I tatuaggi : una lieta sofferenza.

Redazione

I tatuaggi : una lieta sofferenza.

- giovedì 27 Agosto 2015 - 09:00

Ciro Calì di Hellectric Tattooing è un tatuatore palermitano che ha intrapreso questo mestiere per passione e che dà molta importanza ad una serie di nozioni necessarie prima di farsi un tatuaggio.

di Valentina Licata

Siamo d’estate, i vestiti diminuiscono, le gonne e i pantaloni si accorciano, le magliette si restringono e sotto i raggi caldi del sole escono allo scoperto i tatuaggi.

Storia del tatuaggio dalle origini a oggi

Il tattoo è una pratica di origini antichissime. Nasce per diversi scopi che non sono quelli moderni della sola bellezza. Era un segno di appartenenza ad una tribù o a un clan, poteva avere scopi terapeutici. Infatti, si credeva che alcuni segni in parti precise del corpo potessero allontanare malattie o sventure, mentre per alcune popolazioni era considerato un rito di passaggio quando gli uomini diventavano guerrieri e le donne raggiungevano la maturità sessuale. Il tatuatore era uno sciamano che veniva ripagato con materiale prezioso.

In Europa il tattoo arrivò intorno al 1700 grazie ai marinai inglesi. I marinai, i militari e i carcerati sono i primi a diffondere questa pratica. Il tatuaggio marinaresco e il tatuaggio dei detenuti era effettuato un po’ per noia, ma soprattutto evocava la mancanza dell’amore. Questo è il tatuaggio classico europeo che si occupa delle passioni dell’essere umano, perché legato a quelle categorie di persone che svolgevano una vita turbolenta e li associavano alla nostalgia di casa, agli amori perduti, alla mancanza degli affetti, alla vittoria, all ’odio, alle dediche verso le persone amate. Venivano fatti per bloccare nel proprio corpo e simboleggiare un sentimento importante visibile a tutti o con valore apotropaico quasi in senso scaramantico.

Intervista a Ciro Calì che collabora con i migliori centri di tatuaggi nel territorio nazionale

Come è arrivato il tatuaggio in Italia?

Il tatuaggio ha avuto un exploit con la nascita di MTV perché sono i primi a mostrare in televisione stili di vita di altre parti del mondo e con l’avvento di internet, il tatuaggio è alla portata di tutti con connotazioni sia positive sia negative, perdendo in molti casi l’originalità del senso di tatuarsi.

Chi sono i tuoi clienti?

Possiamo dividere i clienti in tre gruppi:

al primo, appartengono tutti coloro che tengono ad essere informati sull’ aspetto artistico, simbolico e sanitario del tatuaggio, che si pongono domande sull’ambiente in cui si tatueranno e del tatuatore che se ne occuperà. Anche ad una semplice stellina verrà attribuito un grande valore simbolico. Questi sono per noi i migliori clienti.

Al secondo gruppo, appartengono, invece, le persone che lo fanno senza coscienza. Quindi si fidano di tatuatori improvvisati e poi sono costretti a ricorrere agli studi di tatuaggio, chiedendo di coprire lo scarabocchio e, a volte, anche lo sfregio che può anche essere una cicatrice causata dall’errata rimarginazione della ferita. I tatuaggi sono indelebili, non si possono cancellare, al massimo si può vedere di schiarirli, operazione affidata ad un chirurgo estetico.

La terza categoria, infine, è composta da persone che, attratte da questo vezzo estetico, vogliono un simbolo sul corpo e si affidano al consiglio del tatuatore.

Cosa si deve pretendere da un tatuatore?

Un tatuatore deve avere passione, buon senso, responsabilità, conoscenza delle nozioni d’infettivologia, cioè i modi di trasmissione delle patologie e i metodi per evitare le infezioni, e, infine, nozioni di disegno. Una persona può avere tutte le attrezzature sterili del mondo, ma se non è attento a esercitare delle modalità di lavoro rischia di vanificare tutto.

Come s’impara a tatuare?

Con la gavetta, ricordiamoci che il tatuaggio è un lavoro artigianale.

Qual’è il vero “pericolo” di un tatuaggio?

La contaminazione crociata. E’ quella che avviene per disattenzione: è un passaggio involontario, che avviene se con i guanti sporchi si tocca un oggetto che viene poi ritoccato con i guanti puliti adoperati per un tatuaggio, creando il pericolo di trasmissione di microbi. Un esempio può essere quello di non togliersi i guanti per rispondere al telefono o per accendere la luce o di poggiare una macchinetta non coperta dal film protettivo nel posto di lavoro. Questi gesti possono dare il rischio di contaminazione crociata. Quindi è importante ottimizzare l’ambiente di lavoro in base alle distanze e all’uso. La zona di ‘sporco’ deve essere distante dalla zona di ‘sterilizzazione e conservazione’. Ora si usa molto il materiale monouso che si smaltisce con i rifiuti speciali, cosa che in casa non si può fare. Tutto comunque rientra nel famoso buon senso dell’operatore.

Quanto sono importanti i colori?

Per i colori si apre una parentesi molto estesa. Sui colori si discute tanto. Alcuni possono dare reazioni allergiche, come il rosso, quindi il primo colore che il tatuatore tende a selezionare è il rosso. Questo, però, si scopre solo dopo aver effettuato dei tatuaggi perché, purtroppo, ci sono degli aspetti artigianali che non si possono variare e prevedere. Il tatuatore professionista si tiene continuamente aggiornato con uno scambio d’informazioni con altri colleghi.

Per il post tatuaggio ci sono avvertenze particolari?

Il tatuaggio si fa in due. Io garantisco il lavoro sino a quando il cliente è dentro il mio studio, fuori di qui ognuno deve essere responsabile e capace di curarlo. Nonostante non sia un intervento invasivo, è una ferita che lacera la pelle e deve essere ben curata. Ci sono delle cose che non si devono assolutamente fare per almeno un po’ di tempo, che varia dalla tipologia di pelle e dal posto in cui si trova il tatuaggio e che possono portare alla contaminazione crociata. Non si deve tenere il tatuaggio scoperto, non si deve andare al mare o in piscina, non si deve prendere il sole, non si deve toccare con le mani sporche, non si deve usare la crema di altre persone, in sostanza occorre buon senso. Spesso le persone fanno di testa propria per il piacere di mostrarlo e, credendo di fare bene, si affidano a farmacisti e dottori che non hanno le nozioni adatte ai tatuaggi. Alcuni farmacisti, per esempio, consigliano di usare la garza sterile per coprirlo, cosa assolutamente sbagliata. Il tatuatore professionista e professionale dà sempre nozioni per la cura del tatuaggio, ma per esperienza sa che la maggior parte dei clienti non ascolta, un po’ per stanchezza un po’ per superficialità ed è per questo che diamo un promemoria scritto per la cura del tatuaggio, nonché la nostra completa disponibilità.

Ci sono persone che non si possono tatuare?

Assolutamente si. Eticamente i minorenni neanche con il permesso dei genitori. Il professionista deve anche saper rifiutare. Si deve essere in grado di capire il livello di maturità e di conoscenza che ha il cliente nei confronti del tatuaggio. Non si devono tatuare persone sotto effetto di droghe o alcolici, persone con handicap mentali o semplicemente indecise. Il tatuatore deve avere la coscienza etica, professionale e artistica di quello che fa. Non sono tatuabili le psoriasi, i nei, qualsiasi formazione epidermica di cui non si conosce la natura. Ovviamente, viene fatta firmare un’anamnesi che si spera il cliente compili con consapevolezza. Le persone con la pelle molto scura, inoltre, culturalmente non si tatuano, anche perché il tatuaggio sarebbe poco visibile.

Si dice che i tatuaggi devono essere dispari, perché?

E’ una tradizione legata al mondo del tatuaggio del mare. La tradizione voleva che ad ogni traversata il marinaio si facesse tre tatuaggi. Il primo veniva fatto come portafortuna e amuleto per affrontare il viaggio, il secondo come dimostrazione di essere stato in quel determinato posto. Spesso questo era rappresentato dal simbolo della città dalla quale passavano. Ad esempio, il simbolo di Hong Kong era un drago dorato. Il terzo era dedicato al ritorno a casa, come ringraziamento del tragitto avvenuto con successo. Non avere il terzo tatuaggio poteva significare non essere tornato a casa.

Tu come hai iniziato?

Da autodidatta. Il primo tatuaggio l’ho fatto nel 1995 con una macchinetta artigianale. Poi ho ripreso nel 2003, dopo aver fatto per anni l’operaio. Sono diplomato in chimica con indirizzo biologico e ambientale e da qui le mie conoscenze in campo microbiologico.

Secondo te quando sei diventato un tatuatore?

Negli anni e lo sto ancora diventando. Bisogna sempre migliorare.

Tu hai mai detto no a un cliente?

Sì, spesso, e non smetterò se non sono convinto.

Quali sono i principali tatuaggi che ti richiedono?

Basta guardare i tatuaggi dei VIP!

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