Street Art in Sicilia, una guida alternativa per leggere le città con occhi diversi

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Grandi, medie, piccole. Incorniciate su saracinesche e portoni murati. Oppure straripanti, a colorare facciate di vecchie case o lunghi muri di recinzione. Richiami a grandi capolavori d’arte ma anche creazioni originali dalle forme più varie. È la street art, un’esplosione di colori e fantasia che a Palermo, così come in tanti angoli della Sicilia, ha cambiato l’immagine di interi quartieri del centro storico che delle periferie

 

di  Maria Grazia Sclafani

Mauro Filippi, architetto e fotografo, Marco Mondino, esperto in semiotica, e la sociologa Luisa Tuttolomondo ci accompagnano in un emozionante viaggio alla scoperta del fenomeno con la loro “Street art in Sicilia”, Dario Flaccovio Editore, nella sua varietà di forme, manifestazioni e protagonisti. Dalle vie dei centri storici delle città più grandi come Palermo, Catania e Messina ai loro quartieri periferici, per arrivare ai paesini meno conosciuti e fuori dalle rotte ordinarie, il libro racconta il fenomeno della creatività urbana con la precisione dell’appassionato collezionista e lo spirito dell’esploratore erudito. Li abbiamo incontrati ad Una Marina di Libri, che si è svolto a Palermo dal 8 all’11 giugno e insieme ne abbiamo discusso.

Come è nata l’idea di un libro del genere?street-art-in-sicilia
Sia per curiosità che per ragioni di studio, abbiamo sempre osservato e seguito con passione la “street art” partendo da prospettive diverse. In questo libro al lavoro di mappatura e selezione delle opere, abbiamo cercato di unire anche tre sguardi che sono quelli delle discipline da cui proveniamo (sociologia, semiotica, architettura) con l’intento di dare una lettura del fenomeno su più livelli.

Ci interessava restituire una “geografia della street art in Sicilia” e abbiamo pensato, quindi, che il formato editoriale della guida fosse il più adatto. Il nostro è stato un viaggio durato più di un anno in cui siamo entrati a contatto con realtà territoriali molto diverse. Abbiamo cercato di leggere le relazioni tra street art e territorio facendo emergere le differenze e i modi di approcciarsi all’arte urbana. Allo stesso tempo abbiamo cercato di tirare fuori le storie dei luoghi, proprio perché la street art è uno strumento che permette di rileggere la città stessa, in una prospettiva diversa.

Come avete proceduto all’ideazione e alla stesura del libro?
Abbiamo suddiviso il libro per aree territoriali e indicato i punti di maggiore concentrazione di opere. Per ogni area o quartiere abbiamo scelto, poi, una selezione di interventi e costruito una sorta di catalogo-galleria con brevi descrizioni. A questa mappatura abbiamo poi affiancato dei box di approfondimento, in modo focalizzarci su alcune questioni a nostro avviso essenziali: la riscrittura, la cancellazione e il furto delle opere, il rapporto tra street art e nuovi media o ancora la relazione con i musei e le gallerie. Ci è sembrato utile, inoltre, inserire anche un glossario e una bibliografia aggiornata sul tema, in modo da fornire anche degli strumenti di approfondimento anche ad un lettore che si approccia per la prima volta al tema.

Quali “sentimenti” muove uno street artist? Come sceglie un muro o una parte della città per le sue opere.
Ogni artista ha un suo approccio molto personale: c’è chi lavora soltanto illegalmente senza chiedere autorizzazioni; oppure c’è chi interagisce con la comunità locale e cerca l’approvazione degli abitanti, scegliendo insieme a questi i soggetti da dipingere. Ogni street artist è mosso da intenti diversi, che cambiano di volta in volta. C’è chi valorizza la dimensione della protesta, chi quella ludica o chi combina il gioco con l’impegno. Altri artisti, invece, sono mossi più da una personale esigenza di autoespressione che si adatta particolarmente bene alle caratteristiche dello spazio pubblico, e creano opere che interagiscono con il paesaggio urbano circostante. O che semplicemente si prestano a condizioni di fruizione molto diverse rispetto al la lavoro in galleria.

Qual è l’artista che vi ha colpito di più e perché?
Ogni artista ha la sua specificità e ciò che ci colpisce di più è sicuramente la varietà e originalità di soluzioni e di stili che caratterizza ciascuno di loro. Ci sono artisti che hanno condotto una personale ricerca sulle forme astratte o sul cromatismo come Momo, Sten&Lex (nei loro ultimi lavori), che riescono a creare delle relazioni estetiche molto interessanti con lo spazio urbano ce ne sono altri più impegnati, che supportano movimenti sociali attraverso le loro opere (come il caso di Blu a Niscemi e Messina). O chi in maniera ironica manifesta il proprio dissenso verso il modo in cui la città viene gestita, come il caso del collettivo Res Publica Temporanea  di Catania.

In altre città della Sicilia è presente una street art così viva come quella di Palermo?
A Palermo negli ultimi anni la street art si è diffusa tantissimo, soprattutto ad opera di artisti provenienti al di fuori dell’isola. Vi sono altre città in cui, invece, si ritrova altrettanta vitalità, grazie soprattutto ad artisti locali. Il caso più interessante da questo punto di vista è quello di Catania, dove il fermento locale ha dato vita all’opera di singoli artisti e collettivi molto attivi sia nel campo del writing (corredato dalla circolazione di fanzine tematiche autoprodotte) che della street art. Allo stesso tempo, la diffusione di festival a tema ha fortemente contribuito all’esplosione di questo fenomeno, anche e soprattutto in realtà territoriali meno conosciute e fuori dalle rotte e dai percorsi turistici canonici.

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