Crimini al microscopio: realtà, non fiction tv

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Paola DI Simone racconta il suo lavoro da funzionario della Polizia Scientifica di Palermo in un libro che si legge tutto d’un fiato e i cui diritti sono stati interamente devoluti al fondo “Piano Marco Valerio” che aiuta i figli del dipendenti della Polizia di Stato affetti da gravi patologie croniche

 

di  Clara DI Palermo

C’è un capitolo intero dedicato ai rilievi fatti al covo di Bernardo Provenzano, ci sono le trasferte improvvise, in piena notte, per andare a esaminare una scena del crimine in un’altra città, e poi c’è la delicatezza, mista a dolore, nel fare il prelievo a Piera Maggio, mamma di Denise Pipitone, la bambina scomparsa a Mazara del Vallo, per fare un confronto con una bimba rom sospettata di essere la piccola Denise.
Crimini al microscopio è per metà  un saggio e per metà un thriller, ma raccontato in prima persona perché frutto di esperienze personali di Paola Di Simone, biologa, specialista di genetica medica, funzionario della Polizia Scientifica di Palermo.
In questo libro, singolare nella narrazione per l’ intrecciarsi di emozioni personali con esperienze  professionali legate a diversi casi di cronaca, alcuni molto noti, si racconta il lavoro meticoloso di ricerca di evidenze per dare risposte scientifiche, lavoro svolto con un metodo e che è lontano da quello romanzato delle serie televisive.

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“Noi non siamo come quelli di CSI” è un mantra che, nemmeno tanto velatamente, viene  ripetuto più e più volte nelle pagine del libro, mentre si descrive un lavoro fatto con enorme passione. E sì, perché gli esperti della scientifica piuttosto che dei Ris, lavorano in maniera diversa dai beniamini dello schermo. La Di Simone sottolinea ripetutamente come gli uomini della scientifica abbiamo il compito di fare i rilievi sulla scena del crimine, senza avere compiti investigativi, non fanno interrogatori e non  vanno in giro a cercare testimonianze, come accade in tv. Ma, semmai, hanno il compito di adempiere alle noiose pratiche burocratiche, compilare schede, redigere rapporti.
È un  lavoro  talvolta reso difficile anche per lo stato in cui si trova la scena del crimine al loro arrivo, dopo che magari son passati da lì i sanitari che hanno prestato i primi soccorsi o anche parenti di eventuali vittime che, involontariamente, “inquinano” i luoghi.
Il libro è interessante, accattivante,  gli appassionati di gialli potranno “studiarlo” perché è ricco di puntuali spiegazioni, retroscena ma, nello stesso tempo, sembra di seguire la trama di una storia la cui protagonista, però, esiste ed è in carne e ossa, così come reali sono i suoi colleghi, citati con loro nomi, non romanzati, e ai quali l’autrice non manca di dedicare alcune righe per ciascuno, quasi a volerli presentare al lettore con i loro tratti distintivi.
Così come la corsa a preparare tutto per una missione a chilometri di distanza è caratterizzata dalla preoccupazione di mamma di accertarsi che alla figlia di pochi anni non manchi nulla in sua assenza.
Tra le righe,  scopriamo che alcune tracce si conservano bene per parecchi anni, soprattutto se sono state conservate in maniera adeguata, in assenza di sbalzi di temperatura, e che sangue e saliva si conservano meglio perché ricchi di cellule.
Il profilo genetico disegnato dalla sequenza del DNA è diverso per ciascun individuo, ma è sempre identico in ogni cellula dello stesso individuo. Nei gemelli omozigoti, però, la sequenza del Dna è identica, ma hanno impronte digitali differenti. L’analisi del Dna è un criterio di indagine riconosciuto a livello internazionale, così come lo sono l’arcata dentaria e le impronte digitali.
Si viene letteralmente catturati dalla narrazione di alcuni casi che abbiamo seguito dalle pagine dei giornali, come dicevamo all’inizio, dal modo di svolgere le analisi, dal legame tra evidenze scientifiche e indagini.

Un libro di facile lettura, veloce, scritto con un linguaggio semplice e uno spaccato di vita professionale molto interessante.

 

 

 

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