Gli Alenfado e la musica del sud del Mondo

Alenfado

Fabio Barocchiere, Roberto Buscetta, Francesca Ciaccio, Angela Mirabile, Toni Randazzo e Vera Unti: questi i componenti degli Alenfado, il gruppo che con la sua arte permette al grande pubblico di conoscere e ascoltare la musica del sud del Mondo

 

di  Liliana Serio

Partendo dal fado, simbolo dell’identità popolare di Lisbona, dichiarato patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco, gli Alenfado vanno oltre, esplorando musiche e sonorità di altri Paesi, in un viaggio che dal Portogallo giunge alla Spagna, sfiorando delicatamente l’Argentina per omaggiare, infine, la Sicilia e la sua tradizione.

Tra tradizione e innovazione: gli Alenfado si raccontano

Il vostro gruppo si chiama Alenfado, da dove nasce questo nome? Qual è il suo significato?
La scelta del nome Alenfado, che in portoghese significa “oltre il fado”, nasce dalla nostra volontà, partendo dalla canzone portoghese, di cercare affinità, risonanze e assonanze con altre canzoni o ballate popolari di altri Paesi, soprattutto del Sud del mondo, dove alcune tematiche si richiamano a distanza, come ad esprimere un’unitarietà, una comunione di tensioni, passioni, emozioni e sensazioni.
Per questo motivo nel nostro repertorio abbiamo brani in diverse lingue, oltre la portoghese, sia per una scelta di canzoni della tradizione di altri Paesi, sia per la nostra trasposizione e traduzione, oltre che di arrangiamento ed adattamento strumentale, da una lingua all’altra, come a voler dimostrare e mostrare tali affinità e richiami, effettivi o potenziali.

Il fado è per eccellenza la musica popolare di Lisbona. Cosa vi ha spinto ad intraprendere questo viaggio musicale?
L’aver ascoltato proprio in territorio lusitano il fado nelle sue varie interpretazioni ci ha invogliati a portare dalle nostre parti un canto poco famoso, tranne per qualche sporadica traccia della famosa Amália Rodrigues o dei Madredeus, non proprio fadisti tradizionali, resi celebri dal film Lisbon Story diretto da Wim Wenders.

È possibile accostare la musica popolare portoghese alla tradizione siciliana, ricca di sonorità e di influenze legate ai tanti popoli che l’hanno dominata?
Sì, certo. Come già in parte detto, non solo alla nostra tradizione popolare, ma anche a quella di tutto il sud italiano. Penso soprattutto alla classica canzone popolare partenopea.

Fado vuol dire destino. Cos’è per voi il destino?Alenfado
Fado è diretto continuatore del latino fatum, per quanto il concetto di destino si sia arricchito di significati più ampi, come quello di ineluttabilità e ciclicità dell’esistenza, della sofferenza strettamente legata ad ogni aspetto anche gioioso della vita. Il destino lo facciamo noi, ma non siamo in grado sempre di combattere contro le condizioni spesso avverse del contesto in cui l’esistenza ci pone.

Il fado è poesia in musica, a volte triste e straziante, quali sono i temi ricorrenti?
Le tematiche più ricorrenti sono gli scenari della quotidianità popolare, con le loro relazioni sociali e interpersonali, gli amori, le passioni, le delusioni, le tensioni e le illusioni. La tristezza fa parte della nostra esistenza e troppo spesso è accantonata e trattata come elemento di disturbo, da eliminare.
Un bel rapporto con la nostra tristezza è invece realistico e salutare, perché ci costringe a relazionarci con più umanità e realtà con la nostra parte più intima e remota.

Qual è la canzone che non può mancare nella vostra scaletta? La canzone a cui siete più legati?
Nella nostra scaletta non possono mancare le canzoni legate al territorio in cui il fado è nato. Diversi brani si intitolano “Alfama” proprio per evocare il bairro (quartiere) in cui il fado sembra sia nato.

Quali sono i vostri prossimi progetti?
Intanto diffondere il più possibile queste sonorità, cercando di far passare il nostro messaggio di ricerca delle affinità tra suoni e tematiche, tra forma e contenuto che formano il tutt’uno della canzone popolare. Poi abbiamo in cantiere dei brani totalmente nostri, che fra poco registreremo in un cd, ma il nostro repertorio conterrà sempre canzoni ritrovate nella Storia delle produzioni popolari dei vari Sud del mondo, e non solo, riarrangiate ed adattate ai nostri strumenti.

L’intervista con gli Alenfado si conclude con questa affermazione: «Nessuno di noi è un musicista professionista, nel senso che non viviamo di musica, per quanto tutti, chi più chi meno, abbiamo studiato musica, o in conservatorio o in altro modo». Parole sincere e schiette che ci fanno capire che la musica trova la sua ragione d’essere ovunque la si cerchi con passione, ovunque la si celebri con devozione.

I componenti degli Alenfado sono: Fabio Barocchiere, basso acustico; Roberto Buscetta, chitarra flamenca, testi e controvoci; Francesca Ciaccio, cantante; Angela Mirabile, percussioni e glokespiel; Toni Randazzo chitarra acustica, arrangiamenti e guitarra portuguesa; Vera Unti, violino

 

 

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