The Voice, ovvero Giuseppe D’Agostino, 15 anni a raccontare il Palermo

giuseppe d'agostino

Il Palermo è stato raccontato in radio, per ben 15 anni, da Giuseppe D’Agostino. Professore per vocazione, giornalista per passione, marito e papà orgoglioso, The Voice (come è stato soprannominato) aspetta il Palermo del futuro

 

di  Clara Di Palermo 

Quindici anni, oltre 700 radiocronache. Il Palermo calcio in radio è Giuseppe D’Agostino, the Voice. Per i tifosi  la sua voce è quella che ha raccontato gioie e dolori della squadra rosanero, dall’ascesa in serie A al triste epilogo dell’ultimo campionato, con il ritorno in serie B e la delusione di un’intera città.
In un libro pubblicato nel 2012 da AZ Report Group edizioni, ”La mia voce rosanero, D’Agostino ripercorre, attraverso una serie di brevi aneddoti della sua vita di radiocronista, oltre un decennio di emozioni, di gioie, di delusioni.

Come nasce l’idea del libro?
“In realtà non è stata una mia idea, ma  di Carmelo Nicolosi (collega che scrive per il GdS, ndr). Anni addietro io avevo un blog che oggi non esiste più, sul quale raccontavo episodi e aneddoti divertenti che mi capitavano soprattutto durante le trasferte del Palermo. Carmelo mi suggerì di trasformare i post del blog in un libro. Mia moglie condivise il suggerimento di Nicolodi e insistette tanto e così, dopo quella spinta venuta dall’esterno, cominciai a scavare nella mia mente in cerca altri momenti da raccontare e devo dire che, sebbene inizialmente fossi poco convinto di riunire i ricordi in un libro, in realtà oggi ne sono soddisfatto. Sono molto legato a questo libro e, da lettore accanito, vivo una grande emozione quando vedo il mio libro sullo scaffale di una libreria o tra le mani di qualcuno”.Avatar copertina

Tu racconti episodi della tua vita professionale in parallelo con partite del Palermo….
“Sì. E’ una di quelle classiche cose che non mi aspettavo di fare ma rappresenta  un momento importante, un fatto significativo: l’aver fissato su carta e reso indelebile ciò che è nella mia memoria. In 15 anni, dopo oltre 700 radiocronache, mi reputo un testimone attivo e partecipe di momenti importanti del Palermo. C’è un’ alternanza di cose belle o cose terribili come il famoso derby Catania – Palermo in cui morì l’ispettore Raciti o la tristezza della finale di Coppa Italia persa. Emozioni da tifoso e sportivo che correvano a fianco della mia vita”.

Il Palermo adesso è in serie B. Come vedi il futuro della squadra?
“Non ci sono certezze. Siamo appesi al filo di una notizia che attendiamo da tre mesi, le scadenze per l’iscrizione al campionato sono prossime. Il 30 giugno è una data vicinissima, è l’unica certezza per capire se l’anno prossimo ci sarà un Palermo da vedere e per cui tifare. Non intendo parlare di situazioni finanziarie, non è mia competenza, faccio solo il radiocronista. Quello che interessa a tutti, a mio avviso, è che la società vecchia o nuova che sia, abbia le  basi certe e solide di cui ha bisogno. I tifosi, in fondo, vogliono solo andare allo stadio e divertirsi, non chiedono la luna”.

Qual è stato, a tuo avviso, il momento più entusiasmante del Palermo degli ultimi 10 anni?
“Se parliamo degli ultimi 10 anni e, quindi, escludiamo il grande ritorno in serie A, certamente l’arrivo in finale di Coppa Italia. Peccato che non sia andata bene…….avrebbe potuto rappresentare l’inizio di qualcosa più grande”.

Che ruolo hanno i tifosi per una squadra?
“I tifosi hanno un ruolo fondamentale. E logico che a vedere lo stadio deserto come quest’anno non eravamo più abituati. Il calcio è uno spettacolo e ognuno può decidere se andare o meno  a vederlo. Ma ciò che ho trovato disdicevole erano i commenti che passavano dal bar ai social, dove ormai tutti dicono di tutto. Ho avvertito (e lo avrà avvertito anche la squadra) un sentimento di sfiducia, una negatività diffusa espressa in maniera chiara e continua. Qualcosa sul morale della squadra avrà influito.  Se un giocatore sbaglia un passaggio e viene fischiato, ci sta, ma se viene continuamente insultato e deriso sui social, la pressione diventa insostenibile. Non so quanti punti sia costato, né possiamo dire di essere retrocessi per questo, ovviamente. Ma la pressione negativa certamente non fa bene”.

Puntualmente, ogni lunedì, pubblichi le tue pagelle: ti sei mai pentito di un voto troppo basso?
“No.  Perché faccio le pagelle per i giocatori con lo stesso spirito delle pagelle per i miei alunni. Quando devo mettere un voto brutto ci rifletto a lungo e cerco di capire il perché. E’ il mio spirito da insegnante”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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