Ue: arriva la tassa sui link?

Internet

Il Legal Committee del Parlamento Europeo ha approvato la nuova e controversa norma sul copyright. Strette in arrivo su contenuti e filmati diffusi online. Inclusi gli amatissimi meme, le immagini che spopolano (gratis) sui social network

 

Avv. Claudio Ruggieri

Addio meme, addio upload libero di foto e filmini sul web. Il Parlamento europeo è pronto alla stretta su internet in nome dei diritti d’autore. La commissione Giuridica ha approvato le proposte di modifica della legislazione comunitaria sui copyright, dando il proprio benestare all’introduzione di tasse per la pubblicazione di link di articoli di giornale e a filtri che blocchino sulle grandi piattaforme contenuti audio-visivi in tutto o in parte protetti da diritti.
Una riforma, quella del copyright digitale, che già sta facendo discutere perché sullo stesso piano ci sono due interessi opposti: quello del legislatore di tutelare i diritti intellettuali, quello degli utenti che non vogliono restrizioni sulla rete.
Oggetto di  accesi contrasti risultano essere, soprattutto, gli articoli 11 e 13 della nuova proposta di legge: l’articolo 11 prevede l’implementazione di una «link tax», una tassa sui link che costringerebbe colossi come Google o Microsoft a pagare gli editori per ogni contenuto diffuso dalle propria piattaforme; l’articolo 13 tocca da vicino gli utenti, perché richiede a piattaforme di largo utilizzo come YouTube o Instagram di installare dei filtri che che impediscano ai navigatori di caricare materiale protetto da copyright. Fino ad oggi, social network e altre piattaforme online non erano direttamente responsabili sui contenuti inseriti nei propri sistemi, almeno dal punto di vista del diritto d’autore.
E’ bene sottolineare che, ad oggi, la normativa non è ancora definitiva. Infatti, la direttiva deve passare per il voto di Eurocamera il prossimo 2 luglio e, in caso di esito favorevole, per le negoziazioni in Consiglio.
In caso di approvazione della norma da parte del Parlamento UE, il primo nodo riguarderebbe proprio le modalità di attuazione della c.d. “link tax”, ovvero l’obbligo per i motori di ricerca – il pensiero corre subito a Google – di remunerare gli editori per i link mostrati nei risultati. Un compenso che per altro dovrebbe essere dovuto fino a un anno di distanza dalla pubblicazione.
Lo stesso varrebbe per elementi parziali di articoli e news, quindi ad esempio le “snippet” che accompagnano i link dei titoli. Non è però ancora chiaro quale possa essere la soglia per far scattare il compenso.
Decideranno i singoli stati membri in fase di recepimento, stabilendo eventualmente lunghezza o originalità o entrambe.

Un altro tema ancora più critico è quello di obbligare piattaforme come ad esempio YouTube a siglare licenze con i detentori di copyright per mostrarne i contenuti. Verrebbe creata una sorta di procedura che dovrebbe prevedere non solo la possibilità di rimuovere immediatamente il materiale, dopo le segnalazioni, ma anche prevenire che avvenga nuovamente sennò sarebbero ritenute responsabili.
E questo, come tutti ben sanno, sarebbe possibile solo con l’impiego di filtri informatici – sebbene non esplicitamente menzionati nel testo.
Dettaglio per altro sottolineato da EuroISPA, l’associazione dei provider Internet, che paventa la possibile diffusione di blocchi ingiustificati e censure per i contenuti legali.
“Se adottato obbligherebbe Google, Facebook e altre piattaforme a concludere accordi con i detentori di diritti e creatori per qualsiasi tipo di video, articoli o immagini protette da copyright e caricate online”, sostiene BEUC, l’associazione dei consumatori UE. “Non fa comprendere ai consumatori se sia legale o no condividere i propri e-book o caricare i video delle vacanze con una canzone popolare in sottofondo”.
La suddetta proposta di introdurre  tali innovazioni nell’ attuale normativa europea sul copyright, ha suscitato contestualmente plausi e critiche da parte dei diretti interessati.
A festeggiare, per ora, sono soprattutto gli editori, soddisfatti da una legge che riconosce “l’utilità di Internet e dei suoi contenuti”.
Di parere opposto i gruppi di lobbisti delle aziende tech e gli attivisti per il free interet, la Rete libera che sarebbe ora sotto la minaccia dei “filtri” imposti dalla direttiva.

Per il relatore del provvedimento nella commissione Ue, Alex Voss, tali innovazioni sono “doverose”, giacchè, “creatori e editori di notizie devono adattarsi al nuovo mondo di Internet come funziona oggi”. Spesso, infatti, ricorda l’europarlamentare, editori e autori di notizie, soprattutto “più piccoli – non sono pagati – a causa delle pratiche di potenti piattaforme di condivisione dei contenuti online e aggregatori di notizie”. In tal modo, si correggerebbe dunque questo modo di fare sbagliato, applicando un’equa retribuzione per il lavoro svolto a tutti “sia nel mondo fisico che online”.
In attesa che l’ europarlamento si pronunci definitivamente sulla vicenda, la speranza è quella, che, alla fine, a pagare lo scotto della nuova normativa non siano, come quasi sempre accade in questi casi, gli utenti della rete, che si vedrebbero costretti a pagare moltissimi contenuti oggi “free” in rete per non veder sensibilmente limitato l’ accesso e l’ utilizzo di molti siti e social network.

 

 

 

 

 

 

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