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Cucina vedica: ricette per una alimentazione…. divina

Ciò che distingue l’attitudine nella cucina dalle altre culture è la coscienza spirituale di chi cucina e la sua consapevolezza nel preparare i cibi e nel meditare a chi deve essere offerto per prima il cibo

di Patrizia Romano

I veda sono le antiche scrittura tuttora studiate in India da milioni di persone. Nei veda, non è Dio a dare in offerta all’uomo il pane quotidiano, ma è l’uomo che lo offre alla divinità in senso di devozione.
Ed è proprio questo aspetto, legato alla cultura del cibo che ci ha ispirati alla stesura di questo articolo sulla cucina vedica.
Ciò che distingue l’attitudine di cucinare nella cultura vedica dalle altre culture è la coscienza spirituale di chi cucina e la propria consapevolezza nel preparare i cibi e nel meditare a chi deve essere offerto per prima il cibo. Nella maggior parte dei sistemi religiosi, la gente chiede a Dio il pane quotidiano, mentre nei veda è al contrario. Di solito, cucinando, pensiamo a molte cose, ma generalmente non a soddisfare colui che ci dà il cibo.

Il cibo come devozione

Quando il cibo viene cucinato secondo la coscienza della divinità, i pensieri materialisti del cuoco contaminano in modo sottile il cibo e chi lo mangia. Quando invece mangiamo, il cibo cucinato con devozione per Dio, nel mangiare quel cibo, il nostro cuore si purifica, sviluppando amore.
Gli effetti che si osservano in chi mangia sono differenti da quelli che si possono notare in chi si nutre di cibi cucinati per bisogno di guadagno o per il piacere del palato. Questa è la visione dell’India, una cultura che unisce tutti i campi dello sforzo umano verso la perfezione spirituale,  e che spesso viene considerata monopolio di eremiti e yoghi.

Materialità e spiritualità

Nei Veda, anche l’arte della gastronomia può essere permeata di spiritualità. Per essere apprezzata, la cucina vedica deve essere considerata nel contesto della cultura vedica e conoscere così la tradizione sulla quale si fonda la grande cucina vegetariana dell’India.
Secondo i veda, l’essere umano è destinato a realizzare la sua identità di estremo servitore di Dio.
La comprensione dei veda comincia con realizzare che non siamo questo corpo che è temporaneo e materiale, ma siamo invece l’anima che vive nel corpo. Noi viviamo un’identità sbagliata, convinti di essere materia. Per risvegliare la nostra coscienza spirituale vi sono differenti metodi autorizzati dai veda.

Cucina per il tuo Dio

Ogni cosa va fatta per Dio e per la sua soddisfazione. Questo comporta un’attitudine spirituale anche in cucina e ancora di più comporta un’attitudine prima ancora di iniziare a preparare i cibi.  
Per accedere a questa meditazione occorre innanzitutto fare una doccia o quantomeno rinfrescarsi. I vestiti devono essere lindi e questo sempre allo scopo di trasmettere un apporto energetico più elevato possibile ai nostri cibi.

La pentola sacra


Infine, bisogna considerare la sacralità delle pentole. Considerare cioè la pentola come strumento di una meditazione che termina con l’offerta del cibo al divino. Gli utensili personali non sono permessi. Questo trasforma la cottura dei cibi in un’esperienza completamente diversa ed energicamente più significativa oltre al fatto che i cibi saranno sicuramente più raffinati, virtuosi e soprattutto cariche di energia spirituale ed emozionale.

Le ricette dei Veda


Riso dolce Khir
Versare un litro di latte in una pentola e dopo averla portata ad ebollizione continuare a farlo bollire per ancora 10 minuti con la giusta fiamma. Aggiungere una manciata del riso che corrisponde a 50 grammi, circa, 3 foglie d’alloro, mezza stecca di cannella, i semi di 5 gusci di cardamomo, precedentemente tritati.
Mescolare di frequente, quando il riso è veramente ben cotto, aggiungere lo zucchero a piacere, mescolare per qualche minuto ancora, quindi spegnere il fuoco e lasciare raffreddare. Il riso continuerà a gonfiare ed il tutto verrà come una preparazione simile ad un budino un po’ liquido, dal gusto eccezionale. A piacere aggiungere qualche goccia d’acqua di rose e di nocciole tritate

Riso alla noce di cocco
Lasciare 300 grammi di riso a bagno per un’ora e poi fatele scolare. Portate ad ebollizione mezzo litro di acqua con 200 grammi di zucchero e mezzo cucchiaino di cardamomo tritato.
Versate il riso nell’ acqua bollente e fate bollire per 2 o 3 minuti prima di abbassare la fiamma. Coprite bene la pentola e cuocete per 10 minuti circa, poi sollevate il coperchio e aggiungete 150 grammi di noce di cocco grattugiata e leggermente tostata, 50 grammi di pistacchi e anacardi tostati, 50 grammi di uva passa, un cucchiaino di burro.
Rimettete il coperchio e fate cuocere ancora per 10 minuti. Per fare evaporare l’acqua rimasta, lasciate cuocere per altri 2,3 minuti senza coperchio.
Infine, mescolate il riso delicatamente e servitelo

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