Lady Macbeth e Aspettando il re…al cinema

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Voglia di cinema! I consigli di Massimo Arciresi

 

Lady Macbeth (id., GB, 2016) di William Oldroyd con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Naomi Ackie, Paul Hilton
Dal romanzo di Nikolaj Leskov, sceneggiato per l’occasione da Alice Birch. Nell’Inghilterra rurale della seconda metà dell’Ottocento la giovane Katherine (Florence Pugh, prodigioso mix di intensità recitativa e raggelante sex appeal) è data in sposa ad Alexander (Paul Hilton), un uomo più grande, poco interessato a lei e – in un’ideale gerarchia – sottomesso alle decisioni del severo padre (Christopher Fairbank). Durante un periodo di solitudine nella fredda – significativamente, non per lei – magione che la ospita, l’annoiata signora intreccia una relazione con lo stalliere Sebastian (Cosmo Jarvis), sotto gli occhi dell’intimorita servetta Anna (Naomi Ackie). Aspro e crudele, lucido ed essenziale, il film dell’esordiente Oldroyd (un nome nel teatro inglese) illustra la degenerazione di un atto di ribellione.

 

Oppure… aspettando_il_re

Aspettando il re (A Hologram for the King, USA/GB/Francia/Germania/Messico, 2016) di Tom Tykwer con Tom Hanks, Sarita Choudhury, Alexander Black, Sidse Babett Knudsen
Tratto da Dave Eggers, lo stesso che ha scritto The Circle (alla fonte dell’omonima pellicola, sempre con Hanks, successiva a questa), il lavoro del moderatamente visionario Tykwer racconta del rappresentante di una società informatica inviato in Arabia Saudita a vendere al sovrano in persona un sistema olografico, ultimo grido in fatto di videoconference. Ma il monarca non c’è, quando torna non si sa, e il nostro lotta per un segnale wi-fi decente, osserva, impara. Due atti sembrano il punto d’incontro tra Aspettando Godot e Ricomincio da capo, l’ultimo, con il rischio di stonare, opportunamente spiazza.

 

Voglia di cinema! La frase della settimana

«In realtà lo faccio perché sento il bisogno di farlo, quindi…» Lo scavezzacollo Ian (Dave Franco) spiega alla neofita – ma già popolarissima in rete – Vee (Emma Roberts) le ragioni per cui partecipa a un adrenalinico e pericoloso gioco in cui gli iscritti obbligano (e pagano) i concorrenti ad affrontare prove assurde nell’incalzante, attualissimo ma non abbastanza rifinito Nerve (id., USA, 2016) di Henry Joost, Ariel Schulman.

 

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