Università: il modello che oggi potrebbe davvero funzionare in Italia

Università

L’Università dovrebbe prima di tutto creare offerte formative realmente valide, che siano aggiornate periodicamente in base a come varia il mercato e quali sono le richieste in quel preciso momento storico

 

di  Nicola Guarino*

Come ho già scritto nel precedente articolo, quello che penso (sempre e solo in base alla mia esperienza) è che l’Università italiana è troppo slegata dalla realtà e in particolare dall’attuale mondo del lavoro. È ovvio che non è stata creata per formare tecnici o operai ma è assurdo che oggi ci siano gli stessi programmi didattici di 30 anni fa, con gli stessi manuali e gli stessi professori che continuano imperterriti a non variare nulla. Per questo, vorrei dare uno spunto (ovviamente personale) sul modello universitario che oggi potrebbe funzionare in Italia.
L’Università dovrebbe prima di tutto creare offerte formative realmente valide, che siano aggiornate periodicamente in base a come varia il mercato e quali sono le richieste in quel preciso momento storico.
In questo modo, probabilmente con il passare del tempo, alcuni corsi scomparirebbero e ne nascerebbero degli altri, alcuni professori smetterebbero di lavorare lì e ne entrerebbero degli altri.
I programmi delle singole materie dovrebbero essere alleggeriti, così come i carichi di studio, in modo da consentire agli studenti di lavorare e studiare contemporaneamente, riuscendo comunque ad ottenere ottimi risultati. Anzi, quello che realmente penso è che lavorare e studiare contemporaneamente dovrebbe diventare obbligatorio.
Sono sicuro che questo ridurrebbe drasticamente il numero di iscritti, ma renderebbe un neolaureato più appetibile per il mercato del lavoro.
In questo modo diventerebbe meno accessibile, si tirerebbero indietro tutti coloro i quali vedono l’Università come alternativa al rimanere a casa senza nulla da fare, e il valore di un laureato tornerebbe ad essere alto come quello di un tempo, dato che solo chi ha grandi capacità e tanta voglia di imparare e di sacrificarsi otterrebbe il titolo di “Dottore”.
A questo punto, una naturale obiezione potrebbe essere:

“Ma se non c’è lavoro, come è possibile lavorare e studiare contemporaneamente?”

Ecco un’altra cosa sulla quale l’Università stessa dovrebbe investire. Sarebbe bellissimo (oltre che estremamente utile) se stringesse accordi ed intese veramente forti con le imprese che quasi a titolo gratuito potrebbero ricevere per anni diversi tirocinanti a cui far applicare praticamente ciò che hanno studiato finora. E se un’impresa non dovesse rispettare gli accordi, su segnalazione di uno studente, andrebbe fuori per sempre dall’elenco e non potrebbe mai più avere tirocinanti a titolo gratuito mandati direttamente dall’Università.
Se tutto ciò accadesse veramente, un neolaureato brillante e con buoni voti, avrebbe un CV pieno e 3 anni minimo di esperienza accumulata nel settore (o in diversi, se ha cambiato aziende), avrebbe una conoscenza completa della materia, probabilmente eterogenea, sia teoricamente che praticamente e non sarebbe più il ragazzino senza esperienza da formare completamente da zero (e spesso, ahimè, sfruttare!) ma sarebbe un professionista veramente pronto a risolvere problematiche aziendali e a dare il suo contributo.

Ma purtroppo il sistema universitario italiano è completamente diverso, quindi prima ne prendi atto, prima inizi a muoverti di conseguenza, prima sarai capace di correre veloce nella strada per il tuo futuro successo!

*Co-fondatore di Appunti Condivisi – Specifici per la Tua Università, Facoltà e Corso di Studi

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