Una questione privata e Il mio Godard…al cinema

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Voglia di cinema! I consigli di Massimo Arciresi

 

Una questione privata (Italia, 2017) di Paolo Taviani con Luca Marinelli, Valentina Bellè, Lorenzo Richelmy, Anna Ferruzzo
Dal romanzo di Fenoglio, la vicenda – arricchita da flashback – di un partigiano (l’inossidabile Marinelli) in cerca della donna che ama (Bellè) e del suo migliore amico (Richelmy), di cui si scopre sempre più geloso. La guerra come fatto personale, il singolo come il popolo. Sta tutta qui l’ultima fatica dei Taviani (firma – per la prima volta – il solo Paolo, ma Vittorio con lui ha steso la sceneggiatura, scelto il cast, seguito a distanza le riprese, curato la post-produzione): nel constatare – e dimostrare – la futilità dei meccanismi che conducono ai conflitti. Ogni incontro con pattuglie della Resistenza, ogni intento (la caccia a un prigioniero da scambiare con il compagno, per ritrovarlo e sapere la verità), ogni dialogo evoca un egoismo crescente, divorante. Forse non irreversibile, però.

                                                                                                                                 

Oppure… il_mio_godard

Il mio Godard (Le redoutable, Francia/Italia/Birmania, 2017) di Michel Hazanavicius con Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Micha Lescot
Viaggio intorno al “temibile” – secondo il colto titolo francese – autore de La cinese (film che lo unì ad Anne Wiazemsky, appena scomparsa, le cui memorie originano questo curioso biopic), regista di rottura pre-sessantottino già ingabbiato in una fama “popolare”, il quale rinnegò il suo stile – omaggiato/scimmiottato da Hazanavicius – per inquieta ricerca artistico-politica, diventando anche asociale, indisponente. Un “Godard for dummies”, insomma, per ripercorrere un’epoca, celebrare (senza glorificarlo) un cineasta attivo e sparare meta-giudizi sugli “imbecilli” attori o sul valore del nudo in pellicola.

 

Voglia di cinema! La frase della settimana

«Veramente,  io e mio fratello siamo nati nel Regno Unito…» La precisazione dell’intemperante (e non statunitense) ingegnere-astronauta Gerard Butler all’equipaggio spaziale che lo ospita (e al collega Robert Sheehan in particolare) per riparare il prezioso (e, per vili motivi, manomesso) satellite che regola il maltempo nel blockbuster doppiamente venato di giallo, fracassone ma perlomeno ecologista Geostorm (id., USA, 2017) di Dean Devlin.

 

 

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