Il parlamento repubblicano pare annichilito di fronte ai tweet del ministro dell’interno

elezioni

Le amministrative comunali  appena concluse, vedono il M5S perdere in modo eclatante gran parte del consenso che invece era  stato tributato alle nazionali

 

di  Mario Guglielmino*

La svolta governativa italiana, non sappiamo ancora se sostenuta da un parlamento repubblicano che, lungi dal riprendere l’esercizio delle proprie  prerogative, sembra finora del tutto annichilito di fronte alla spavalderia di un ministro dell’interno che non lesina prodezze da vero unpolitically-correct, si esprime soprattutto, e forse soltanto, in una politica che vorrebbe  tradursi immediatamente in una  sorta di pugno di ferro, non contro il malaffare interno, non contro le tante storture e ingiustizie sociali nazionali D.O.C. e a  chilometro zero, bensì contro un nugolo di disperati naviganti e fuggitivi, verso i quali è fin troppo facile e persino disumano far la voce grossa.
Se questo è il rango della nuova vision politica del rinnovato tessuto parlamentare, c’è poco da ben sperare, anche sulla tenuta del neoformato  governo. Mentre i più blasonati DeeJay hanno imbracciato le principali  strofette e canzonette che rendono soporifera l’incipiente estate balneare, per la quale gli italici uomini rinuncerebbero  persino alla loro madre e al voto democratico pur di esercitare il sacro diritto al tuffo dallo scoglio preferito, l’Italia  è impegnata in  una azione di  gravissimo cecchinaggio nel Mare Nostrum. Di fronte a questo scempio di diritti umani, questa politica è destinata a interrompersi non appena  sarà conclusa l’offerta delle crociere e dei pacchetti vacanza.
Un triste  risveglio toccherà soprattutto alla componente pentastellata, che sarà intesa come supporto  alle scelte xenofobe leghiste. Infatti mentre quei tali leghisti, in fondo, per parte loro, han sempre recitato il copione attuale, non ci si sarebbe aspettati un totale appiattimento di vedute da parte del popolo dei 5 stelle, sulla cui compagine pesa la mancanza di una organica interpretazione del mondo che esuli dal concetto, importante, ma troppo esclusivo, di onestà.
I 5Stelle farebbero bene a integrare con urgenza le loro tesi anche con il concetto, non secondario, di umana solidarietà.
Il grido di allarme è lanciato, e se qualcosa non si muoverà, nel senso politico del termine, se non vi sarà un sano risveglio della dialettica interna, l’Italia  rischia di toccare tragicamente un bassofondo di inciviltà etica e giuridica.
Non si può giocare sulla pelle dei migranti, per qualsiasi motivo essi siano migranti, una questione che dovrebbe essere affrontata, anche con durezza, ma sul piano diplomatico, sui tavoli delle istituzioni europee e internazionali. Evitando di rendere doppiamente vittime coloro che già sono vittime di una tratta criminosa, che fa leva su un sogno di maggior benessere o, molto più banalmente, di far salva la vita fuggendo da guerre e violenze subite nei paesi natìi.
Un triste risveglio, dicevamo, soprattutto perché sugli altri temi importanti della campagna elettorale, reddito di cittadinanza, quota 100 per l’età pensionabile con ridefinizione dei criteri indiscriminati  previsti dalla legge Fornero, tassazione più equa per imprese e famiglie, sembra che ancora non sia stato fatto alcun passo effettivo, e che la triste realtà dei conti da saldare e del porcellino dei risparmi semivuoto ne condizioni pesantemente la realizzazione, nel senso di un già gravissimo ritardo rispetto alle previsioni di ogni precedente cronoprogramma annunciato.
In questi casi è fin troppo ovvio  pensare che il giudizio degli italiani potrebbe  essere davvero severo e rendere l’effetto boomerang sulle aspettative e promesse mancate.
Un primo test è certamente quello delle amministrative comunali  appena concluse, nelle quali il M5S ha perso in modo eclatante gran parte del consenso che invece era  stato tributato alle nazionali. E’ vero che i due dati non sono per nulla omologabili, ma fa comunque un certo effetto, per i recenti vincitori, vedersi così malamente ricacciati indietro nelle preferenze degli italiani.
In Sicilia, dopo l’ingresso in consiglio comunale a Catania, senza però sfondare, sul M5Stelle manca la riconferma a Ragusa, una delle prime città capoluogo dove da tempo il movimento è impegnato.

Una prova non indifferente, che segna un punto a sfavore, sul quale i pentastellati dovranno seriamente riflettere.

*Voci attive

 

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