che si snodano nel corso dei decenni, dando vita a forti equivoci. Equivoci, che, alla fine, graveranno pesantemente sulla vita di vittime innocenti, scambiate per carnefici, e che, pagheranno, ingiustamente, proprio da carnefici, espiando le colpe di chi le ha realmente commesse.
Tutto comincia nel ’64, con la cattura di un super latitante della mafia, arrestato, in grande stile, in casa di Gina Mistretta. E’ proprio Gina, la vittima dei decenni di intrighi ed equivoci, abilmente ricostruiti nel breve racconto di Pippo La Barba. Considerata complice della latitanza del super boss, Gina viene arrestata assieme alla sorella Rosa, capitata casualmente in casa di Gina e, comunque, convinta pure lei della colpevolezza di Gina.

La storia familiare

Pippo La Barba nei racconti pubblicati dall’Antologia m’illumino d’immenso tesse la tela degli intrighi, scavando a ritroso nella vita familiare di Gina. Una vita di lavoro e fatica, dove emerge la figura cinica e spietata del padre: Giovanni. Un uomo votato al lavoro, ma senza il benché minimo scrupolo morale. Non appagato dal lavoro svolto in campagna dai suoi 9 figli, preleva un neonato, di nome Angelo, dalla Ruota per avere una forza lavoro in più. Il comportamento di Giovanni nei confronti di Angelo sarà sempre quello di un tiranno. Al contrario dei 9 figli, che avranno sempre, nei confronti del fratello acquisito, un atteggiamento rispettoso e, per certi versi, anche ‘relativamente’ affettuoso.

Una storia d’amore

C’è, però, chi, all’interno della famiglia, va, addirittura, oltre il rispetto e l’affetto per Angelo. E’ Maria, una delle sorelle Mistretta, che si innamora imprudentemente di Angelo, con il quale ha un figlio, Luigi. Il malefico Giovanni, per coprire lo scandalo, strappa il neonato ai genitori e lo consegna alla Ruota dalla quale aveva prelevato il padre. Angelo fugge in America, contando di richiamare Maria e il figlio. Questo desiderio, però, non verrà mai appagato. Intanto, il figlio cresce e, venuto a conoscenza della sua storia, allaccia i rapporti con la famiglia con la quale era cresciuto il padre.

Rapporti riallacciati

Riabbraccia la madre Maria e si affeziona alla zia Gina. Nel desiderio di conoscere il padre, parte per gli Stati Uniti, appagando il suo desiderio. Ritornato nel Paese di origine, però, entra nella morsa della mafia locale. Quest’ultima, convinta che Luigi, in America, abbia allacciato rapporti con la mafia italo-americana, lo costringe a convincere la zia Gina ad ospitare in casa propria, considerata un ottimo nascondiglio, il super latitante. Luigi si nega. Ma questo non farà cambiare idea alla mafia, che convincerà direttamente Gina, minacciandola di fare del male al nipote, nel caso in cui si fosse sottratta all’ospitalità richiesta dai mafiosi.
Qui, il gesto eclatante di Gina Mistretta, che darà adito al grande equivoco, pagato caro dalla stessa donna. Gina, per amore del nipote, accetta l’imposizione della mafia, ospitando il boss, fino al momento della cattura, in cui verrà arrestata pure lei e la sorella Rosa.

La profondità in poche righe

Quelle dell’Antologia m’illumino d’immenso sono storie dai contorni frastagliati e dai toni forti, che affrontano tematiche sociali molto profonde. Storie sulle quali un altro qualsiasi autore non dotato della straordinaria capacità di sintesi di Giuseppe La Barba, ci avrebbe ricamato un romanzo a puntate. Dobbiamo al nostro autore, invece, il dono di offrirci in contenitori ridotti, grandi spaccati di intensa realtà. Proprio così, come ci offrisse piccoli scrigni pieni di grandi preziosi.

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