Tra minerali e rocce

Redazione

Tra minerali e rocce

- venerdì 11 Marzo 2016 - 07:46

Conversazione con Vladimiro Mauro, un esperto ed apprezzato “cercatore” e collezionista.

di Andrea di Napoli

In ciascuno dei suoi tre “Regni”, la Natura ci offre rilevanti esempi di Bellezza. fra gli animali si distingue l’eleganza dei felini, nell’ambito del Regno Vegetale la delicatezza delle orchidee e, infine, magnifici nel loro genere, troviamo i colori e le splendide geometrie delle formazioni di cristalli del Regno Minerale. Non deve meravigliare, quindi, che una grande quantità di amatori abbia subito il fascino di quella che per dimensioni costituisce la più grande opera d’arte: la nostra Terra. Durante l’incontro con Vladimiro Mauro, un libero  professionista noto, però, nell’ambiente specifico, come ricercatore e raccoglitore di minerali, la prima domanda è ovvia:

In quali modi l’appassionato di “pietre” entra in possesso dei suoi campioni? Esistono dei canali commerciali o il reperimento attraverso la ricerca personale costituisce una esperienza emotiva in più, un vero e proprio “valore aggiunto”?

« Un collezionista di minerali ha diversi modi per reperire campioni: nella stragrande maggioranza dei casi comprandoli nelle fiere specialistiche. Si  svolgono ogni settimana in tutta Italia, ma non in Sicilia dove questa passione è ancora semisconosciuta. Personalmente  ho “fatto acquisti” in fiere nazionali ed estere, ma la maggior parte dei miei campioni li ho scambiati con altri collezionisti o trovati in cave, affioramenti o siti mineralizzati all’interno dei quali è consentito scavare. Certamente trovare personalmente un campione importante da aggiungere alla collezione è un valore aggiunto perché è come se fosse un figlio, come se quel cristallo mi avesse atteso a lungo per essere raccolto, pulito ed esposto in vetrina.»

Come si individua un sito in cui sono presenti minerali interessanti? Sono riconoscibili a occhio nudo oppure occorrono alcune indagini più approfondite?

«La conformazione dei rilievi, il tracciato dei fiumi, i tipi di suolo e di vegetazione rappresentano gli indizi più utili per comprendere la geologia del sottosuolo. Comunque, prima di andare alla ricerca di un minerale, occorre uno studio preventivo ed un “rito” di indagini preliminari,  consultando sulle mappe le quote più mineralizzate o scovando vecchie pubblicazioni che attestano il ritrovamento di un certo tipo di minerali in un determinato sito. Ma solo l’ esperienza sul campo fornisce la conferma di siti mineralizzati. Oggi, dopo quarant’anni di ricerche, osservando attentamente il suolo o le pareti rocciose posso facilmente capire se un sito è avaro o ricco di cristalli (ad esempio i colori rosso e marrone indicano la presenza di rocce vulcaniche e ricche di ferro, quindi di minerali come ematite e limonite).»

Non sempre sono sufficienti caschetto e piccozza, quali altri accessori prevede l’abituale equipaggiamento del cercatore di pietre?

«Per compiere in sicurezza le esplorazioni sul campo è importante conoscere i rischi ai quali si può andare incontro e disporre di un equipaggiamento adeguato. Fondamentalmente occorrono: una mappa geologica, una bussola, il quaderno e la penna per annotare informazioni particolari, una cassetta da trasporto per eventuali campioni presi sul campo, una piccozza da geologo, una mazza e scalpelli di vario tipo. È indispensabile proteggere sempre le mani con dei guanti e gli occhi con delle visiere per prevenire le schegge. Quando si opera alla base di pareti rocciose è obbligatorio l’uso del casco. L’elenco può essere ancora arricchito da una lente di ingrandimento, una calamita per individuare minerali metallici o magnetici. Inoltre una piccola quantità di acido cloridrico permette di testare campioni carbonatici e la lampada a raggi ultravioletti di riconoscere  minerali luminescenti. Ai ricercatori professionisti talvolta può essere utile un rivelatore  per riconoscere i minerali radioattivi.»Minerali

Il ritornello di una vecchia canzonetta ripeteva: «Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai!» e ci ricorda che una pietra acuminata, certamente, è stata anche la prima arma.

Attraverso quali parametri l’esperto è in grado di stabilire la bellezza di una pietra? Conta solo il fattore estetico o ci sono altri criteri come l’origine, la grandezza o  l’epoca alla quale risale, di cui tenere conto?

« Anche il minerale più insignificante può avere un fascino e un’importanza scientifica notevole. Le caratteristiche per classificare la bellezza di un cristallo sono il colore, la  lucentezza e la durezza. Vanno valutate anche la proporzione tra il campione e la matrice, la rarità e la perfezione degli spigoli. Si dice che, tra i minerali, i diamanti siano i migliori amici delle donne, quindi i più belli; io non sono d’accordo (e rispondo da esperto!) Personalmente ritengo “bella” una gemma se ha l’anima colorata o iridescente. Esistono minerali quasi sconosciuti come la Tanzanite di un colore blu-violaceo, scoperta recentemente, che ha un’anima mozzafiato. Un’altra gemma affascinante è l’Alessandrite, che ha una caratteristica magica: cambia colore se è esposta a una luce naturale o artificiale.»

Numismatici e filatelici dispongono di raccoglitori e contenitori speciali per preservare l’integrità delle loro preziose collezioni. Dal momento che anche i minerali raccolti, come qualsiasi cosa, sono soggetti ad un prevedibile deterioramento.

Quali sono i fattori di rischio e le forme di degrado ai quali le “pietre” possono andare incontro?

«La conservazione e la protezione dei campioni è fondamentale per il mantenimento estetico del campione stesso. Esistono vari metodi, a secondo del tipo di minerale. Nel caso di minerali termosensibili bisogna evitare che la temperatura oscilli drasticamente, infatti, ad esempio,  lo zolfo si può fratturare tenendolo semplicemente sul palmo della mano. Altri campioni sono fotosensibili, come la Vivianite la quale, appena raccolta è dotata di un bel colore verde bottiglia, che, però, si , oscura in maniera irreversibile  se viene esposta a fonti di luce diretta, Oppure ci sono i cristalli di Salgemma che devono essere preservati dall’umidità perché si sciolgono inevitabilmente. Concludendo, la prevenzione è fondamentale, perché altrimenti ci ritroveremmo in breve tempo con un campione non solo di forma differente ma talmente “smolecolato”  da non poterlo mai più usare in occasione di un evento espositivo.»

Le risposte di Vladimiro Mauro, esprimono chiaramente quella che egli stesso riconosce come una forma quasi “maniacale” di passione per i minerali e riescono a trasmettere efficacemente la sua energia e il suo  entusiasmo anche in coloro che non si sono mai occupati di rocce e di pietre.

Sebbene si stia parlando di materiali inorganici, ha un senso aspettarsi esperimenti che modifichino  in laboratorio la composizione dei minerali conosciuti o la creazione di nuove pietre “sintetiche”?

«Oggi non c’è alcun limite alla produzione sintetica delle gemme. Tutte si possono riprodurre in laboratorio per soddisfare delle esigenze industriali. Si realizzano diamanti perfino dalle ceneri dei propri cari defunti. Si possono imitare addirittura le inclusioni e le “ghiacciature interne” di un cristallo. Tra una autentica pietra preziosa e la sua “gemella” creata in laboratorio la differenza è quasi impercettibile.»

Coloro che per passione ricercano i minerali bisogna che siano anche studiosi della materia e che dispongano di una discreta forma fisica per arrampicarsi agevolmente.

Quante e quali competenze sono necessarie ad un “cercatore di pietre” preparato? E quale percorso formativo suggerisci ad un giovane appassionato per diventare un analista mineralologo?

«Il mio consiglio è di non iniziare in maniera autonoma ma farsi seguire da un esperto, per  prevenire eventuali infortuni. Mi riferisco a quelle disgrazie che talvolta possono accadere ad  un giovane ricercatore a causa dell’inesperienza o dell’eccitazione per aver trovato un magnifico campione. Un altro consiglio fondamentale è di non sfidare mai la Natura, perché è vendicativa e prima o poi … “ ti  frega”. Occorre agire sempre con prudenza. Sappiate accontentarvi e imparate ad accettare i vostri limiti fisici.»

Lo scorso anno Vladimiro Mauro ha esposto parte della  sua collezione nei saloni di Villa Rammacca,  a Bagheria, in occasione di una eccezionale mostra mineralogica  e ha dato così ai tanti visitatori la possibilità di ammirare alcuni tra i più bei campioni appartenenti al meraviglioso Regno Minerale, senza bisogno di calarsi nelle buie e insidiose profondità della Terra e nemmeno di prelevare i frammenti scavando la dura roccia,  A quella mostra sono intervenuti illustri esponenti del mondo accademico ed il noto divulgatore scientifico Mario Tozzi. Ma il progetto più ambizioso di Vladimiro resta l’apertura anche in Sicilia di uno  straordinario museo dei minerali.

 

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2 commenti

  1. carlo quaglierini ha detto:

    Sono un collezionista di Firenze e ho molti minerali che donerei o scambierei con lei

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  2. Fabio ha detto:

    sono un collezionista di Siena e amo scambiare minerali. Blakye@libero.it
    Fabio

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