Gianfranco Miccichè, dopo dieci anni, torna alla presidenza dell’Ars

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Gianfranco Miccichè ritorna, dopo circa 10 anni, alla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. L’obiettivo lo ha raggiunto al terzo scrutinio, fra forzate assenze (un deputato della maggioranza colpito da un grave lutto) e franchi tiratori (2), andando oltre le aspettative con 39 voti (bastavano 35 per essere eletto)

 

di  Salvo Messina

Roberto Di Mauro (Popolari e Autonomisti) e Giancarlo Cancelleri (M5s), sono stati eletti vicepresidenti dell’Assemblea regionale siciliana. Fuori è rimasto il Pd che rischia di non avere alcun esponente nel consiglio di presidenza visto che i suoi rappresentanti, secondo alcune indiscrezioni, avrebbero votato per Cancelleri (tra questi c’è anche l’ex capogruppo Antonello Cracolici) che ha ottenuto 27 voti, ovvero 7 in più della rappresentanza grillina all’Ars mentre Di Mauro ha ottenuto 37 voti, ovvero 2 in più della sua maggioranza che conta 35 parlamentari con l’aggiunta dei due deputati di Sicilia Futura. I voti del Pd andati a Cancelleri hanno reso il clima incandescente. Alessandro Aricò capogruppo di Diventerà bellissima, ha parlato di “inciucio” definendo “Pd e M5s ormai un partito unico”.

Ritornando all’elezione di Miccichè possiamo dire senza ombra di smentita che è stata la classica goccia che ha fatto “traboccare il vaso” in casa Pd, visto che 4 rappresenti Dem l’hanno votato trincerandosi dietro il voto segreto. Le reazioni non si sono fatte attendere: Cracolici ha parlato di “4 utili idioti” congelando la sua iscrizione al gruppo. L’ex vice presidente dell’Assemblea Giuseppe Lupo ha detto di essere “dispiaciuto e amareggiato” per la spaccatura del Pd in aula ma coloro che si sono mostrati più arrabbiati per come sono andate le cose, sono stati 21 dirigenti siciliani dei giovani democratici che in un documento hanno evidenziato tutto il loro malumore: “Con l’elezione di Miccichè, la misura è colma”. “Proviamo vergogna per il comportamento di alcuni dei nostri parlamentari rispetto al voto per l’assegnazione della presidenza dell’Assemblea regionale siciliana”. “Siamo stati spettatori, vivendola con forte imbarazzo, dell’evoluzione post-voto in Sicilia. La giornata di sabato, continua la nota, “ha confermato in maniera disarmante che una parte della classe dirigente del nostro partito non ha il minimo rispetto per se stessa. Andando ben oltre il riconoscimento dell’onore delle armi, il gesto di votare il commissario di Forza Italia nonché uomo di punta del centrodestra è un atto vergognoso. Chiediamo alla classe dirigente del Pd siciliano di prendendo le distanze da un tale gesto, prendendo misure nei loro confronti”.

Insomma, parlare di un partito democratico in fibrillazione è un eufemismo. Troppe lotte intestine con l’aggravante che numerosi iscritti vogliono sfiduciare l’attuale segretario regionale Fausto Raciti addossandogli tutte le “colpe” di una strategia politica che si è rivelata perdente. A complicare le cose anche la recente nascita del nuovo soggetto politico “Liberi e uguali” del presidente del Senato Pietro Grasso che si pone alla sinistra del Pd. Una nuova realtà politica che al suo esordio elettorale potrebbe penalizzare alle prossime elezioni di marzo 2018 il partito di Matteo Renzi. Intanto, in attesa del congresso l’ombra del commissariamento per il Pd regionale si fa sempre più concreta.

 

 

 

 

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