Lo Yoga di Vāc

Lo Yoga di Vāc

Lo Yoga di Vāc: suono e parola per ascoltare se stessi. Cos’è? Come e perché nasce? A cosa serve realmente? Ne parliamo con Alberto Samonà, giornalista, scrittore e attento osservatore di queste discipline

 

di  Patrizia Romano 

Vāc: ‘parola’, ‘voce’, ‘suono’; da sempre, per il suo valore, al centro dell’attenzione di tutte le scuole di pensiero. Nel periodo vedico, identificata con la Dea della parola. Il suo significato è sempre stato oggetto di grande importanza non soltanto ai fini della comunicazione, ma soprattutto perché è attraverso essa che è possibile cogliere e diffondere la rivelazione. Attorno a questo termine e al suo significato più intrinseco nasce lo Yoga di Vāc: per ascoltare se stessi, per ascoltare l’universo, per ascoltare il contesto che ci circonda, per ascoltare l’energia interiore e permettere che la parola possa nascere dalla propria interiorità. Ma, insomma, cos’è, alla fine, lo Yoga di Vāc? Come e perché nasce? A cosa serve realmente?
Tutti interrogativi che aprono scenari inquietanti sulla nostra interiorità. Percorriamo questo viaggio dentro il nostro ‘Io’ con Alberto Samonà, giornalista e scrittore, da sempre attento a queste tematiche e che propone un laboratorio, attraverso il quale sarà possibile percorrere i sentieri della nostra anima.

Alberto Samonà
Alberto Samonà

In cosa consiste lo Yoga di Vāc?
Si tratta di un laboratorio esperienziale, il cui scopo è tentare insieme di riconoscere spazi di silenzio. Nel corso dei quattro giorni, attraverso i mantra, il corpo e la meditazione, si lavorerà su se stessi e su ‘Vāc’, la parola, intesa come suono originario, da cui possono svilupparsi molteplici possibilità.

Quando nasce?
È frutto di una ricerca che ho compiuto attraverso lo studio dello Shivaismo, che è una tradizione spirituale e religiosa di provenienza indiana. Una tradizione che si basa sull’energia che vive e circola nel corpo.

Come approda nel mondo occidentale?
Lo Shivaismo viene comunemente chiamato ‘Tantra’, anche se in realtà su questa parola occorrerebbe intendersi, visto che è una delle più abusate e delle più fraintese che attengono alla dimensione spirituale

Cos’è il Trika Yoga?
Premetto con il dire che con ciò che viene comunemente definito Yoga ha ben poco in comune. In poche parole posso dire che è un’antica forma di meditazione proveniente dalla tradizione dello Shivaismo che si basa sullo scorrere dell’energia nel corpo. Il Movimento non è dato dall’azione fisica, ma da quella ‘interna’, sottile.

Quali benefici apportano queste discipline?
Non parlerei di benefici. È una ricerca. Di certo dopo una sessione del laboratorio ci si trova più rilassati, ma attenzione a non distinguere un effetto, quale può essere un rilassamento del corpo e della mente, con lo scopo reale e finale di queste discipline. A mio parere il vero obiettivo è tentare di vedere se stessi nella vita di ogni giorno: osservare come siamo nella quotidianità a partire da uno spazio interiore, uno spazio di silenzio in cui riconoscersi.

Quale particolare predisposizione richiede nel soggetto?
Chi partecipa ai laboratori che tengo, solitamente è animato da una grande curiosità e dal desiderio di vivere esperienze reali, autentiche.

Quale tipologia di persone è più propensa a seguirlo e praticarlo?
Direi, chi ritiene che la vita non sia soltanto ‘consumare’, ma che ci sia dell’altro e che quest’altro si possa scoprire a partire da se stessi e dalla relazione di sé con gli altri. Inoltre, sentire la possibilità di un collegamento, di un legame fra noi, esseri umani, e tutto ciò che è vivente, in natura come nell’universo. Un legame che è anche con il Divino.

Quanto è cresciuta in Italia?
Il rischio è che ci si imbatta in pratiche e gruppi ‘new age’ che confondono le idee. La pubblicità è solitamente nemica della vera conoscenza. Che si faccia un gran parlare di evoluzione interiore e simili non sempre è un bene, perché a volte si rischia di appiattire ciò che attiene a una ricerca seria verso forme al ribasso che assomigliano a vere strade, ma che invece sono frutto di una sorta di ‘supermarket’ dello spiritualismo che non è esattamente quello che auspicherei.

Qualche consiglio per cominciare?
Lasciarsi essere e lasciarsi guidare dal flusso interno che ci parla e che a volte non ascoltiamo.

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