Cisterna di Latina – E’ accaduto ancora

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Cisterna di Latina, ancora una volta, una inaudita violenza per la fine di una relazione intima

 

Avv.  Claudia Pedrotti 

La tragedia accaduta a  Cisterna di Latina purtroppo ci ripropone quella banalità del male che è divenuta un cliché della nostra società. L’evento è enorme da sopportare e il pensiero non può che andare ad Antonietta Gargiulo, una donna una mamma annientata, che dalla sua guarigione trarrà un supplizio ancora maggiore per lei.
Le prime notizie sul suo ferimento, e ancor di più sull’uccisione delle sue figlie, hanno riproposto i soliti interrogativi su che cosa non è stato fatto e invece si poteva fare, su chi avrebbe dovuto, con scienza e coscienza, vigilare e non lo ha fatto.  E allora, l’interrogativo è ancora lo stesso, perché Antonietta Gargiulo non è stata aiutata, perché Luigi Capasso non è stato aiutato.
La domanda va rivolta ancora una volta alle professionalità che si sono incrociate in questa vicenda, come in tutte le altre, e che non hanno guardato e saputo vedere.
E dopo avere pure partecipato alla manifestazione organizzata alla Camera dei Deputati lo scorso 25 novembre 2017, in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, l’indignazione è più forte. Il fallimento ancora una volta è di quelle professioni formate per dare aiuto che non riescono nel loro scopo.
Mi pare corretto definire quella manifestazione la “Convocazione degli Stati Generali” delle professioni che si occupano della materia. Infatti eravamo presenti in tante: rappresentanti della Polizia di Stato, della Magistratura, dell’Avvocatura, dell’ISTAT, del Giornalismo; era presente la  Rete Antiviolenza, il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti, il Telefono Rosa.
Alto e forte è stato l’appello delle donne, che hanno portato la loro testimonianza, a tutti i rappresentanti di quelle professioni affinché si adotti la massima attenzione e sensibilità nel trattare i casi come i loro per assicurare un incisivo contrasto al fenomeno della violenza.
Nell’Aula di Montecitorio erano presenti  donne e ragazze che hanno subito atti di violenza anche sessuale o atti persecutori o che sono state vittime di cyber bullismo. Ma c’era anche una madre che ha denunciato di essere stata vittima di figlicidio.
Da operatore del diritto sulle prime non ho apprezzato tale definizione, ma dopo avere ascoltato il racconto di quella madre (domani sentiremo anche quello di Antonietta Gargiulo) è solo questa definizione che si può dare alla sua tragedia: il marito per ritorsione contro di lei (durante il corso del giudizio di separazione) ha ucciso il loro figlio mentre si trovava da solo con lui nei locali di una struttura di Spazio Neutro; era arrivato armato di pistola e di coltello usando entrambe le armi sul suo stesso figlio. Questa madre ha interrogato uno per uno i magistrati, gli avvocati, gli psicologi e gli assistenti sociali che si sono occupati della sua vicenda e che non hanno capito la personalità di quel marito-padre che di fatto li ha manipolati ed ingannati tutti

Noi Avvocati svolgiamo una professione di rilevanza sociale; il diritto di difesa è un diritto di rango costituzionale (art.24) e il Codice Deontologico Forense all’art. 1, 3° comma ci richiama alla “realizzazione e alla tutela dell’affidamento della collettività e della clientela” e alla “..qualità ed efficacia  della prestazione professionale”. Questo ci dice che già solo con il giuramento che facciamo entrando a far parte dell’Avvocatura tutti siamo obbligati a porre il nostro ufficio al servizio della collettività, purtroppo questo non basta, occorre una attenzione specifica già solo per riconoscere nelle relazioni affettive il fenomeno delle violenza. Nel nostro approccio con la donna che si rivolge a noi siamo obbligati a saper riconoscere la portata del problema che la stessa ci pone.  Il legale deve essere in grado, quando tratta di fatti che attengono a rapporti familiari o a rapporti affettivi tout court, di non banalizzare riducendo tutto ad una superficiale conflittualità di coppia poiché è possibile che dietro un racconto che appare semplice si nascondano in realtà condotte violente che la donna stessa non è in grado di riconoscere e riportare  fuori da sé.  Ma allora, senza cadere nel pericolo di fomentare liti e conflitti bisogna, essere  capaci di comprendere, quando non è la stessa assistita a rilevarlo, se ci troviamo o no in presenza di un disagio profondo della donna, di quegli indicatori che rivelano la violenza, quel tarlo che spesso ha scavato nella personalità della vittima rendendola attonita, cieca ed incapace a padroneggiare la sua stessa esistenza relegandola in un bozzolo asfissiante. Ma quando ciò non accade e la donna è uscita dall’asservimento psicologico e riesce a rappresentare il suo bisogno, è la nostra professione di aiuto che deve agire in maniera adeguata.

Saranno le stesse domande che purtroppo Antonietta Gargiulo urlerà contro tutti coloro che non sono stati in grado, pur in una società strutturata e in cui le specializzazioni e le gerarchie sono tante, di salvare lei e le sue bambine.

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