Alessandro Bazan: Divagante

Redazione

Alessandro Bazan: Divagante

- mercoledì 31 Agosto 2016 - 08:58

‘Alessandro Bazan. Divagante’, la mostra a cura di Sergio Troisi, organizzata dall’Ente Mostra di Pittura ‘Città di Marsala’, in scena sino al 16 ottobre...

Con “Divagante”, Bazan espone a Marsala opere e inediti dal 1999. Contaminazione dei repertori e andamento jazzato fra temi, figure e stilemi del ‘900. Al Convento del Carmine la mostra-evento dell’estate 2016

 

di Redazione

Un divagare circolare fra temi, figure e stilemi del Novecento; la contaminazione dei repertori e un andamento ‘jazzato’ per suggestioni figurative da rintracciare anche in opere del passato, non soltanto recente, che  ribadiscono la centralità  della pittura.
S’intitola ‘Alessandro Bazan. Divagante’ ed è la mostra a cura di Sergio Troisi, organizzata dall’Ente Mostra di Pittura ‘Città di Marsala’, in scena sino al 16 ottobre.
Nelle sale del Convento del Carmine sono esposte circa 35 opere di Bazan (Palermo 1966) realizzate dal 1999 ad oggi: una prima sostanziosa antologica, inclusi numerosi inediti, che documenta oltre quindici anni di attività di uno degli interpreti di rilievo della pittura italiana contemporanea ed esponente – insieme a Francesco De Grandi (protagonista di una esposizione a Marsala nel 2014, sempre curata da Troisi), Andrea Di Marco e Fulvio Di Piazza – della cosiddetta Scuola di Palermo. Divagante

Spiega il curatore: “È anche attraverso questo sistema di rimandi che Bazan va assemblando da quasi un quarto di secolo la propria personalissima iconografia, immettendo tutti quei riferimenti nel paesaggio di una dimensione quotidiana tanto, in apparenza, risolta su un registro basso e ironico (…) quanto, in realtà, smagato, deviante, saturo di insidie e di trappole. Si tratti di scenari urbani – città inquadrate dall’alto, porti, skyline di luci notturne viste da grandi pareti vetrate – di una natura sin troppo fiorente e rigogliosa per non essere minacciosa (come Il lato oscuro), dei tanti interni dove gli elementi di arredo e gli oggetti di ogni giorno sembrano, per forza paradossale di presenza iconica, apparecchiare un teatro di spaesamenti, ogni volta questa pittura sospende il suo significato in un orizzonte percettivo limbico, in bilico”.
Di scena a Marsala saranno, dunque, quelli che il curatore definisce “continui cortocircuiti tra cultura alta e bassa” che hanno caratterizzato certa produzione degli anni Novanta della Scuola di Palermo, gli anni in cui Bazan metteva a punto i propri processi figurali: segno, colore, la componente ironica, l’andamento jazzato e l’esibizione a tratti persino spavalda della gratuità dell’immagine.

Troisi sottolinea poi il tema della contaminazione dei repertori e l’ibridazione dei generi” considerati solo il “pre-testo di una operazione condotta sul corpo stesso della pittura.

“A distanza di vent’anni o quasi dalla cosiddetta Scuola di Palermo, – conclude il curatore – è lecito riconoscere che era questo il filo che si tendeva tra Bazan, De Grandi, Di Marco e Di Piazza pur nella evidente diversità degli approcci e delle traiettorie, in una assunzione di responsabilità della pittura dinanzi al proprio tempo”.

 

Alessandro Bazan

E’ nato nel 1966 a Palermo dove vive e lavora. Ha un ruolo di primissimo piano nell’ambito di quella che ormai viene definita come “l’interessante realtà artistica palermitana”. Oltre ad una serie di mostre personali e collettive nelle migliori gallerie italiane, é stato incluso nella lista degli artisti scelti dalla Farnesina per rappresentare l’arte contemporanea italiana. Sin dalle prime mostre all’inizio degli anni Novanta, Alessandro Bazan elabora un linguaggio sintetico e fortemente espressivo, riuscendo a essere allo stesso tempo estremamente colto e popolare. L’ambientazione preferita dei suoi quadri è una quotidianità allucinata e indolente, a tratti grottesca a tratti malinconica, in cui uomini e donne si muovono in interni domestici o in improbabili foreste o spiagge e sono dipinti con pennellata veloce e colori accesi e contrastati.

Ricorrente è anche la scelta di temi e soggetti legati alla passione di Bazan per il jazz, la musica che più si avvicina, con tutti i suoi scarti e le sue improvvisazioni, al modo di dipingere dell’artista. Ogni quadro di Bazan usa la grammatica del cinema. Donne, passione, sesso e violenza sono ingredienti basilari per la struttura del più tipico noir.

Durissima ma possibile quando si accetta il grigio notturno, la pioggia sugli impermeabili, le signore procaci in occhiali scuri, i maschi ambigui dai caratteri spigolosi, le stanze polverose e decadenti, una villa insospettabile in mezzo al verde.

Con Bazan, innanzitutto, cambia il meccanismo narrativo. Le inquadrature uniche bloccano il frame della massima tensione umana. Il colore diventa infuocato ed è molto simile all’arcobaleno acceso che pulsa sotto il bianconero del noir.

Per dimostrare che mentre senza i maschioni il gioco funzionerebbe, tutto cadrebbe in mancanza dell’universo femminile. Quei maschi indomiti fanno le facce dure, si muovono da veri coatti, sembrano i piccoli padroni del piccolissimo mondo in cui vivono. In realtà barcollano come birilli sotto gli sguardi, le tette, i culi, le scarpe o le gambe di alcune dominatrici dalle forme insolenti.

Alla mostra, realizzata con il contributo di ElenkArt, è dedicato un catalogo Glifo Edizioni.

Foto di Alessandro Di Giugno e Giacomo D’Aguanno.

Orari di visite al Convento del Carmine: dal martedì alla domenica: 10-13 e 19-21. Chiusi tutti i lunedì.

Biglietti: intero 3 euro. Gratis: studenti, disabili e over 65 Info: http://www.pinacotecamarsala.it/

 

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