L’uomo della folla

Redazione

L’uomo della folla

- martedì 11 Settembre 2012 - 12:28

Un’articolata esposizione che della controversa condizione dell’uomo metropolitano fa il proprio connotato saliente e distintivo. Un’ampia visuale offerta dalla mostra collettiva esposta presso la Galleria Mediterranea, in via D’Amelio a Palermo,  dal 28 settembre, data dell’inaugurazione, al 24 novembre

Una inquietante immersione nel ventre oscuro della città. E’ questa la straniante visuale offerta dalla mostra collettiva L’uomo della folla; un’articolata esposizione che dello scandaglio duro e impietoso della controversa condizione dell’uomo metropolitano fa il proprio connotato saliente e distintivo.

Sedici differenti declinazioni (spazianti dalla grafica alla pittura, dalle installazioni alla scultura), in grado di mappare fedelmente le molteplici inquietudini che attanagliano i cittadini nella loro incerta quotidianità, si affiancheranno, dal 28 settembre al 24 novembre 2012, negli spazi della Galleria Mediterranea (di via Mariano D’Amelio 28, Palermo), in un complesso caleidoscopio di analisi e riflessioni di forte (e in più d’un caso anche violento) impatto visuale.

Nevrosi, angosce, paure, solitudini e alienazioni percorrono, come  un accomunante filo conduttore, le opere dei sedici artisti partecipanti, rendendo così alla perfezione lo spirito che intride nel profondo l’omonima novella di Edgar Allan Poe, che non per nulla ha fatto da spunto d’ispirazione e da innesco immaginifico per questa ben mirata e coinvolgente collettiva.

Come il fantasmagorico personaggio tratteggiato impareggiabilmente dalla penna dello scrittore americano a metà dell’Ottocento (una perfetta e presaga allegoria del senso di sperdimento e di solitudine di cui può divenir preda chi abiti nei centri urbani d’oggigiorno), i soggetti che caratterizzano le opere realizzate per questo progetto espositivo paiono dibattersi in una analoga condizione psicologica, essendo parimenti attanagliati da meccaniche coattive e compulsive del tutto incontrollabili e al di fuori d’ogni processo razionale.

Oppresso da una urbanistica leviatanica e incombente (improntata a criteri di esasperato funzionalismo che spesso travalicano la sfera d’una relazionalità interpersonale sufficientemente rispettosa dei minimi criteri d’umanità), sospinto da coercitive esigenze di natura produttiva (con il prodotto interno lordo e lo spread ormai eletti ad unici metronomi dei ritmi circadiani), sottoposto a forme di controllo d’ogni tipo attraverso l’obbligata dipendenza dalle tecnologie (con la tracciabilità assoluta e inevitabile di ciascuna attività professionale e sociale), l’uomo contemporaneo appare sempre più preda di automatismi indotti e costrittivi, la cui portata patologica è ben evidente in tutta la sua oppressiva e irrefrenabile possanza. Una montante patologia sociale – quella diagnosticata dai sedici partecipanti –, della quale analizzare ogni minimo sintomo o segno patognomonico senza alcun infingimento, censura o edulcorazione, ma procedendo piuttosto con quell’occhio adeguatamente “clinico” che possa e sappia rendere appieno la condizione di totale minorità di cui è vittima ancor oggi ciascun ‘uomo della folla’ .

A tal fine hanno offerto il loro sguardo acuto e penetrante i seguenti artisti: Gloria Argelés, Guido Baragli, Philippe Berson, Gaetano Costa, Andrea Cusumano, Andrea Di Marco, Roberto Fontana, Omar Galliani, Antonio Miccichè, Nicola Pucci, Massimo Saitta, Fabio Sciortino, Tino Signorini, Croce Taravella, Renato Tosini, Andrea Volo.

La mostra è stata ideata e curata dal critico Salvo Ferlito in stretta collaborazione col gallerista Giacomo Maltese.

L’esposizione potrà essere vista giornalmente, dal lunedì al sabato, dalle ore 17,30 alle ore 19,30.

 

 

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