Melanoma, la pelle “memorizza” il danno ricevuto dalle scottature solari prese da bambini

Redazione

Melanoma, la pelle “memorizza” il danno ricevuto dalle scottature solari prese da bambini

- lunedì 12 Dicembre 2016 - 08:18

Un tempo era un tumore raro ed invece, negli ultimi 15 anni, il numero dei casi è praticamente raddoppiato...

Un tempo era un tumore raro ed invece, negli ultimi 15 anni, il numero dei casi è praticamente raddoppiato. A convivere con una diagnosi di melanoma, la forma di tumore della pelle più temuta e aggressiva, sono almeno 100.000 italiani e oltre 10.000 sono i nuovi casi ogni anno

 

di  Arianna Zito

 

Quali sono i fattori di rischio?
“Quelli più significativi – spiega Ignazio Stanganelli, responsabile Centro Dermatologia Oncologica, IRST Romagna, professore associato Clinica Dermatologica, Università di Parma e referente per la Dermatologia di IMI – Intergruppo Melanoma Italianosono: familiarità ed anamnesi personale per melanoma; esposizioni solari di tipo intermittente con eritemi e scottature durante l’infanzia e l’adolescenza; esposizione frequente a radiazioni ultraviolette artificiali ad esempio, le lampade abbronzanti; pelle fotosensibile che si arrossa facilmente e si abbronza poco (soggetti con i capelli rossi); pelle con segni di invecchiamento solare e storia di carcinomi cutanei, anche definiti epiteliomi; soggetti con molti nevi (nei) melanocitici (più di 40). In particolare, per quest’ultimo sottogruppo di popolazione, il rischio relativo di sviluppare il melanoma è direttamente collegato al numero di nevi e in particolare alla presenza di numerosi nevi atipici, superiori a 5 millimetri di diametro”.

ignazio-stanganelli

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Fondamentale è, anche in questo caso, la prevenzione primaria?
“Adottare comportamenti virtuosi può evitare l’insorgenza della malattia. Ci sono norme comportamentali che bisogna conoscere per ridurre il principale fattore di rischio ambientale, ovvero l’esposizione ai raggi ultravioletti di tipo UVA e UVB. Mentre prima era considerato un potenziale carcinogeno, dal 2006, l’ultravioletto è considerato un carcinogeno completo, al pari del fumo di sigarette. Ed infatti, nel 2011, il Ministero della Salute ha emanato una direttiva che proibisce l’utilizzo dell’ultravioletto artificiale nella popolazione al di sotto dei 18 anni”.

Quali sono i sintomi che devono far pensare ad un melanoma?
“La diagnosi precoce si basa sull’identificazione di parametri di forme e di colori che lancia una macchia scura o parzialmente pigmentata. Tutti abbiamo macchie scure ovvero dei nei. Qualche volta il neo cambia”.

Come possiamo riconoscere un neo sospetto?
“Possiamo sintetizzare queste modifiche nelle prime lettere dell’alfabeto ABCDE: asimmettria della lesione, bordi irregolari o a carta geografica, colore disomogeneo oppure un colore piceo o nero molto intenso, dimensioni superiori ai 6 millimetri. Ma la lettera più importante è sicuramente la e, l’evoluzione rapida. Generalmente, infatti, il melanoma tende a raddoppiare in 6/12 mesi.

Un altro importante parametro morfologico di pratica applicazione è il riconoscimento del cosiddetto “brutto anatroccolo”, cioè il neo diverso rispetto agli altri. Soprattutto quando sono macchie o nei rilevati, che tendono a sollevarsi rapidissimamente e sono duri. Allora, ovviamente, è importante la valutazione del dermatologo. Il dermatologo, infatti, osserva nella maggior parte dei casi con l’utilizzo di una lente, il dermatoscopio, e quindi in microscopia in epiluminescenza che gli permette di vedere meglio la distribuzione dei colori della macchia e la presenza o assenza di strutture che possono essere predittive di melanoma”.

È utile effettuare una mappatura dei nei?
“Quella che è comunemente chiamata mappatura computerizzata rappresenta un vantaggio ma può essere uno svantaggio se non è applicata attraverso dei criteri di scientificità.  Perché un dermatologo deve mappare un neo? Deve mapparlo perché non è capace, durante la visita, di formulare un giudizio, quindi ha bisogno di un successivo controllo. Quindi la mappatura non è la certezza per il paziente ma è l’incertezza del dermatologo. Dunque mappatura sì, ma con giudizio. Le lesioni che possono essere mappate sono quelle, tra virgolette, borderline o sospette. Però in presenza di una singola lesione sospetta, a quel punto, è meglio l’asportazione. Al contrario, se una persona ha 4 o 5 nei differenti che somigliano a dei melanomi però non sono palpabili, non sono rilevati, a quel punto il dermatologo esperto può fare il monitoraggio con grande prudenza, appropriatezza ed efficacia”.

Una volta accertata la presenza di melanoma, oltre all’asportazione, che tipo di cure si possono fare?
“Una corretta diagnosi precoce e un’appropriata asportazione chirurgica garantisce una sopravvivenza del paziente al 100%, questo però se il melanoma è in fase iniziale, ovvero in situ (le cellule cancerose sono solo nello strato più esterno della pelle e non si sono diffuse più in profondità n.d.r.). In presenza di un melanoma invasivo, in base alla profondità del melanoma, che tecnicamente prende il nome di spessore di Breslow, la malattia può diventare più o meno importante. Spessori di Breslow importanti danno delle possibilità di sopravvivenza veramente scarse, soprattutto quando lo spessore è superiore ai 2 millimetri. Ovviamente la terapia chirurgica ma anche quella medica ci danno una mano ma purtroppo non si ottengono dei risultati al 100% e in tutti i pazienti”.

Il melanoma, infatti, negli stadi più avanzati può essere più difficile da trattare. Gli standard di trattamento includono:

  • Intervento chirurgico
  • Immunoterapia
  • Terapia mirata
  • Chemioterapia
  • Radioterapia

Per i melanomi ad alto rischio di progressione nuove speranze vengono dalle terapie a bersaglio molecolare (target therapy) che inibiscono specifiche mutazioni geniche del tumore come la mutazione BRAF che si trova nel 50% dei melanomi in stadio avanzato. Un’importante novità è rappresentata dagli anticorpi immunomodulanti che hanno dimostrato di prolungare la sopravvivenza a lungo termine in pazienti con malattia avanzata.
Si è scoperto che la pelle “memorizza” il danno ricevuto dalle scottature solari prese da bambini. Queste costituiscono un importante fattore di rischio, in quanto possono innescare il processo patologico anche a diversi anni di distanza.

È dunque particolarmente importante sensibilizzare i bambini. E proprio in questi giorni è partita in Sicilia la prima tappa dell’edizione 2016/2017 del progetto educazionale di prevenzione primaria nell’ambito della campagna “Il sole per amico” che l’IMI – Intergruppo Melanoma Italiano ha promosso, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e che vede coinvolte 70 scuole elementari siciliane.

“I programmi sanitari in ambito scolastico sono l’ideale per insegnare comportamenti salutari ai bambini, in quanto questi insegnamenti persistono facilmente anche in età adulta. L’insegnamento di strategie di protezione dal sole e dalle cattive abitudini di esposizione sono relativamente facili da acquisire e da fare proprie come comportamenti quotidiani. Sapere come prevenire le scottature solari ed essere in grado di attuare comportamenti protettivi al sole può fornire ai bambini un senso di autocontrollo rispetto al loro benessere e un aiuto a mettere in pratica degli accorgimenti che hanno un effetto sia immediato (minori scottature e minore incidenza di eritemi) che tardivo (minore incidenza in età adulta di tumori cutanei). L’educazione dei bambini può inoltre tradursi in un messaggio che può influenzare positivamente anche il comportamento degli adulti nell’ambito familiare”.

http://www.medisalute.it/melanoma-pelle-memorizza-danno-scottature-solari/

 

 

 

 

 

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