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Anima di Polvere, il nuovo libro di Fabio Ceraulo

Fabio Ceraulo si definisce una persona semplice, palermitano da tante generazioni, da sempre molto attento a tutto ciò che è cultura, arte e storia...

di Redazione

Alexis de Tocqueville soleva dire che la storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie. Fabio Ceraulo con Anima di Polvere ci accompagna in questa galleria, concentrando la sua attenzione sui quadri risorgimentali e, tra pochi originali e svariate copie, porta alla luce ritratti inediti di persone, di anime, che con umiltà e grande senso civico hanno lasciato un segno indelebile nella storia di Palermo.

 

di Elèna Vitrano

Anima di Polvere: di che anima parliamo?
“Parliamo dell’anima ipotetica di un gruppo di patrioti, e in particolare di Sebastiano Camarrone, un personaggio realmente vissuto. Era un salumiere, o come si diceva allora ‘un pizzicagnolo’ del quartiere del Capo, che insieme ad altre anime provò a rendere questa città un posto migliore, ribellandosi contro il regime Borbonico. È tutto documentato nel famoso episodio della Rivolta della Gancia, e le sue successive amare conseguenze. Sebastiano Camarrone è il personaggio principale del libro, per la storia singolare che lo ha caratterizzato e di cui non svelo di più. È stata una ricerca davvero affascinante. C’è questa lapide che lo ricorda, nella casetta dove abitava lui, al primo piano, al Capo, e che mi ha subito colpito. Mi sono documentato e ho cercato di creare intorno alla realtà dei fatti storici una parte romanzata che aiutasse a ricostruire la sua fanciullezza e quanto accadde prima di tali fatti, soprattutto a livello familiare e personale. Nel libro sono presenti anche altri personaggi, altre anime quindi, altrettanto importanti per la storia palermitana, per il nostro Risorgimento, tra cui Nicolò Garzilli e Salvatore La Placa (giusto per citarne un paio!)”.

Fabio Ceraulo, già autore del romanzo Il tredicesimo giorno, si definisce una persona semplice, palermitano da tante generazioni, da sempre molto attento a tutto ciò che è cultura, arte e storia; desideroso di conoscere al meglio la sua Palermo, calpestare le strade antiche, scoprire i luoghi più nascosti, toccare con mano ciò che lo circonda, partendo dal visibile fino all’invisibile.

Perché questo interesse per Sebastiano Camarrone?
“Sono un grande appassionato di storia risorgimentale. Un giorno passando per la strada del Capo, ho incrociato questa lapide. O meglio, qualcuno mi fece notare una lapide un po’ scolorita, e così ho subito cercato di capire di cosa si trattasse. Ho effettuato qualche ricerca, per poi tornare su quella stradina, sotto quella lapide, posta al primo piano, e proprio lì c’erano degli operai che stavano facendo lavori di ristrutturazione. Chiesi di parlare con il proprietario, scoprendo che era uno dei bottegai del Capo, il quale si è mostrato subito gentile e disponibile, nonché incuriosito da tutta la vicenda. Non sapeva infatti nulla né della lapide, né del personaggio. Il bottegaio mi ha poi dato il permesso di salire, facendomi così visitare la casa in fase di ristrutturazione. Ricordo che c’erano ancora le mattonelle antiche, dell’800. Per me è stato davvero emozionante. C’era anche un tavolino, messo in un angolo, probabilmente usato dagli operai, e per qualche istante mi è sembrato di vedere questo ragazzo seduto, da solo, che pensava e rifletteva sulle sue idee rivoluzionarie. Da lì poi è cominciato tutto”.

Una pistola antica, leggermente stilizzata, e il volto di un uomo dagli occhi bendati (nello specifico Carmelo Galati, attore ‘rigorosamente’ palermitano) caratterizzano la copertina di Anima di Polvere, che senza pretese intende dimostrare che “non esistono martiri di serie A o di serie B”. Esistono i martiri, le vittime di guerra, e tutte meritano un posto d’onore nella storia, nella nostra memoria.

Quanto tempo ti ha portato via la realizzazione di Anima di polvere?
“Ricostruire la vicenda storica è stato abbastanza difficile, perché non ci sono documenti ufficiali relativi al protagonista stesso, tantomeno al dietro le quinte della Rivolta della Gancia, che pur trattandosi di un episodio famoso, in tanti non sanno come nacque, quali le cause scatenanti e quali le conseguenze. Quindi sì, tante sono le ricerche dietro a questo lavoro. Una volta conosciuta la verità, sono passato alla fase ‘creativa’, escogitando qualcosa che potesse sposarsi coi fatti descritti. Ritengo che questo nuovo romanzo sia storicamente parlando molto forte, e che spero di far conoscere almeno ai miei concittadini, dimostrando che quello che si trova scritto sui libri di storia non va sempre dato per scontato; nella fattispecie ciò che accadde in quella decina di giorni, inizi di aprile, nel corso della Settimana Santa, sono cose che non si trovano facilmente. In quanti sanno che il 4 aprile fino agli anni ’20 era una giornata di festa? Ricerca dopo ricerca, è emerso che tante verità sono state volutamente ‘sotterrate’. Ed è un aspetto a cui tengo molto, al di là del personaggio che ho cercato di rendere il più umano possibile, scrivendo delle sue idee, dei contrasti generazionali col padre, del suo rapporto con amici, parenti e conoscenti. Lui che da semplice aiutante di bottega del padre, diventa protagonista indiscusso di un momento cruciale del nostro Risorgimento (e che precede l’arrivo dei Mille di Garibaldi)”.

Hai avuto il supporto di qualcuno in particolare durante le tue ricerche?
“Nonostante Sebastiano Camarrone non abbia avuto figli, ho tentato di rintracciare qualche suo discendente indiretto, riuscendo infine a prendere contatto con uno di questi. Il nostro è stato comunque un incontro di scambio di informazioni e cortesie. Successivamente ho proseguito con le mie ricerche in modo autonomo. Una cosa particolare che ho scoperto su Camarrone è che per tanti anni, fino alla fine, ha indossato un amuleto, una sorta di collanina con un sacchettino probabilmente contenente una reliquia. Ho cercato allora di capire che origini potesse avere quella reliquia, il tipo di legame che potesse avere con quel periodo e più in generale di che Santo potesse trattarsi. Che dire? Mi sono divertito, ci ho giocato molto, arrivando infine a costruire intorno ad essa una storiella tra il divertente e il paranormale.
Una passeggiata, una lapide, un incontro, il fascino ‘romantico’ (nel senso stretto del termine) della figura di questo ragazzo realmente esistito. Quando si scrive, si prende sempre spunto da qualcosa; il resto vien poi da sé”.

Fabio Ceraulo presenterà Anima di Polvere (per Leima Edizioni) il prossimo 9 giugno, in occasione dell’ottava edizione di Una Marina di Libri, presso l’Orto Botanico di Palermo.

Lo stimato autore nostrano ha già all’attivo varie pubblicazioni, autorevoli testimoni di un legame indissolubile con la sua Palermo (Palermo nascosta, Palermitando, Certe strade semideserte). Reduce dal successo del primo romanzo Il tredicesimo giorno (Milena Edizioni, 2015) che lo ha portato in giro per l’Italia, Ceraulo ha infine concluso:
“Mi auguro lo stesso seguito lo abbia anche Anima di polvere. Ho già strappato qualche promessa, e voglio essere fiducioso. Mi auspico inoltre, e lo proporrò all’Amministrazione Comunale, che la data del 4 aprile torni a essere se non una festa, una giornata della memoria delle vittime di guerra e della criminalità. Tutte le vittime, perché in fondo il sangue ha sempre avuto lo stesso colore”.

 

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