Crisi? Difficoltà? Recessione? No hay problema

Redazione

Crisi? Difficoltà? Recessione? No hay problema

- mercoledì 19 Dicembre 2012 - 19:36

L’ottimismo, nei momenti più critici, è il sale della vita. Il coraggio è il motore che muove il mondo. L’entusiasmo è l’energia vitale. Sono gli ingredienti che hanno dato vita a una frizzante cover-band, formatasi nel 2006 applicando questi principi e che, dopo anni di vicissitudini, continua a fare musica con lo stesso spirito: suonare insieme divertendosi, senza troppi problemi.

di Elisabetta Cinà

Nel 2006, quando la crisi globale era ancora uno spettro lontano e non una realtà quotidiana, sette giovani musicisti palermitani decisero di mettere su una cover-band: la chiamarono No hay problema, citando il titolo di un famoso brano dei Pink Martini, ma volendo con ciò richiamare lo spirito del loro incontro: suonare insieme divertendosi, senza troppi problemi.

Ma i problemi puntualmente arrivano: il chitarrista e il saxofonista trovano un lavoro in Toscana, e partono; il trombettista si sposta nella capitale per cercare fortuna; il batterista e il percussionista sono costretti a intensificare i propri impegni lavorativi e non hanno più il tempo di suonare per il puro piacere di farlo.

La crisi dilaga, e i due musicisti rimasti, Irene Ientile, cantante, e Marco Faldetta, bassista, insieme alla percussionista Lucia Lauro, decidono di andare avanti, nonostante tutto. Irene Ientile proviene da esperienze musicali varie: una formazione accademica, un repertorio cameristico classico e uno spiccato interesse per la sperimentazione vocale e per l’improvvisazione. Marco Faldetta è un jazzista, di quelli puri, rigorosi e appassionati. Lucia Lauro predilige la musica latina, le percussioni etniche e i ritmi sudamericani.

Il rischio c’è, ed è grande: interessi e backgroud musicali eterogenei, un organico ridotto all’osso, nessuno strumento armonico; ma il desiderio di continuare a suonare insieme è altrettanto grande. E così, nel 2010, parte il progetto dei No hay problema 2.0. Occorre ripensare tutti gli arrangiamenti dei pezzi per la nuova formazione, e lì comincia il bello: perché in una big band, quando suoni un pezzo famoso, la tentazione di riprodurre quello che già c’è può facilmente condurre a risultati imitativi. Ma quando ti devi arrangiare con una voce, un basso e un cajon, la necessità diventa virtù, la mancanza si trasforma in opportunità, e gli spazi creativi si moltiplicano.

I No hay problema ristrutturano tutto il proprio repertorio, gli arrangiamenti si fanno via via sempre più originali: i primi concerti sono un successo al di sopra di ogni aspettativa. Il pubblico riconosce i pezzi, ma – quel che è più difficile – già da subito riconosce la cifra stilistica e le scelte musicali del bizzarro trio, apprezzandole e chiedendone di nuove.

Dopo due anni di ricerca in questo senso, però, a Irene Ientile, Marco Faldetta e Lucia Lauro le cover cominciano a stare strette. Ciascuno dei tre musicisti conserva nel cassetto idee musicali, testi, melodie. Il lavoro compositivo comincia: la versatilità vocale di Irene Ientile (che nel frattempo ha inciso un disco di musica da camera) consente al gruppo di aggiungere nuovi timbri e nuove sonorità ai canovacci iniziali; nuovi testi vengono scritti, in italiano, inglese, francese e spagnolo. Si aggiungono una cumbia messicana e un set di percussioni brasiliane, in un groove che ammicca da un lato al pop europeo degli anni ’80, dall’altro al melodismo della tradizione classica italiana: il tutto, ovviamente, in salsa No hay problema.

Ne esce fuori un disco, prodotto da Gabriele Giambertone e Giuseppe Rizzo per l’etichetta indipendente Artilea Records, con la collaborazione dell’esordiente Serge e del pianista Manlio Messina. Un disco che racconta, con lingue e linguaggi diversi, le vite complicate dei (non più) giovani nell’era della crisi, tra amori finiti, avventure mancate e ubriacature di una sera, relazioni interculturali e temi sociali. Un disco che nasce nella crisi, ma che dalle difficoltà e dalle incertezze di questi strani tempi trae ispirazione per ridare voce al gusto di incontrarsi e fare musica insieme

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