Voci dell’oltre

Redazione

Voci dell’oltre

- giovedì 09 Ottobre 2014 - 08:47

Alla galleria XXS aperto al contemporaneo di via XX Settembre 13 (PA), dal 16 al 31 ottobre, l’interessante personale del giovane artista bagherese Giuseppe Alletto, artefice di una inusuale ritrattistica di forte impianto fisiognomico.

 

di Salvo Ferlito*

 

Non semplici ritratti, ma evocazioni. Autentiche evocazioni in grado di dare forma visuale a quell’esprit – o ancor meglio a quel daimon – che ha animato nel profondo i dodici personaggi prescelti ed effigiati.

Forte d’una non comune padronanza dell’arte fisiognomica e fornito di qualitative doti grafiche, Giuseppe Alletto – giovane, ma già valente artista bagherese – ha infatti saputo realizzare una personale galleria di “beneamati” (letterati e pittori, protagonisti delle arti degli ultimi due secoli), non limitandosi al semplice rispetto del puro dato di natura, ma mirando apertamente all’accurata enucleazione dei più intimi e riposti connotati della psiche. Una vera e propria attività di scavo – quella portata avanti da Giuseppe Alletto – che, procedendo dallo spunto fotografico (eletto a congruo innesco dell’ideare e fare artistici), per via di segni e di tratteggi, ha consentito il sedimentarsi sulle carte di inattese e inquietanti fisionomie, atte a rappresentare quell’Io profondo che è (o dovrebbe essere) il carattere saliente dei ritratti ben riusciti.

Agendo di grafite e carboncino (le “armi” predilette dal nostro artista), grazie ad un tratto dall’incisività forte ed assertiva (che nelle opere più recenti, Beckett e Céline, raggiunge esiti di scarificazione) e in virtù d’un contestuale gioco di avvolgimenti atmosferici e di sapienti sfumature (capace di temperare e bilanciare la “vis grafica” e al contempo di determinare un peculiare effetto visivo di tipo “ectoplasmatico-spiritico”), l’artista bagherese è dunque riuscito a dare consistenza visuale a un immaginario ritrattistico che non risponde strettamente a obblighi di mimesi (benché altamente realistico nei suoi raggiungimenti), ma che piuttosto rappresenta congruamente quell’idea degli effigiati da egli maturata nell’ambito del personale processo di introiezione del loro operato di pittori e letterati. Una sorta di disvelamento del vero volto – nel rispetto di quello schema che prevede una facies intima occultata dalla maschera sociale – che va ben al di là degli aspetti encomiastici di tanta ritrattistica dei secoli passati e che tuttavia rifugge ampiamente da modalità caricaturali (e ciò, nonostante lo stravolgimento mortuario cui non di rado è soggetta la mimica di questi personaggi), consegnando agli osservatori un distillato “negromantico”  (trattandosi di trapassati) di umori e inclinazioni.

L’acume quasi luciferino di Leonardo Sciascia, il sardonico sarcasmo di de Chirico, l’atteggiamento ben più assorto di Guttuso, la destabilizzante aggressività di Beckett e l’impietosa ferocia di Céline, la visionarietà psicotropa di Baudelaire e la lontananza pensierosa di Pirandello – per citare alcuni dei ritratti più riusciti – danno dunque la misura d’una inconfondibile cifra stilistica, in cui le note “gotiche”, o ancor più “macabre”, sono il connotato prediletto e dominante. Un carattere – quello dell’espressività forte ed impattante – che avvicina Giuseppe Alletto (come molti altri giovani della sua generazione) a certi sviluppi assai recenti dell’arte fumettistica (per esempio all’opera del grandissimo Alberto Breccia, autore del memorabile e funereo Mort Cinder), a dimostrazione di come il pieno ossequio al verbo figurativo non costituisca di per sé una scelta di retroguardia, non potendo mai prescindere dalle molteplici ricerche e sperimentazioni figurali in atto nella più stretta contemporaneità.

Un modus operandi – questo di Alletto – che ci consegna un artista al contempo “classico” e “innovativo”, capace di dedicarsi a un’arte “antica”, come quella del ritratto (e per di più a grafite e carboncino), rinverdendola con moduli certamente ancora in fieri (destinati quindi ad ulteriore affinamento e maturazione), ma già altamente compiuti nella loro penetrante (e in qualche caso anche sconvolgente) intensità.

La mostra sarà visibile alla galleria XXS aperto al contemporaneo di via XX Settembre 13 (Palermo) dal 16 al 31 ottobre; dal Martedì al Sabato, dalle 17 alle 20.

*critico d’arte

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