Manuela. Dalla Sicilia al Nord della Francia

Redazione

Manuela. Dalla Sicilia al Nord della Francia

- giovedì 17 Aprile 2014 - 09:00

Manuela è originaria della provincia nissena. Dopo la parentesi di studio tra Palermo e Roma ha deciso di trasferirsi in Francia, a Lille. 

 

di Walter Nania  

“All’inizio, ho deciso di andare all’estero, per un desiderio di indipendenza e di confronto con il resto del mondo”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto Manuela a trasferirsi nel nord della Francia, dove si è affermata come animatrice in feste private, baby-sitter, oggi traduttrice e autrice di alcune novelle per bambini. “Si, è proprio così, il mio desiderio di indipendenza, oltre a ragioni sentimentali, abbinate alla voglia di viaggiare e conoscere altre realtà, mi hanno spinto a lasciare le città italiane in cui ho studiato per confrontarmi con nuove realtà”.  

Sono già trascorsi 13 anni dal suo arrivo in Francia, prima a Parigi, da 8 anni a Lille, “metropoli a misura d’uomo, città viva, giovane e ricca di attività culturali e di locali, sede di numerose scuole. Tra le difficoltà ad adattarti al diverso stile di vita, Manuela racconta di nessuna in particolare, “a parte per il clima al quale ancora, dopo ben 13 anni, non mi sono ancora abituata.  

All’inizio mi mancava la buona, vera cucina italiana, che ho faticato un po’ a ritrovare in Francia. Inoltre, ho avuto qualche difficoltà con la lingua francese che, comunque, ho superato nel giro di pochi mesi, avendo già studiato il francese in Italia. Arrivata qui sono rimasta in osservazione per qualche tempo, in modo da familiarizzare con l’accento, poi mi sono buttata, e adesso ho fatto delle lingue il mio mestiere. Provenendo da un paesino di meno di 10.000 anime, direi che mi si è aperto un mondo. 

 

Grazie all’efficace rete di trasporti pubblici posso spostarmi rapidamente e senza difficoltà da una parte all’altra della città e della regione. La posizione della mia città è strategica, perché nel cuore dell’Europa: da qui le capitali quali Bruxelles, Londra e Parigi sono facilmente raggiungibili.” 

 

Con quale frequenza torni in Italia? 

“Dipende: una o due volte l’anno per tornare in famiglia, ma mi può capitare di tornarci per ragioni di lavoro. In entrambi i casi, sono sempre felice.” 

 

Quali sono le maggiori differenze tra la cultura italiana e quella francese? 

“Ironia a parte, al di là delle battute sulla cucina e la presunta superiorità dell’una sull’altra, penso che i francesi siano nettamente meno spontanei e naturali rispetto a noi italiani ed anche meno schietti. In compenso sono forse più strutturati dal punto di vista professionale, anche relativamente più efficaci. Il modello sociale francese dovrebbe servire da esempio a quello italiano, anche se in questi ultimi anni, purtroppo, sta perdendo in qualità.  

Relativamente alla mia attività, sono traduttrice e a volte anche interprete sia in Italiano che in Francese; a breve anche autrice. Dopo aver acquisito la padronanza della lingua francese ed aver ripreso gli studi, ho ricoperto per diversi anni varie figure legate all’animazione, era un modo facile anche per migliorare la lingua. Queste esperienze mi hanno aiutata a prendere coscienza del fatto che, il lavoro da indipendente e da creativa, è quello che più si addice alla mia personalità. In Italia la qualità della vita è migliore e con un budget leggermente inferiore a quello che occorre qui. Ma in Francia, la copertura sociale e sanitaria è notevolmente più efficace di quella italiana nella tutela dei diritti dell’individuo, in particolare per quel che riguarda le persone anziane, disoccupate, isolate.  

La crisi economica ha colpito la Francia quanto l’Italia, i contratti a tempo indeterminato sono rari ed i licenziamenti e le delocalizzazioni sono troppo frequenti. Come da noi, i diplomi qui, contano spesso più dell’esperienza e anche in Francia i cinquantenni che si ritrovano senza lavoro, non riescono più a trovare nuova occupazione perché troppo “costosi”. In compenso lo stipendio minimo sindacale è più dignitoso che in molte regioni d’Italia e i diritti dei lavoratori globalmente più rispettati. La disoccupazione purtroppo dilaga, un italiano disoccupato che cerca lavoro qui deve, oltre che saper parlare il francese, poter prima disporre di un alloggio. E’ un paradosso: se non si ha un lavoro non si trova casa, se non si ha casa non si può avere un lavoro. E’ come un cane che si morde la coda.” 

 

Ti manca qualcosa della Sicilia? 

“Tutto. Se trovassi un buon lavoro ci tornerei subito, anche se qui, ormai, sento di far parte di questa nuova realtà. Purtroppo però, sento molto la mancanza della mia famiglia, del sole, del cibo naturale, dei panni stesi fuori ad asciugare, della bellezza del Mediterraneo. E comunque, in base alla mia esperienza, consiglio a chiunque di trasferirsi all’estero, anche se provvisoriamente, perché penso che un’esperienza all’estero non può che essere salutare per l’evoluzione personale e professionale dell’individuo.”

 

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