La Sicilia e il resto d’Italia: l’eterno divario economico

Luca Licata

La Sicilia e il resto d’Italia: l’eterno divario economico

- mercoledì 18 Gennaio 2017 - 08:05

Il divario economico tra la Sicilia e il resto d’Italia permane e, nonostante decenni di nuove politiche economiche, La divergenza è ancora molto forte...

Il divario economico tra la Sicilia e il resto d’Italia permane e, nonostante decenni e decenni di nuove politiche economiche, La divergenza è ancora molto forte

 

di  Luca Licata

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Banche Imprese, Obi sulle previsioni 2017-2020 del valore aggiunto e dell’occupazione per tutte le province italiane e per i comuni del Mezzogiorno, gran parte del Mezzogiorno continua a perdere terreno rispetto alle altre macro-regioni. Il divario tra la Sicilia e il resto d’Italia permane e, nonostante decenni e decenni di nuove politiche economiche, il divario economico è ancora molto forte

Gli elementi che mettono in evidenza tale divario sono tanti. Intanto, il livello di evasione fiscale in Sicilia è decisamente più elevato rispetto alla media nazionale. Inoltre, la Sicilia, a fronte di un valore pro-capite di spesa totale nettamente più basso della media nazionale, ha un valore della spesa del personale più alto. I salari in Sicilia sono i più bassi d’Italia. Il valore aggiunto per lavoratore in Sicilia è di dieci punti inferiore a quello che si misura nel Centro-Nord. Tale discrepanza, però, non si rispecchia nel valore dei salari, solo lievemente inferiori, ma alla contrattazione nazionale. Bisogna tenere conto che le aziende siciliane, per quanto riguarda la gestione della forza lavoro, integrano una parte di legale e una parte di sommerso. La Sicilia, inoltre, si caratterizza per una disoccupazione giovanile vicina al 50 per cento e un tasso di disoccupazione generale che è più del doppio rispetto a quello del Centro-Nord. Il costo del credito è il doppio rispetto alle altre aree del Paese. La difficoltà di ottenere credito, o averlo a costi fuori mercato, impone a livello intra-aziendale scelte che penalizzano proprio quegli investimenti che servono a migliorare l’efficienza produttiva.divario economico

Davvero la Sicilia è meno produttiva del Centro-Nord? Ed è possibile prescindere dal contesto in cui si muove l’economia e dalle condizioni economiche che caratterizzano l’intero Mezzogiorno?

Questo divario è il frutto  del lavoro dei governi precedenti, che hanno gestito una situazione di gravissimo sbilancio di parte corrente (oltre 3 miliardi di euro),  di utilizzo negli ultimi anni di una parte consistente dei fondi destinati agli investimenti per coprire questo squilibrio, di spesa inefficace, soprattutto sul costo del personale,  di una spesa non focalizzata sullo sviluppo, di finanziamenti a pioggia su settori non indispensabili.
Ma è anche una questione di mentalità imprenditoriale. Le imprese siciliane, oltre a essere piccole, raramente si costituiscono in gruppi e, si sa, più le imprese sono isolate e piccole, meno sono produttive. La dimensione d’impresa in Sicilia, in parte è legata, appunto, alla cultura imprenditoriale e al tipo di interazione fra azienda e contesto economico.
Ma le previsioni sono ancora peggio. Da qui al 2020 continuerà ad allargarsi il divario economico tra il Mezzogiorno e il resto del Paese: nel Sud, il Pil crescerà a ritmi dell’1 per cento l’anno, contro una media nazionale di 1,5 per cento, e l’occupazione solo dello 0,5 per cento.
Senza politiche adeguate il divario Nord-Sud è destinato a perpetuarsi, privando il Mezzogiorno di una opportunità di crescita e sottraendo all’intero paese risorse e mercati di sbocco.

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