Nuova edizione de L’Inchiesta Sicilia – Testata di approfondimento fondata nel Luglio del 1996 da un gruppo di giornalist* indipendenti

Siciliani all’estero e spopolamento in Sicilia

Nonostante tutte le regioni italiane siano coinvolte nel fenomeno migratorio, esiste un gap molto forte tra le regioni del Sud e le regioni del Nord. Il record va, tristemente, ai Siciliani all'estero

di Patrizia Romano

Nove italiani su 100 decidono di lasciare il proprio Paese e trasferirsi all’estero e la stessa sorte riguarda i tantissimi siciliani all’estero.
La popolazione italiana che vive fuori si aggira intorno ai 4.999.891 milioni.
Gli iscritti all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero) sono 5,3 milioni, circa.
Il Paese in cui vive, ancora oggi, la maggior parte è l’Argentina, terra, tradizionalmente, di accoglienza per gli italiani. Molti altri continuano a vivere in Germania e altri ancora in Svizzera.

Siciliani all’estero

Nonostante tutte le regioni italiane siano coinvolte nel fenomeno migratorio, esiste un gap molto forte tra le regioni del Sud e le regioni del Nord.
Dal Sud, si emigra molto di più all’estero. Per non parlare dei meridionali che emigrano al Nord.
Ma il record tra le regioni del Sud in cui il fenomeno emigratorio segnala cifre preoccupanti, è la Sicilia. Sono tantissimi, infatti, i siciliani all’estero. Secondo gli ultimi dati del rapporto ‘Migrantes’, la popolazione siciliana residente all’estero si aggira intorno ai 4.999.891 milioni. Gli iscritti all’Aire sarebbero 768.192, incidendo nel 15,4 per cento sulla popolazione complessiva di iscritti.
Insomma, un siciliano su sette vive all’estero.

Province siciliane più colpite

Agrigento, la provincia in cui si registra il numero più elevato di partenze. Al secondo posto Catania. Al terzo, il capoluogo siciliano. La provincia in cui il numero di siciliani che emigrano è più basso è Ragusa.  Il dato più allarmante, comunque, rimane la fascia di età. I siciliani che risiedono all’estero sono sempre più giovani, Questo non significa che stiamo parlando di emigrati siciliani di terza generazione, ma di nuovi ingressi. Infatti, è proprio questo che ci allarma di più. Cioè, parlare di nuova emigrazione.

Età media degli emigrati

L’Età media dei siciliani all’estero oscilla tra i 18 e i 34 anni con un 22,8 per cento. A questi, seguono i 35enni che vanno fino ai 49enni.
Nel caso dei siciliani, però, l’estero si chiama Europa. I giovani emigrati preferiscono, infatti, rimanere in Europa.
Sempre secondo i dati forniti dalla Fondazione Migrantes, sono 540.320 gli iscritti residenti in Europa, cioè il 70 per cento, circa, del totale.
Moltissimi, però, vanno in America e, in particolare, nell’America centro-meridionale.
Il periodo più caldo è stato tra il 2002 e il 2017. In quindi anni, sono andati via 44 mila giovani.
Molto triste constatare che i siciliani all’estero sono aumentati di 12.127 unità.


Spopolamento dei piccoli Comuni

Di contro, assistiamo a un inesorabile spopolamento dei piccoli comuni. Abbiamo decine di piccoli paesi siciliani, dove la popolazione trasferita all’estero supera quella che è rimasta. Il caso più emblematico è Acquaviva Platani, in provincia di Caltanissetta, dove sono rimasti 928 residenti e quelli all’estero sono poco meno di 2.450, il 264 per cento. A questi si aggiungono Sant’Angelo Muxaro nell’Agrigentino, che ha 2450 residenti all’estero contro il 1.291 attuali (il 197 per cento) o ancora Basicò che ha perduto 1.019 abitanti contro gli attuali 594. E sono più gli emigrati che gli attuali residenti a Limina, Pettineo, Santa Elisabetta, Villarosa Tripi, Mirabella Imbaccari, Sutera, Cattolica Eraclea, Cianciana, Comitini, Bompensiere, Montedoro, San Biagio Platani, Lercara Friddi, Delia e Valguarnera Caropepe. Se poi si considera la provincia con più partenze il primato spetta ad Agrigento, con 156mila residenti che hanno deciso di andare via.

Emigrazione di qualità

L’unico dato dei siciliani all’estero che conforta, forse, è che la maggior parte dei giovani che decide di andare via possiede un titolo di studio elevato: laurea. Ecco perché si parla, spesso, di fuga di cervelli.
Si tratta, in molti casi, di ragazzi della media borghesia che tende a migliorare le proprie condizioni. Non una emigrazione dettata da condizioni di disperazione e miseria, ma una questione di ambizione ad accrescersi professionalmente. Mettere a frutto le proprie conoscenze e ambire a ruoli importanti è, certo, una cosa che, da un lato, fa onore ai nostri giovani emigranti. Non sarebbe male, però, mettere il proprio alto livello di know-how a disposizione della propria terra. Magari, contribuirebbero a risollevare le sorti della Sicilia.
La generazione che li ha preceduti, però, dall’altro canto, non ha fatto granché per arginare questa fuga.
Già all’Università si incoraggiano le prime esperienze all’estero.

Ed è di questi giorni l’intervento del M5S che, tramite il deputato Giovanni Di Caro, ha presentato un ddl contro lo spopolamento della Sicilia.

“Nell’arco di una generazione, è come se fossero scomparse tre città siciliane come Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Quasi 150 mila nostri concittadini hanno lasciano l’Isola negli ultimi 70 anni per lavoro, studio o formazione professionale. Un fenomeno di impoverimento sociale ed economico che va contrastato”: i dati vengono dal Servizio statistica e analisi economica della Regione siciliana e a citarli è Giovanni Di Caro, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, che ha presentato un disegno di legge contro lo spopolamento dell’Isola e per sostenere gli emigrati siciliani. 

Giovanni Di Caro

“Bisogna incoraggiare i siciliani a rientrare in Sicilia – sostiene Di Caro – e il ddl prevede varie iniziative: corsi di formazione e riqualificazione professionale, agevolazioni (contributi sugli interessi dei mutui) per costruire e ristrutturare alloggi, contributi per la creazione di attività produttive, assegni di studio per i figli degli emigrati, riscatti pensionistici, iniziative culturali e sociali, soggiorni in Sicilia per emigrati anziani e vacanze culturali per i giovani figli di emigrati, indagini sul fenomeno migratorio, attività promozionali nei settori produttivi all’estero, contributi sulle spese di viaggio, contributi per la traslazione in Sicilia delle spoglie degli emigrati”. 

Una serie di interventi che, come spiega Di Caro, “sono nati anche col contributo di idee del gruppo ‘Si resti arrinesci’ e del movimento ‘La valigia di cartone’ fondato da don Garau. Ai nostri concittadini – commenta il deputato M5S – va data l’opportunità di tornare nella loro isola. Gli interventi non graverebbero sul bilancio regionale, in quanto già finanziati con gli stanziamenti già previsti dalla Lr 55/1980, che questo disegno di legge rivede e aggiorna, di fatto sostituendola. Verrebbero inoltre costituiti un registro regionale delle associazioni che operano a favore degli emigrati, con la possibilità di ricevere contributi per attività nel settore, e una Consulta regionale per l’emigrazione”. Il testo sarà esaminato dalla quinta commissione (Cultura, Formazione e Lavoro). 

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