Alimentazione: i comportamenti scorretti e poco trasparenti vanno sanzionati!

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Alimentazione. Bene l’obbligo di indicazione di origine per pasta e riso, adesso occorre renderlo permanente dopo il periodo di sperimentazione. Bene la sentenza della Cassazione sull’obbligo di indicare nei menù la presenza di cibi surgelati

 

di  Federconsumatori Sicilia

I due decreti interministeriali recentemente firmati per introdurre in via sperimentale, per due anni, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di provenienza della materia prima anche per il grano della pasta e per il riso li attendevamo da tempo.
Il decreto sul grano della pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il Paese di coltivazione del grano e quello dove è stato macinato.
Il decreto sul riso prevede che devono essere obbligatoriamente indicati il Paese, quello di lavorazione e di confezionamento.
Dopo anni di battaglie, finalmente qualcosa si sta muovendo sulla questione dell’indicazione di origine per i prodotti alimentari!
Si tratta di un importantissimo passo avanti per la tutela dei cittadini, in linea con le nostre richieste su tracciabilità e trasparenza, per tutelare i produttori di due filiere fondamentali per l’agroalimentare made in Italy.
Naturalmente, è necessario che, dopo il previsto periodo di sperimentazione di due anni, la normativa diventi permanente.

Da tempo, Federconsumatori si batte per la tracciabilità dei prodotti e perché venga riportato in etichetta il maggior numero possibile di informazioni, poiché i cittadini hanno diritto a scegliere consapevolmente cosa acquistare e cosa mangiare.
I consumatori informati sono consumatori consapevoli e soprattutto sono meno vulnerabili al rischio di truffe e raggiri.
Sapere da dove provengono e cosa contengono i beni che acquistiamo è un nostro diritto inviolabile, soprattutto se si tratta di prodotti alimentari.
Così come accogliamo, in maniera altrettanto positiva, la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha ribadito l’obbligo dei ristoratori ad indicare sui menù la presenza di cibi surgelati.
Non si tratta, quindi, “solo” di una questione di correttezza nei confronti dei clienti, che pure è importantissima: l’omissione di questa fondamentale informazione costituisce un vero e proprio reato di frode in commercio.
Il pronunciamento sancisce e conferma il sacrosanto diritto alla trasparenza e rappresenta un significativo passo avanti nel percorso di tutela dei cittadini: i consumatori devono essere messi in condizione di compiere le proprie scelte sulla base di informazioni esaustive, complete, corrette e non fuorvianti.
Qualsiasi tipo di inganno in questo senso deve essere severamente sanzionato.
Occorre sempre più che episodi e comportamenti scorretti e poco trasparenti nei confronti di ignari consumatori vengano puniti.
Considerando quanto confermato dalla sentenza, i ristoratori hanno un motivo in più per adottare una condotta onesta.

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