Happy End e Riccardo va all’inferno…al cinema

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Voglia di cinema! I consigli di Massimo Arciresi

 

Happy End (id., Francia/Austria/Germania, 2017) di Michael Haneke con Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Mathieu Kassovitz, Fantine Harduin
Il regista di Niente da nascondere e Amour, le cui atmosfere rarefatte son qui volutamente richiamate, così come alcuni temi e qualche personaggio, continua a vivisezionare la famiglia altoborghese, pervasa da colpe ancestrali e terrene difficili da spazzare sotto il tappeto. E poiché nessun componente può dirsi immacolato, la discendenza (qui Harduin, nipote ospite della padrona di casa Huppert) non può che essere – anzitutto geneticamente – influenzata dalle cattive condotte, e in maniera più aperta e crudele. Incipit all’insegna della sciagurata era dei social networks, linguaggio (scritto) all’occorrenza esplicito (come in Closer di Nichols), titolo “rispettato”. Però, Herr Haneke, potrebbe evitare una volta per tutte di prendersela con gli animali? Con l’inglese Toby Jones e la “nostra” Nabiha Akkari

 

Oppure… 

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Riccardo va all’inferno (Italia, 2017) di Roberta Torre con Massimo Ranieri, Sonia Bergamasco, Ivan Franek, Tommaso Ragno
Rileggere Shakespeare in chiave moderna, praticamente steampunk? È stato fatto, ma di certo non in Italia. L’aggiunta di una confezione da lugubre musical (testi e melodie – migliori – di Mauro Pagani) non fa che confermare che un’idea talmente bislacca poteva svilupparla solo la Torre, la quale mette la sua indiscussa visionarietà da low budget al servizio di questa versione di Riccardo III calata nel malaffare romano odierno. Ranieri sposa magnificamente la causa, però è la “regina madre” Bergamasco – pur esageratamente truccata – a rubare la scena. Peccato che cotanta inarrivabile forma si mangi il film.

 

 

Voglia di cinema – La frase della settimana

«Lunedì non ha mai tardato a una riunione serale.» Noomi Rapace alias Mercoledì, una delle sei gemelle chiamate dal nonno Willem Dafoe come i giorni della settimana (ognuna può uscire in quello che corrisponde al suo nome), è in ansia per la sorella non rincasata (è una famiglia irregolare, secondo le leggi sul controllo delle nascite promulgate dalla politica Glenn Close in un futuro distopico) nel traballante Seven Sisters (id., GB/Francia/Belgio, 2017) di Tommy Wirkola.

 

 

 

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