‘Parentesi vanitosa’ : artigianato d’autore

Un piccolo laboratorio d’arte che nasce quando un gioiello sboccia dalla passione e dalla creatività e quando la ricercatezza si pone al servizio della vanità

 

Grandi o piccoli, sobri o sfarzosi, i gioielli, comunque siano, rappresentano un importante veicolo di espressione della personalità, in grado di trasformare  stile e look, ma appagando sempre la vanità femminile. E’ proprio con questa finalità che nasce ‘Parentesi vanitosa’, un piccolo laboratorio d’arte, che prende vita tra le mura domestiche e dalle preziose mani di due sorelle, unite da un legame gemellare e dalla grande passione per il lavoro creativo e manuale.

Maria e Gianfranca Ardizzone coltivano e condividono questo interesse per l’artigianato di stile dall’età adolescenziale, quando cominciano a realizzare pittura a olio su vetro e su stoffa. Creatività, estro, fantasia e tanta, ma tanta pazienza stanno alla base delle loro creazioni artistiche che, nel corso degli anni, prendono forma nei gioielli. Da 20, circa, infatti, la loro attenzione è interamente rivolta ai monili; collane, anelli, bracciali, fermagli, spille: tutto ciò che impreziosisce e riveste di stile l’universo femminile.

Lo stile, squisitamente romantico, richiama, per molti versi, la gioielleria dell’età vittoriana. Un’epoca ricca e sfarzosa alla quale le artiste di ‘Parentesi vanitosa’ si ispirano frequentemente.

Stoffe preziose dalle fibre forti, pietre dure, cristalli, svarovski, perle e micro perle, rappresentano la materia prima con la quale realizzano questi piccoli capolavori. Trattandosi di un lavoro certosino e realizzato interamente a mano, il processo di elaborazione è lungo e complesso. Per realizzare una collana, per esempio, i tempi variano da un mese a un mese e mezzo, e non è improbabile che un lavoro giunto a metà, venga disfatto e ricominciato da capo, finché non raggiunge un livello di precisione quasi maniacale. La perfezione, infatti, è il motto quotidiano delle creatrici. L’impiego di micro perle, anche le perline più piccole al mondo, richiede, poi, una pazienza nell’applicazione da perderci la vista. Infatti, oltre agli occhiale, acquisiti nel corso degli anni proprio per inseguire la propria passione, Maria e Gianfranca utilizzano la lente di ingrandimento. Non potrebbero fare altrimenti, vista la microscopicità delle perle che, spesso, utilizzano

Ma come arrivano alla manifattura completa del gioiello dall’ideazione alla realizzazione? “Prendiamo spunto da gioielli antichi – spiega Gianfranca Ardizzone  – e lo disegniamo su stoffa. Quasi sempre, dall’ideazione, via via che andiamo avanti durante la realizzazione, apportiamo modifiche. Prima di tutto, dobbiamo vederlo bene addosso a noi, ed è proprio per questo che continuiamo a modificarlo rispetto alla versione originaria”.

Tra una modifica e l’altra, il lavoro diventa così più complesso di quanto non lo sia già in partenza. “Una volta disegnato sulla stoffa – continua Maria – lo intessiamo con le pietre, le perle, le micro perle, i cristalli, incastonando e cucendo, una per una, ogni singola pietra. Quando il gioiello è completamene rivestito, lo rinforziamo dal retro con stoffe più pregiate come camoscio, alcantara. Questo rivestimento, da una parte offre maggiore sostegno al gioiello e dall’altra lo impreziosisce e lo valorizza ulteriormente”.

E’ fuor di dubbio, che incastonare ogni singola pietra a sé richiede molta pazienza, molto tempo, molta precisione e, soprattutto, ti risucchia la vista. Ma la passione le travolge talmente da non badare a nulla di tutto questo.

Una delle tante cose che risalta particolarmente in questi gioielli è l’armonia dei colori. Le pietre non sono buttate a caso, ma vengono scelte e selezionate sulla base di una rigorosa combinazione di tinte. Ecco perché questi piccoli capolavori di precisione sono rivolti a intenditori di artigianato puro, ad estimatori d’arte, a collezionisti, nonché agli animi nobili e più sensibili. E’ questa, infatti, la tipologia di clientela che, con un giro di passa parola, soddisfa la propria vanità attraverso ‘Parentesi vanitosa’.

 

Pag. f.b.

marie synnamore  –  carla chaplin

 

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