La festa dei morti in Sicilia tra zucchero, feste e tradizioni popolari

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Viaggio tra antiche tradizioni pagane e culti religiosi ancora praticati. Scopriamo insieme a Sara Favarò, studiosa di storia delle tradizioni popolari, il vero significato della ‘festa dei morti’

 

di  Clara Di Palermo e Patrizia Romano 

 

I bambini e il culto del dono dei morti
Bastava chiudere gli occhi e la piccola camera si popolava di spiriti buoni. Entravano in solenne silenzio, si chinavano su di noi, vegliavano il nostro sonno e, prima di andare via, alle luci dell’alba, lasciavano doni divertenti e golosi.
I nostri cari defunti hanno accompagnato le fantasie infantili nell’immaginario collettivo di generazioni e generazioni, lasciando dentro di noi il ricordo di loro indelebile per tutti gli altri giorni dell’anno e creando sin dai più piccoli il culto dei morti.
Eravamo più creduloni rispetto alle nuove generazioni? Può darsi. Ma almeno noi abbiamo vissuto e assaporato l’emozione della ‘pupaccena’ (bambola di zucchero), del ‘cannistru’ (canestro) con il ghiotto ‘schiaccio’ (frutta secca), della frutta martorana (dolci di pasta di mandorle) e, poi, del giocattolo che desideravamo tanto e che soltanto i nostri ‘murticeddi’ (i defunti a noi cari), una volta l’anno, esaudivano.frutta-martorana

In Sicilia, tutto questo è la ‘festa dei morti’, ma è, soprattutto, l’occasione per commemorare i propri cari, per esorcizzare nei bambini la paura della morte, per inculcare loro il culto e il rispetto dei defunti e per esaltare l’identità familiare. Il tutto si basa sul concetto di dono. Gli adulti trasmettono il loro messaggio di amore, dicendo ai piccoli che il regalo lo portano i morti, creando, quindi,  un vincolo affettivo tra i bambini e i cari estinti, e facendo loro da ponte. In questo modo, viene veicolato pure il messaggio della tradizione e dell’appartenenza. Sono queste le finalità essenziali che questa antica tradizione porta in sé.

Origini della Festa dei Morti
La festa dei morti nasce come capodanno celtico, fino a quando non viene trasformata in festa religiosa. Secondo la storia, durante l’anno druidico o celtico, il 1 novembre era il Samhain, cioè il giorno di ‘tutte le anime’ e corrispondeva alla fine dell’anno pastorale, nonché al primo giorno d’inverno, in cui la notte era più lunga del giorno. Questa notte infinitamente lunga permetteva al principe delle tenebre di chiamare a sé tutti gli spiriti e passare da un mondo all’altro.
Ma le origini vere e proprie risalgono all’anno 835, quando papa Gregorio II, alla luce del fatto che la chiesa cattolica non riuscisse a sradicare gli antichi culti pagani legati alla tradizione celtica, spostò la festa di ‘Tutti i Santi’ dal 13 maggio al primo novembre. Infatti, sradicare questa credenza per la Chiesa non fu facile. Fu proprio per questa difficoltà che il Papa aggiunse, nel X secolo, la ‘Festa dei Morti’ il 2 novembre, in memoria delle anime degli scomparsi. Per giustificare le usanze pagane, sin da allora, i festeggiamenti avvenivano tramite offerta di cibo, mascherate e falò. La festa di ‘Tutti i Santi’ è considerata tutt’uno con la ‘Festa dei morti’; giornata che apparentemente rievoca il lutto, ma che in Sicilia è vissuta come giorno di ‘festa’, in cui il cimitero abbandona l’aspetto spettrale che lo caratterizza e si trasforma in un giardino di fiori, di fiammelle colorate e di bimbi che ricambiano il dono ricevuto dai defunti, portando un fiore e un lumino.

Altro che Halloween
Festa o commemorazione, in Sicilia, i giorni dedicati ai defunti rappresentano un’occasione molto sentita. Anche se, negli ultimi anni, la festa dei morti, intesa nelle sue tradizioni, sta leggermente cedendo il passo alla festa di Halloween, una ricorrenza di origine irlandese che sembra non avere nulla in comune con la nostra tradizione. Storia e tradizioni che si amalgamano fino a fondersi. Ma è veramente così? “Altro che Halloween! – dice Sara Favarò, studiosa e autrice di libri di storia delle tradizioni popolari -. Oggi, per ‘i morti’, vediamo bambini che vanno in giro a chiedere dolci e siamo convinti che sia una novità, ma non è così. Studiando alcuni riti popolari siciliani – prosegue la scrittrice – ho scoperto che a Roccapalumba, nel palermitano, la sera che precede il capodanno, i bambini bussano di casa in casa e intimano: “O mi dati un vucciddatu o vostru maritu vi cadi malatu!” (O mi date un buccellato o vostro marito si ammalerà!), e anche “O mi dati un turtigghiuni o vostru maritu vi cadi a la gnuni!” (O mi date un tortino o vostro marito si bloccherà!), o ancora, “O mi dati ‘na mustazzola o a vostru maritu ci cadi la ciola!” (O mi date una mustazzola1 o a vostro marito cadrà il fallo!).  Tutti sanno – conclude Sara Favarò – che è uno scherzo ma, nel dubbio, le donne si affrettano a offrire i dolci, mentre gli uomini fanno un gesto di scongiuro, il più antico del mondo”!

Zucchero invece di zucche, così rivive la festa dei morti
Niente ‘dolcetto o scherzetto’, dunque, ma sapori e tradizioni dei nostri nonni, per una festa che, a dispetto della tristezza della commemorazione dei defunti, vuole perpetuare consuetudini che affondano le radici nella nostra storia.

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Pupaccena

La festa dei morti è una delle più belle significative tradizioni siciliane. Dalla preparazione, con l’acquisto di giochi e dolciumi accuratamente nascosti fino alla notte del 1° novembre, quando venivano regalati ai bambini con la fatidica frase “questi te li porta la zia (piuttosto che il nonno) che non c’è più”, alla realizzazione di un pranzo con piatti tradizionali.  Era un modo per alleggerire la morte e consentire un legame, che non fosse solo tristezza e dolore, tra i più piccoli e chi era passato a miglior vita.
In tutta la Sicilia sono tantissimi gli appuntamenti che in molti casi diventano occasione per organizzare delle allegre feste di piazza e promuovere eccellenze locali.
Originale e divertente la serata organizzata a Palermo dall’associazione culturale “I Contemplari” e l’associazione culturale “Officina Ballarò”, desiderose di vivere e far vivere la “Festa dei Morti” attraverso il teatro, la poesia, la musica e la cucina. Così Giovedì 2 novembre, a partire dalle 20.30 a Palazzo del Teatrio, in via Saladino, gli ospiti saranno accolti dai teatranti (Daniele Moretto e Stefania Galatolo) che li faranno perdere nella storia epica di Orlando e Angelica, accompagnati da alcune proiezioni in tema. Saranno loro offerti coppitelli di scaccio vario, che potranno sgranocchiare comodamente seduti, durante la rappresentazione, in questo spazio magico all’interno di un palazzo settecentesco, a pochi passi da Ballarò.
Questo il menù: sfincione, muffulette cunzate con ricotta, sarde salate, primosale, sale e pepe, cardi e broccoli in pastella, Partirà, poi, il laboratorio ‘pupaccenico’ con Pietro Boscia, che guiderà i partecipanti, grandi e piccini, nella colorazione della pupaccena, o pupa di zucchero, secondo la tradizione. Si prosegue con la degustazione di frutta di martorana e biscotti tipici della tradizione (fave dei morti) e con l’angolo della ‘poesia abusiva’ a cura di Ciccio Riggio.

Tra sacro e profano, le tante feste in giro per la Sicilia, dove in cittadine come Cianciana, in provincia di Agrigento, o Partinico, in provincia di Palermo, i morti’ vanno in giro per le strade, coperti da lenzuola, per rubare dolcetti e biscotti dalle bancarelle e regalarle ai bambini.
A Capaci, vicino Palermo, la giornata viene sfruttata per la sagra della Vastedda, mentre nel capoluogo siciliano si vive la “Notte di Zucchero”, manifestazione nata da una intuizione dell’attrice palermitana Giusi Cataldo, per valorizzare le nostre tradizioni invece della festa di Halloween.

Mercatini e degustazioni varie anche nel catanese, dalla ‘festa dell’Arancino’ a Tremestieri Etneo alla sagra dei dolci dei morti a Pedara.

 

 

 

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