Al cinema… Molly’s Game e L’amore secondo Isabelle

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Voglia di cinema! I consigli di Massimo Arciresi 

 

Molly’s Game (id., USA/Canada/Cina, 2017) di Aaron Sorkin con Jessica Chastain, Idris Elba, Michael Cera, Kevin Costner
Esperto e quotato adattatore di storie vere (The Social Network, Steve Jobs), Sorkin debutta alla regia con un (suo) copione derivante dall’autobiografia di Molly Bloom (nome riecheggiante Joyce), promettente sciatrice costretta dalla malasorte al ritiro, riciclatasi per caso come biscazziera. Prima “segretaria” bistrattata di un giro di poker clandestino, quindi appartata (ma parecchio sveglia) organizzatrice di partite danarose tra vip e divi dello spettacolo e dello sport, spostò la propria attività da Los Angeles a New York, invitando inconsapevolmente al tavolo qualche esponente della mafia russa. Incalzante, attento tanto al montaggio (realizzato a sei mani) quanto alla scelta dei comprimari, dotato d’una morale costantemente in bilico, è un lavoro di pregio. Con una Chastain bella come in Wilde Salomé.

 

Oppure… l'amore_secondo_isabelle

L’amore secondo Isabelle (Un beau soleil intérieur, Francia/Belgio, 2017) di Claire Denis con Juliette Binoche, Xavier Beauvois, Nicolas Duvauchelle, Gérard Depardieu
Non più giovanissima ma sempre piacente, Isabelle (un’interiormente luminosa Binoche, come opportunamente suggerito dal titolo originale) s’imbarca in vari tentativi di relazione – senza dimenticare l’ex-marito – con uomini di varie età e caratteri. Alla da sempre raffinata autrice Denis non interessa tracciare il ritratto di una donna sessualmente inquieta, bensì descrivere con complice spontaneità una ricerca sincera, tra normali fallimenti, incessanti analisi (il film è molto parlato), dolci inquietudini. E per una volta l’equilibrio è dietro l’angolo. Nel cast un’alta percentuale di attori-registi. 

 

Voglia di cinema! La frase della settimana

«Io viaggio da solo.» Il misterioso motociclista (ribattezzato) Terence Hill spiega a uno scorpione (e poi alla vitale fuggiasca Veronica Bitto) che sulla sua Harley Davidson non gradisce compagnia, soprattutto mentre si reca nella desertica Almería per isolarsi, fare un bilancio (e forse i conti con il passato) e rileggere un libro nel nostalgico, a suo modo teorico ma nei fatti assai lacunoso Il mio nome è Thomas (Italia, 2018) di Terence Hill.

 

 

 

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