Dalla crisi a Palermo 2020 – Lo stato di salute della città metropolitana

Redazione

Dalla crisi a Palermo 2020 – Lo stato di salute della città metropolitana

- mercoledì 20 Luglio 2016 - 08:00

Come sta il capoluogo siciliano? Dal rapporto della Cgil, ‘Dalla crisi a Palermo 2020’, lo stato di salute della città metropolitana...

Come sta il capoluogo siciliano? Dal rapporto della Cgil, ‘Dalla crisi a Palermo 2020’, lo stato di salute della città metropolitana. Le criticità più salienti 

 

 a cura della  Redazione

Lo stato di salute territoriale della città metropolitana, radiografata dalla Cgil in un rapporto dettagliato sul territorio, ‘Dalla crisi a Palermo 2020’, appare molto precario.
L’analisi sul capoluogo, che  ha interessato sia l’area economica sia quella sociale, fotografa il processo di terziarizzazione in corso, condensato nel  dato dell’86,4 per cento di ricchezza prodotta dai servizi  e da  una restante quota del 13,6 per cento che proviene dai settori dell’agricoltura e dell’industria.

Dai dati elaborati  dal Cerdfos, il centro studi della Cgil, appare particolarmente preoccupante  il dato relativo al  manifatturiero, il cui valore aggiunto  è passato da una quota del  5,5 per cento a meno del 3 per cento.
Nel 2015, gli occupati dell’industria in senso stretto in provincia di Palermo  erano circa 27,4 mila.
Il dato presenta una flessione di 4,2 mila occupati rispetto al 2008.
Le imprese attive in provincia di Palermo sono passate da 6.874 nel 2009 a 5.667 nel 2015. Questa variazione  è stata più contenuta nel periodo che va dal 2009 al 2011, in cui si registra il -5,9 per cento, mentre si è accentuata dal 2011 in poi, registrando un calo delle imprese del 12,4 per cento.

Quasi tutti i settori sono con saldo negativo. I due settori che si salvano sono le industrie alimentari, che passano da 1.550 imprese a 1589, e le riparazioni e  installazioni di macchine, che passano da 206 a 321. media_impresa_

Il manifatturiero è il settore su cui si accendono i riflettori,  perché la Cgil ritiene che la ripresa economica della Città metropolitana debba assolutamente ripartire dal consolidamento e da un suo rilancio. Non c’è sviluppo senza un’industria manifatturiera adeguata, dall’agroindustria alla meccanica, con spazio per le imprese tradizionali, e per quelle innovative. La provincia di Palermo continua a caratterizzarsi dunque come area prevalentemente terziaria.
In buona sostanza,  si è creata una desertificazione del sistema produttivo palermitano, in un’area in cui non si producono più beni, ma soltanto servizi, un terziario qualitativamente basso.
In buona parte, tutto questo è stato  influenzato dalla chiusura della Fiat. Per questo, si avverte l’esigenza di programmare una nuova reindustrializzazione che punti a rafforzare quel poco che è rimasto e allo stesso tempo a rilanciare, con un piano organico,  quei settori produttivi innovativi che creino innovazione, sviluppo reale e nuova occupazione.
Da qui l’esigenza di un confronto con le amministrazioni dei comuni in cui ricadono le aree industriali oggi svuotate di Brancaccio, Carini e Termini Imerese per gettare le basi di un nuovo metodo di lavoro e la creazione  di un’associazione per lo sviluppo con i soggetti interessati.

L’analisi della Cgil è un punto di partenza. Nei prossimi mesi la volontà della Cgil è di capire meglio le caratteristiche e le  performance dei  comparti positivi,   considerando il dato gravissimo della  disoccupazione di Palermo e in tutta l’area metropolitana. E procedere con nuove iniziative.

La crisi di questi anni ha avuto refluenze sul sistema occupazionale nella provincia di Palermo. Gli ultimi dati Istat, relativi all’indagine trimestrale sulle forze di lavoro, ci danno un’occupazione  nella provincia di Palermo di 324 mila  unità. Ma il dato più si coglie  tra i disoccupati e gli inattivi, oltre 500 mila persone a vario titolo fuori dal ciclo produttivo (102 mila persone in cerca di occupazione e 417 mila inattivi).

In considerazione del fatto che nel  Mezzogiorno è stato rilevato un tasso del 40 per cento circa degli inattivi, una potenziale forza lavoro (scoraggiati e disponibili a lavorare)  che vorrebbe lavorare, ma non trova le giuste opportunità,  se ne  deduce che, sommando  questa massa di persone, che  a Palermo  costituisce oltre  160 mila unità,  al dato dei  102 mila disoccupati,   si arriva a una stima di oltre 260 mila persone in cerca di occupazione nella provincia di Palermo, con un tasso di disoccupazione della città metropolitana che gravita intorno al 42 per cento. E siamo  ben  al di sopra del tasso di disoccupazione che a Palermo è del 23,9 per cento.

 

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